Al verde! La sfida dell’economia ecologica PDF

Capita ogni tanto che nel bel mezzo di post dedicati ad argomenti prettamente gastronomici qualcuno faccia domande relative all’agricoltura, contando sulla risposta dei vari esperti in materia presenti. Risposta che quasi sempre arriva in tempi brevissimi. Purtroppo però queste risposte vengono “perse” nel mare magnum dei commenti ed è molto difficile, per chi non ha seguito la discussione completa, recuperarle in seguito. Ecco allora che, come al verde! La sfida dell’economia ecologica PDF, metto a disposizione questo spazio, e i suoi commenti, per chi vuole porre domande di tipo “agricolo” ai nostri esperti.


Författare: Mario Salomone.

Grandi scienziati di diverse generazioni raccontano le frontiere più avanzate della ricerca – particelle elementari, radioattività, OGM, green economy…

Gli articoli di tipo “agricolo” sono sempre tra i più letti, secondo le statistiche di Google. Su altro blog mi è stato linkato il testo dell’enciclica, che però non mi risulta essere stata pubblicata ufficialmente, anzi vi è una diatriba tra Santa Sede e l’Espresso-Repubblica. Aspetto a leggere la versione ufficiale. Se però l’enciclica lo affermasse direi che chi lo ha consigliato il Papa di scrivere così è un incompetente. Di piante vendute con semi sterili o addirittura mancanti ormai ve ne sono parecchie e nessuno si è mai preoccupato di tirare fuori la manfrina che era una ingiustizia sociale. Le cocomere senza semi che tanto sono preferite dal consumatore sono piante triploidi e per il fatto di essere senza semi il coltivatore che le coltiva non può autoprodursi il seme. Infatti se tu risemini la tua produzione di semente ti autodanneggi in quanto otterresti si un raccolto, in quanto i semi non sono sterili, ma che non vale la pena seminare.

Qualcuno dice: ma se un contadino povero non i soldi per comprare quel seme come fa? Semplice opta sulle sementi tradizionali che ha sempre seminato e coltivato, quelle mica sono brevettate. Qualcun altro dice, ma una multinazionale immette un quid di miglioramento genetico su un contesto genetico che è il frutto del miglioramento fatto da generazioni di contadini, quindi se lo brevetta si appropria anche di questo assemblaggio genico di proprietà della collettività tutta. Questo modo di dire convince molti e fa accettare che sia scandaloso il brevettare una varietà vegetale, ma attenzione a questi bisogna far capire che non si brevetta la specie cui appartiene la varietà e neppure le varietà che hanno fatto da base di partenza per costituire la nuova, quindi a disposizione e liberamente rimangono tutte le altre varietà della specie precedentemente costituite e non mai brevettate.