60 jazzisti PDF

Questa voce o sezione sull’argomento cantanti statunitensi non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. Randy Crawford alle sue radici: fra i pezzi troviamo Give 60 jazzisti PDF The Night, di George Benson, e all’album partecipano il Funkadelic Bootsy Collins, Bernie Worrell e la band di fiati di Fred Wesley.


Författare: Guido Michelone.

Bianchi e neri, americani ed europei, giovani e adulti, illustri e semisconosciuti, classici e moderni, tutti comunque di grande rilievo artistico: sono i 60 jazzisti, swingers, bluesmen, boppers, freemen, crooners, eccetera, descritti nel nuovo entusiasmante libro di Guido Michelone: il noto critico musicale, per festeggiare un triplice compleanno, sceglie di raccogliere appunto sessanta rapide biografie, scritte nel corso del tempo, raccontando gli artisti che, ieri come oggi, rappresentano un’immensa cultura popolare: quel sound afroamericano ribelle, intrepido, romantico, audace, sognatore, trasgressivo, che semplicemente risponde al nome “jazz”. Riproduzione a richiesta.

Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 2 gen 2019 alle 13:45. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Il termine è un neologismo nato negli anni quaranta negli Stati Uniti per descrivere gli appassionati di jazz e in particolare di bebop. Si fa risalire a hop, un termine gergale per oppio, oppure alla parola wolof hip, che significa vedere o hipi, che significa aprire gli occhi. L’introduzione dei termini hep e hip nella lingua inglese è di origine incerta e sono state proposte numerose teorie.

In origine, i jazzisti utilizzavano hep come termine generico per descrivere gli appassionati di jazz. Essi e i loro fan venivano definiti hepcats. La sottocultura hipster si ampliò rapidamente, assumendo nuove forme dopo la seconda guerra mondiale, quando al movimento si associò una fiorente scena letteraria. Per l’hipster, Charlie Parker era il modello di riferimento.

L’hipster è un uomo sotterraneo, è durante la seconda guerra mondiale ciò che il dadaismo è stato per la prima. Con l’avvento degli anni 2010 si è avuta una nuova ondata hipster, tanto che si è addirittura arrivati a parlare di “Generazione Hipster”. Spesso hanno tendenze liberali ed ecologiste preferendo mezzi di trasporto a “impatto zero” come le biciclette rispetto alle automobili, leggono autori poco conosciuti, amano la filosofia. Inoltre nel loro abbigliamento spesso sono soliti indossare camicie a scacchi o dalla trama scozzese con pantaloni a sigaretta, applicando sulle caviglie degli stessi delle pieghe chiamati “risvoltini”. Nel Regno Unito, Hoxton e Shoreditch sono rinomate aree hipster di Londra, dove gli hipster vengono indicati con il termine spregiativo di Shoreditch twats. A Parigi va menzionato il quartiere di Belleville, mentre a Berlino la subcultura hipster fa da padrona a Prenzlauer Berg.

Il Sunday Times ha definito Bologna la città italiana degli hipster. A Roma, zone hipster per eccellenza sono il Pigneto, il rione Monti e il rione Testaccio, nei pressi dell’ex gasometro. Per quanto riguarda la realtà milanese la generazione hipster si muove fra gli storici quartieri Isola e Navigli. A Torino, invece, il quartiere più frequentato da questa subcultura è il centrale quartiere di San Salvario, riqualificato, a partire dalla fine degli anni duemila da una serie di locali serali alternativi. Society: Hipster Subculture Ripe for Parody – TIME. Emine Saner, Are you a Hoxton hipster?

URL consultato il 12 giugno 2010. Denny Lee, Has Billburg Lost Its Cool? Destination: Echo Park – Los Angeles Times. URL consultato il 6 ottobre 2010.

Marsha Polovets, So, Who Is a Hipster? Giulia Caligiuri, Leggete questa cosmica guida ai 25 locali hipster di Milano. URL consultato il 19 dicembre 2014. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 12 ott 2018 alle 14:33.