1919. L’anno della pace e della ricostruzione PDF

Lo statuto venne approvato con decreto dell’Imperiale Regia Luogotenenza di Trieste 1919. L’anno della pace e della ricostruzione PDF data 30 ottobre 1900. Trieste era più che raddoppiata, passando da 25.


Författare: Enrico Folisi.

Catalogo della mostra tenuta ad Udine nel Novembre 2009. Il libro descrive per immagini una Udine appena uscita da un disastroso conflitto mondiale che l’ha vista al centro di alcuni dei momenti più drammatici e devastanti. Nel ‘919, tornata italiana, Udine getta le basi per tutto quella che sarà la visione della città nel Novecento. Un processo lungo ed articolato che vede concretizzarsi, non solo nell’architettura, ma anche nella cultura e nella visione della realtà, il laborioso processo di passaggio dalla guerra alla pace. È in questo periodo che va formandosi quella identità urbana che costituisce la memoria storica di una città. Saggi storici di Enrico Folisi e Massimo Bortolotti.

La sede unica del Narodni dom di Trieste fu collocata nel 1907 all’interno dell’Hotel Balkan, un imponente edificio realizzato tra il 1901 e il 1904 secondo il progetto dell’architetto Max Fabiani. Lo stesso argomento in dettaglio: Incidenti di Spalato. Durante il comizio la tensione era molto alta. L’anima grande del comandante Gulli, barbaramente ucciso, vuole vendetta.

Fratelli, che avete fatto voi del provocatore pagato? Giunta si riferiva a un passante che era appena stato salvato dai carabinieri dopo essere stato aggredito perché sorpreso a leggere un giornale in sloveno, n. Bisogna stabilire la legge del taglione. Dal discorso di Francesco Giunta in Piazza dell’Unità il 13 luglio 1920. Verso la fine del comizio, scoppiarono dei tafferugli, nel corso dei quali diverse persone caddero a terra riportando ferite da arma da fuoco o da taglio.

Tra queste, il fuochista Antonio Raikovich, che se la cavò con 15 giorni d’ospedale, e il cuoco della trattoria Bonavia, il diciassettenne di Novara Giovanni Nini, che morì sul colpo. All’appressarsi della folla, dal terzo piano dell’edificio fu lanciata almeno una bomba a mano, cui secondo testimonianze dell’epoca seguì anche una scarica di colpi di fucile contro la folla. Tutti gli ospiti del Narodni Dom riuscirono a salvarsi, ad esclusione del farmacista di Bled di origini lubianesi Hugo Roblek. Secondo Gaetano Salvemini l’obiettivo immediato che i fascisti e i nazionalisti si proposero di realizzare attraverso l’incendio del Narodni Dom sarebbe stato quello di sabotare le trattative italo-jugoslave per la questione di Fiume e dei confini tra i due paesi. Dal discorso di Francesco Giunta al Politeama Rossetti, nell’aprile del 1921. La distruzione del Narodni Dom, insomma, rappresentò la prima grande frattura tra gli Italiani della Venezia Giulia e le popolazioni “allogene”, sloveni e croati, con conseguenze funeste per tutti gli abitanti della regione. Fu quindi rilevato da una società Milanese che ristrutturò completamente l’edificio adibendolo ad hotel con il nome di “Regina”.

Nel 1923 iniziò la costruzione di un nuovo edificio che avrebbe escluso l’ex Balkan dalla rinnovata Piazza Oberdan. Nel 1954 lo scrittore sloveno Boris Pahor pubblica il libro Il rogo nel porto, che include il racconto omonimo sull’incendio del Narodni Dom. Il Narodni Dom divenne il simbolo dell’inizio delle persecuzioni fasciste contro gli sloveni e i croati della Venezia Giulia, e per questo il 13 luglio 2010 fu meta, insieme al monumento agli esuli istriani, fiumani e dalmati sito in piazza Libertà a Trieste, di un omaggio dei Presidenti di Italia, Slovenia e Croazia in occasione di un incontro di riconciliazione. Dopo la seconda guerra mondiale, la comunità slovena chiese più volte che l’edificio tornasse a svolgere attività a favore della minoranza. Ogni 13 luglio, il partito Slovenska Skupnost organizza una manifestazione davanti all’edificio, nella quale commemora l’incendio deponendo una corona sulla targa che ne ricorda il significato storico.