Acqua che porta via PDF

Gli acquedotti di Roma sono gli acquedotti che, a partire dall’età romana, rifornivano e tuttora riforniscono di acqua la città acqua che porta via PDF Roma. L’opera di realizzazione degli acquedotti fu di tale impegno ed efficacia che Dionigi di Alicarnasso poteva scrivere: “Mi sembra che la grandezza dell’impero romano si riveli mirabilmente in tre cose, gli acquedotti, le strade, le fognature”.


Författare: Canciani Fabrizio.

Tot aquarum tam multis necessariis molibus pyramidas videlicet otiosas compares aut cetera inertia sed fama celebrata opera Graecorum. Sesto Giulio Frontino, De Aquis, I, 16. Gli undici acquedotti di epoca romana che dal 312 a. La sorveglianza, la manutenzione e la distribuzione delle acque venne affidata, per due secoli e mezzo, alla cura un po’ disorganizzata di imprenditori privati, che dovevano rendere conto del loro operato a magistrati che avevano altri compiti principali.

Solo con Agrippa, intorno al 30 a. Oltre agli undici condotti principali, nel tempo furono costruite diverse diramazioni e rami secondari, per cui un catalogo del IV secolo ne contava ben 19. Belisario, il generale difensore di Roma, ne chiuse gli sbocchi per evitare che gli Ostrogoti li usassero come via di accesso. I “Trofei di Mario”, in piazza Vittorio Emanuele II a Roma.

Lo stesso argomento in dettaglio: Acquedotto. All’interno della città altri “castelli” provvedevano ad ulteriori ripartizioni del flusso, e d’altra parte potevano esserci anche “castelli” posizionati prima di quello principale, per le eventuali utenze delle ville extraurbane. A volte il castellum terminale assumeva l’aspetto di una fontana monumentale, come nel caso dei resti noti come “Trofei di Mario”, visibili nei giardini dell’attuale Piazza Vittorio. Dopo un periodo, dal 33 al 12 a. Il rango di questo funzionario era tale da consentirgli il controllo assoluto della gestione delle risorse idriche cittadine: manutenzione degli impianti, interventi, regolarità e distribuzione del flusso. La magistratura rimase in vigore per oltre tre secoli, finché, prima con Diocleziano e poi con i suoi successori, il controllo degli acquedotti venne affidato al praefectus urbi. Lo stesso argomento in dettaglio: Acquedotto Appio.

Caio Plauzio Venox nel 312 a. Appia, dando prova della propria forza e capacità di pianificazione. 841 quinarie, pari a poco più di 34. Celio e l’Aventino, e terminava nei pressi della porta Trigemina, nel Foro Boario. Fu restaurato prima nel 144 a. Lo stesso argomento in dettaglio: Acquedotto Anio vetus.

Il secondo acquedotto romano venne costruito tra il 272 e il 270 a. Lo stesso argomento in dettaglio: Acqua Marcia. Il terzo acquedotto venne costruito nel 144 a. La lunghezza dell’acquedotto era di 61,710 miglia, pari a poco più di 91 km.

La portata alla sorgente era di 4. 690 quinarie, pari a ben 194. Per avere un’idea concreta di tale quantità di acqua, supponendo di avere un serbatoio rettangolare di m. Piazza Navona di Roma, antico Circo Agonale, l’altezza che raggiungerebbe l’acqua in un giorno sarebbe ben m. L’abbondanza e l’ottima qualità dell’acqua spinsero in tempi recenti papa Pio IX a ripristinare l’acquedotto, che fu nuovamente inaugurato l’11 settembre 1870.

Lo stesso argomento in dettaglio: Aqua Tepula. L’ultimo acquedotto dell’età repubblicana, il quarto, venne costruito dai censori Caio Servilio Cepione e Lucio Cassio Longino nel 125 a. Il nome era dovuto alla temperatura “tiepida”, a 16-17 gradi, dell’acqua. Il percorso dell’acquedotto aveva una lunghezza di 18 km, dei quali 9. Agrippa e fu fatto confluire nel nuovo condotto dell’Aqua Iulia, dal quale si separava nuovamente nei pressi della città. 92 delle quali provenivano per diramazione dall’Aqua Marcia e 163 dall’Anio novus, costruito però circa 170 anni più tardi.

A queste vanno aggiunte le 1. Lo stesso argomento in dettaglio: Aqua Iulia. Il quinto acquedotto romano venne costruito da Agrippa nel 33 a. Il percorso complessivo era pari a 15.