amore più grande. Una vita spezzata per gli amici PDF

In ricordo di Don Luigi Villa, pubblichiamo una sua breve biografia scritta dall’Ing. Su richiesta di molte persone dall’Italia e amore più grande. Una vita spezzata per gli amici PDF’estero, e dopo più di vent’anni di collaborazione con questo coraggioso Sacerdote, ho deciso di scrivere questa breve biografia di don Luigi Villa, perché ritengo non sia più possibile tacere sulla indescrivibile e interminabile persecuzione subìta da questo anziano, fedele e incorruttibile Ministro di Dio!


Författare: Stefano Violi.

Celebrò la sua prima Messa nella cattedrale di Lecco, suo paese d’origine ed esercitò il suo ministero sacerdotale nell’Istituto Comboniano, per circa una decina d’anni. Don Villa era un vero cacciatore di vocazioni ed uno stimato predicatore e conferenziere ed i suoi interventi erano apprezzati e richiesti in molte città e luoghi d’Italia. Inoltre, egli si dedicava in modo particolare alla formazione dei giovani. Fu proprio questo suo legame con i giovani e la sua influenza che egli esercitava su di essi che gli procurò una condanna a morte. Infatti, il Gerarca fascista Ministro della Giustizia, Roberto Farinacci, emise una condanna a morte nei suoi confronti.

Così, don Villa scavalcò una finestra e fuggì, proprio mentre stava arrivando una jeep con sei soldati armati del plotone di esecuzione. 25 luglio 1945, segnò la sua liberazione da quell’incubo! Durante la guerra, don Villa si prodigò anche per salvare intere famiglie di ebrei. Infatti, in obbedienza alle disposizioni di Pio XII, don Luigi mise in salvo 57 ebrei, in tre viaggi sui monti al confine tra Italia e Svizzera, rischiando la sua vita ad ogni viaggio. Agli inizi del 1953, per problemi familiari, egli uscì dall’Istituto comboniano e, su invito dell’arcivescovo di Ferrara, mons. Ruggero Bovelli, si incardinò in quella diocesi, per fondare un Movimento Missionario Internazionale. In quegli anni, don Villa continuò la sua attività di predicatore e conferenziere.

Nel 1956, tenne una serie di conferenze ai laureati di Bari, dove, dopo un pranzo a base di pesce, ebbe un’intossicazione a causa delle vongole nella pasta-asciutta. Informato il suo amico don Berni, che era cappellano militare all’aeroporto di Bari, don Villa fu prelevato da alcuni avieri, che lo portarono nel reparto infermeria dell’aeroporto, dove fu curato dal Colonnello medico, rimanendovi fino a guarigione. Prima di lasciare Bari, don Berni volle che don Luigi lo accompagnasse a San Giovanni Rotondo. Don Villa, allora, andò a pregare nella chiesetta del Convento.

La chiesa era vuota e lui si inginocchiò in uno dei banchi. Villa, ma l’altro insistette: «Vada, vada pure, Padre Pio la sta aspettando! Don Villa si rivolse verso la persona che gli aveva appena parlato, ma, al suo fianco, non vi era più nessuno. La persona che aveva pronunciato quelle parole era scomparsa! Padre Pio sarebbe presto tornato in cella. Durante l’attesa, don Villa scrisse su un suo taccuino 12 domande che intendeva porre al frate.

Dopo poco, egli vide aprirsi la porta che era in fondo alla scala della sacrestia. 5, dove entrò con i due medici che l’avevano seguito. Ma dopo pochi minuti, usciti i medici, Padre Pio chiamò don Luigi e lo fece entrare nella sua cella. Qui, rispose alle sue 12 domande e gli parlò per oltre una mezz’ora, dandogli un incarico: dedicare tutta la sua vita per difendere Chiesa di Cristo dall’opera della Massoneria, soprattutto quella ecclesiastica. Padre Pio lo interruppe e gli disse: «Va dal Vescovo di Chieti e Lui ti dirà il da farsi».

Due giorni dopo, don Villa partì da Bari e si recò da mons. Il Vescovo gli chiese: «Perché sei qui? Don Luigi rispose: «Perché Padre Pio mi ha detto di venire da Lei» e gli chiarì i motivi. Bosio gli disse: «Questo è impossibile, perché un Vescovo ha autorità solo nella sua diocesi, e il tuo programma è ben più ampio! Comunque, poiché questo te lo ha detto Padre Pio, che io non ho mai né visto né conosciuto, io andrò a Roma per una chiarificazione». Bosio si recò dal Segretario di Stato, il cardinale Domenico Tardini per parlargli dell’incarico che don Villa aveva ricevuto da Padre Pio. Il Cardinale si dimostrò subito contrario, dicendo che un tale compito era riservato solo ai vertici della Chiesa, e non a un semplice sacerdote.

Tuttavia, per aver udito che tale progetto partiva da Padre Pio, disse che ne avrebbe parlato al Santo Padre. Alfredo Ottaviani, Prefetto del Sant’Ufficio, del card. Questi Cardinali dovevano guidarlo e metterlo al corrente di tanti segreti della Chiesa, pertinenti a questo suo mandato papale. Pio XII, ma, da parte sua, ne aggiunse un’altra: «Io accetto l’incarico di essere il tuo Vescovo, ma ti dico: non avere mai nulla a che fare con Montini! Colpito dalla durezza di queste parole, don Villa chiese: «Ma chi è Montini? Bosio rispose: «Ti faccio un esempio: io sono da questa parte del tavolo e tu dall’altra. Quindi, la famiglia Bosio conosceva bene Montini!

Bosio, con decreto del 6 maggio 1957, segretamente incardinò don Villa, nella diocesi di Chieti. Sacra Teologia, nel luglio del 1963, laureandosi, poi, all’Università Lateranense, a Roma, il 28 aprile 1971. Nella seconda metà del 1963, don Villa ebbe il secondo incontro con Padre Pio. Non appena lo vide, Padre Pio gli disse: «È un bel po’ di tempo che ti stavo aspettando!