Carlo Pisacane PDF

Questa voce o sezione sull’carlo Pisacane PDF attori italiani non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. Attore di rilievo della filodrammatica napoletana, ha incominciato la propria carriera cinematografica all’epoca del film muto esordendo al fianco di Tina Pica nel primo film della regista italiana Elvira Notari.


Författare: Carmine Pinto.

Carlo Pisacane fu l’eroe romantico per eccellenza. Dopo una lunga serie di avventure tra l’Europa e l’Africa diventò un militante di primo piano della rivoluzione risorgimentale e poi per convinta scelta un martire del nazionalismo italiano. Filippo Pisacane fu un fedele sostenitore della dinastia borbonica, ma anche un leale amico della famiglia del re, disponibile a condividere con i reduci della vecchia patria napoletana, la resistenza all’Unificazione scegliendo prima il nostalgico esilio a Roma e poi il ritiro in Francia. I Pisacane, dunque, incarnarono scelte di campo opposte nella battaglia politica meridionale e italiana, senza rinunciare, però, a una profonda solidarietà familiare. I documenti presentati nel volume consentono di esplorare questo singolare sdoppiamento che nasce, cresce e si evolve in un frammento del lungo conflitto civile meridionale. La relazione tra i due propone allora una nuova prospettiva interpretativa che, sviluppando i caratteri privati delle biografie, è capace di spiegare in che modo le due ideologie in competizione nel Mezzogiorno preunitario potessero convivere, o di converso creare antagonismi e attivare opposte ambizioni, anche nel campo protetto degli affetti.

Negli anni immediatamente successivi interpreta una numerosa serie di pellicole. Torna a lavorare con Monicelli ne L’armata Brancaleone, il capolavoro del regista romano del 1966, vestendo i panni di Abacuc, l’ebreo convertito, suo malgrado, della sgangherata armata medioevale. Conclude la sua carriera nel 1972 con una breve apparizione in Fratello Sole, sorella Luna di Franco Zeffirelli per poi ritirarsi a vita privata. Morirà a Roma due anni più tardi, ottantacinquenne. Fra Manisco cerca guai, regia di Armando W.

Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 10 dic 2018 alle 16:13. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Figlio del duca Gennaro Pisacane di San Giovanni, e di Nicoletta Basile De Luna, appartenne a una famiglia aristocratica decaduta. Pisacane compì in giovinezza studi confusi ma appassionati che ne caratterizzarono la personalità idealista e visionaria, tanto da farlo considerare da taluni studiosi come uno dei primi socialisti propugnatori dell’utopia egualitaria. Nel 1839 fu nominato alfiere del 5º Reggimento Fanteria di Linea “Borbone” del Real Esercito. La brillante carriera militare che gli si prospettava tuttavia mal combaciava con il suo carattere e la sua personale visione del mondo.

Proprio a Parigi però, i due furono arrestati dalla polizia francese. Finirono entrambi in carcere dove, nonostante i tentativi di persuasione dell’ambasciatore di Napoli a Parigi, Enrichetta decise di restare col suo amante, anche se questa scelta, per le disagiate condizioni della prigione, le costò la perdita del figlio. La detenzione non durò a lungo comunque, perché, secondo le leggi dell’epoca, non si poteva trattenere una donna per adulterio se non su richiesta del legittimo coniuge. Dionisio Lazzari infatti non sporse mai denuncia per adulterio al fine di evitare le conseguenze legate al suo tentato assassinio di Carlo. Insofferente dell’inattività non appena seppe della rivoluzione di Parigi si congedò dalla legione per partecipare assieme a Enrichetta all’insurrezione del giugno 1848 in seguito alla quale Luigi Filippo d’Orléans abdicò al trono.

Nel frattempo soffiava aria di rivolta anche in Italia: Pisacane e Carlo Cattaneo parteciparono ai moti milanesi contro gli austriaci. Con il fallimento dell’impresa, il 3 luglio 1849 fu arrestato e imprigionato in Castel Sant’Angelo. Liberato poco dopo, partì per Marsiglia, poi per Losanna e infine esule con Enrichetta a Londra. La rivoluzione nazionale doveva scaturire dalla rivoluzione sociale. Per liberare la nazione occorreva che prima insorgessero le plebi contadine offrendo loro la liberazione economica con l’affrancamento dai loro tiranni immediati: i proprietari terrieri. Similmente al mutualismo formulato da Proudhon, Pisacane teorizzava che a ciascun lavoratore fossero garantiti i frutti del proprio lavoro e che la proprietà privata non fosse solamente abolita ma dalle leggi fulminata come il furto, dichiarandosi altresì sostenitore della proprietà collettiva delle fabbriche e dei terreni agricoli. Altro motivo di contrasto con l’ideologia mazziniana era la questione religiosa.