Acque abbandonate PDF

Assieme al Danubio, il Reno formava la maggior parte del confine settentrionale dell’Impero romano ed è stato, fin da quei tempi, un vitale corso d’acqua navigabile, usato per il commercio ed il trasporto delle merci fin nel cuore del continente. Il Reno nasce dalle Alpi svizzere, nel Cantone dei Grigioni, dove i suoi due principali tributari iniziali sono chiamati Reno Anteriore e Reno Posteriore. Coira per poi lasciare i Grigioni ed entrare nel canton San Gallo di cui costituisce la frontiera occidentale con il Liechtenstein prima di gettarsi nel lago di Costanza. Superata Basilea il Reno costituisce acque abbandonate PDF parte meridionale del confine tra Germania e Francia scorrendo in una larga vallata prima di entrare interamente in territorio tedesco a Rheinstetten, vicino a Karlsruhe.


Författare: Cinzia Maria Rosa Coaro.

Il fiume si allarga nuovamente a sud di Colonia. Anche se molte industrie si trovano lungo il Reno, sin dal suo corso svizzero, è in questo punto, la regione della Ruhr in cui attraversa Colonia, Düsseldorf e Duisburg che si concentrano la maggior parte di esse. Il Reno a questo punto gira ad ovest nei Paesi Bassi, dove assieme alla Mosa forma un enorme delta. Ad ogni modo, oltre Wijk bij Duurstede questo corso d’acqua cambia nome per diventare il Lek e scorre ad ovest per riunirsi al ramo principale nel Nieuwe Waterweg. Il nome “Reno” da qui in avanti viene usato solo per fiumi più piccoli che scorrono verso nord e che un tempo formavano l’ultimo tratto del Reno dell’epoca romana. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 28 gen 2019 alle 20:56. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli.

Questa voce o sezione sull’argomento urbanistica è ritenuta da controllare. Motivo: Contenuto e terminologia sono eccessivamente specialistici. Le definizioni sono molto tecniche ed evidentemente si riferiscono alla pratica attuale in Italia e in occidente. Le prime testimonianze storiche di fognature risalgono ad un periodo compreso tra il 2500 e il 2000 a. Dai resti si è potuta ricostruire la fisionomia della città che, sotto il livello stradale, presentava una vasta rete di canali in mattoni in grado di convogliare le acque reflue provenienti dalle abitazioni. Le fognature antiche più efficienti furono però quelle di Roma. La prima cloaca romana di cui si abbia notizia risale al VII secolo a.

Urbe, e far defluire verso il Tevere i liquami del Foro Romano, di Campo Marzio e del Foro Boario. La realizzazione più importante fu però la cloaca massima, la cui costruzione fu avviata nel VI secolo a. Roma di origine etrusca Tarquinio Prisco. Con la caduta dell’impero, non vennero più costruite nuove fogne e spesso quelle esistenti furono abbandonate. Solo molto più tardi, nel XVII secolo, si sentì nuovamente l’esigenza di costruire fognature a seguito della forte urbanizzazione di città come Parigi e, dal XIX secolo, Londra. Le fonti di produzione dei reflui, in un agglomerato urbano, sono soprattutto le case e i luoghi di riunione abituali come la scuola, il posto di lavoro, la caserma, l’ospedale, ecc.

Non vanno inoltre dimenticate le altre fonti di produzione, esse pure presenti nel tessuto cittadino, quali piccoli opifici, botteghe artigiane, officine meccaniche, garage, lavanderie, caseifici, studi fotografici, laboratori chimici e di analisi, macelli, ecc. Inoltre c’è anche il contributo dei mercati all’aperto e delle fiere periodiche, dei luna park e di quante altre attività l’uomo ha concepito nel suo lungo cammino dalle origini ai nostri giorni. Per la normativa vigente in materia non è ammesso lo smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura, ad eccezione di quelli organici che provengono dagli scarti dell’alimentazione trattati con apparecchi dissipatori di rifiuti alimentari che ne riducano la massa in particelle sottili, previo accertamento dell’esistenza di un idoneo sistema di depurazione. Per quanto sopra, tutte le acque originate dalle suddette utenze vengono definite acque nere. In una definizione più generale, le acque nere sono quelle acque riconosciute nocive per la salute pubblica o moleste per il pubblico.

Di contro tutte le acque non riconosciute nocive per la salute pubblica o moleste per il pubblico vengono chiamate acque bianche. Tutti i rifiuti liquidi comunque prodotti vanno collettati alla fognatura dinamica. Essa è costituita dalle opere di raccolta ed immissione delle acque di rifiuto nei collettori stradali, dalla rete composta da questi ultimi, dagli eventuali manufatti di controllo idraulico, dai sollevamenti e dai manufatti di scarico. Nelle fogne bianche di nuova costruzione può essere richiesto dall’autorità competente che le acque di prima pioggia debbano essere sottoposte, prima del loro smaltimento, ad una trattamento di grigliatura e dissabbiatura. Con l’entrata in vigore del Decreto Presidente del Consiglio dei ministri del 4 marzo 1996 nelle zone di nuova urbanizzazione e nei rifacimenti di quelle preesistenti si deve di norma, salvo ragioni economiche ed ambientali contrarie, prevedere il sistema separato.

In tali zone si può prevedere il solo invio delle acque di prima pioggia nella rete nera solo se tale immissione è compatibile con il sistema di depurazione adottato. Spesso con il termine emissario si indicano i canali effluenti dagli impianti. Ovviamente, una rete fognaria, a seconda che sia di tipo misto o separato, richiede un diverso approccio progettuale. Infatti mentre nel primo caso occorre tenere conto sia dei reflui addotti alla rete dalle varie utenze, civili e non che siano, sia delle precipitazioni che possono verificarsi nella regione considerata, nel caso di fognature separate questi due aspetti vanno considerati separatamente. I parametri che più interessano per un corretto dimensionamento sono il valore medio e quello massimo di tale portata. In genere la condotta fognaria va dimensionata sulla base della portata media in base alla quale vengono disegnate le sezioni nel rispetto dei parametri di velocità ammissibili durante il funzionamento “a regime”, ma deve essere in grado di smaltire senza problemi anche quella massima senza tracimare dai pozzetti intercalati lungo il percorso.