Carlo Improta. Arte essenziale PDF

Nacque il 23 settembre 1916 a Maglie, in provincia di Lecce. Fida Stinchi un’insegnante carlo Improta. Arte essenziale PDF di Cosenza. Si iscrisse presso l’Università di Bari alla Facoltà di Giurisprudenza, dove conseguì la laurea, sotto la guida del prof.


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Carlo Improta, pittore e scultore contemporaneo, ha compiuto un percorso travagliato e impervio, frequentando generi e stili diversi non accettando mai di rinchiudersi in uno schema espressivo, in un recinto estetico replicando stancamente la stessa forma, riproponendo meccanicamente un’idea, ma ha spinto la sua ricerca sempre su nuovi territori. In questo catalogo vengono riproposte le sue opere: dai ritratti, realizzati con la matita, col pastello o con la pittura, nei quali coglie caratteri e significati, ai paesaggi, espressione di armonia e quiete; dai “geografismi”, una sorta di “neo graffitismo”, alla scultura.

Nel 1935 entrò a far parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana di Bari, segnalandosi ben presto anche a livello nazionale. Mantenne l’incarico sino al 1942, quando fu chiamato alle armi, prima come ufficiale di fanteria, poi come commissario nell’aeronautica. Nel nuovo partito, Moro mostrò subito la sua tendenza democratico-sociale, aderendo alla componente dossettiana, considerata comunemente la “sinistra DC”. Nel 1946, Moro divenne vicepresidente della Democrazia Cristiana e fu eletto all’Assemblea Costituente, dove entrò a far parte della commissione che si occupò di redigere la Carta costituzionale.

Nel 1953 fu rieletto alla Camera, ove ricoprì la carica di presidente del gruppo parlamentare democristiano. Il 14 marzo 1959, in conseguenza delle dimissioni di Fanfani da Presidente del Consiglio e segretario del partito, fu convocato a Roma un consiglio nazionale della DC. Il 28 aprile 1963 si votò per le elezioni politiche. Moro divenne presidente del Consiglio, formando per la prima volta, dal 1947, un governo con la presenza di esponenti socialisti.

Il programma di governo del Moro I fu così vasto e poco credibile che il presidente del Senato Cesare Merzagora lo ribattezzò ironicamente Brevi cenni sull’universo. Esso conteneva, fra le altre cose, la riforma delle regioni, riforma della scuola, riforma agraria, dell’edilizia, del fisco, delle pensioni e dei monopoli. Altri grandi impegni furono il compimento della nazionalizzazione dell’energia elettrica cominciata nel 1962 da Fanfani, la messa in atto della riforma della scuola dello stesso anno che istituiva la scuola media unica ed innalzava l’obbligo scolastico e la preparazione della legge urbanistica che, però, non arrivò neppure al Consiglio dei Ministri per un vastissimo schieramento di opposizione. Segni, durante le consultazioni per il conferimento del nuovo incarico, esercitò pressioni sul leader socialista Pietro Nenni per indurre il PSI a uscire dalla maggioranza governativa. De Lorenzo, il 25 marzo 1964, si era incontrato con i comandanti delle divisioni di Milano, Roma e Napoli e aveva proposto loro un piano finalizzato a far fronte a una ipotetica situazione di estrema emergenza per il Paese.

Il 17 luglio, invece, Moro si recò al Quirinale, con l’intenzione di accettare l’incarico per formare un nuovo esecutivo di centrosinistra. Durante le trattative, infatti, il PSI, su impulso di Pietro Nenni, aveva accettato il ridimensionamento dei suoi programmi riformatori. La crisi rientrò, nessun carabiniere dovette muoversi. PSI rilasciò prudenti comunicati di rinuncia ad alcune richieste di riforme che prima aveva avanzato come prioritarie. Ne seguì l’accertamento della condizione d’impedimento temporaneo, avvenuto con atto congiuntamente firmato dai Presidenti delle due Camere e dal Presidente del Consiglio.