Ceramica attica da santuari della Grecia, della Ionia e dell’Italia PDF

Prassitele, Hermes con Dioniso, metà del IV secolo a. La scultura greca è probabilmente l’aspetto più conosciuto dell’arte greca, ciò è dovuto al maggior numero dei reperti archeologici pervenuti ad ceramica attica da santuari della Grecia, della Ionia e dell’Italia PDF rispetto, ad esempio, a quelli della pittura che ha una minore resistenza dei materiali impiegati.


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L’esame speciale e sostanzialmente mai spinto in profondità relativo alla ceramica più pregiata del mondo antico, quella attica; in particolare la descrizione della circolazione di quelle ceramiche che raggiunsero i santuari della Grecia, della Ionia e dell’Italia e l’analisi delle implicazioni commerciali, ideologiche e storico-artistiche che da quei flussi sono derivate. A questa fondamentale opera, che si sviluppa attraverso quarantuno contributi distribuiti in circa ottocento pagine, concorrono archeologi di tutta Europa.

Tuttavia, solo una piccola parte della produzione scultorea greca è giunta fino a noi. L’arte in Grecia era prevalentemente collegata alle esigenze del culto, almeno nei tempi più antichi, e così anche la scultura, benché non mancassero monumenti commemorativi per le vittorie in battaglia ad esempio. Il trasporto dei blocchi di pietra era problematico e dispendioso quindi le statue monumentali erano tagliate nella loro forma approssimativa nelle cave dove venivano abbandonate se mostravano rischi di frattura e dove sono rimaste fino ai nostri giorni. Con l’aumento delle dimensioni delle opere, durante il VII secolo a. Egitto e che si diffuse nel corso del VI secolo a.

Furono usate sia la tecnica a cera persa sia quella a matrice insabbiata. Statue in terracotta e rilievi di grande dimensione sono stati trovati a Cipro, in Etruria, in Sicilia e nell’Italia meridionale dove il marmo era scarso. Soltanto a metà del XX secolo ritrovamenti archeologici hanno svelato il procedimento della tecnica crisoelefantina. Gli oggetti di metallo di piccole dimensioni venivano ottenuti per lo più tramite fusione solida, meno laboriosa di quella cava.

Le statuette erano fuse insieme alle proprie basi o avevano perni in fondo alle gambe che permettevano di inserirle nelle basi corrispondenti. Il metallo preferito dai greci per la fabbricazione di oggetti decorativi era il bronzo in differenti leghe, seguito dall’argento e dall’oro. Nella antica Grecia le gemme incise venivano usate dai ceti abbienti come sigilli o segni di identificazione, a volte anche ufficialmente per cui il loro uso può essere menzionato nelle iscrizioni. Negli elenchi dei tesori dei templi del V e del IV secolo a. Partenone, le gemme sono ricordate tra le offerte votive. Il materiale preferito dai greci per la produzione dei gioielli era l’oro, ricavato dai greti dei fiumi dell’Asia Minore, della Tracia e della Russia. 8,7 cm, Museo del Louvre Br 86.

39,5 cm, Museo del Louvre CA 573. La scultura presenta caratterizzazioni regionali progressivamente meno accentuate: benché realizzate soprattutto nella Grecia continentale, le opere arcaiche e soprattutto classiche si sono ampiamente diffuse per le vie del commercio marittimo nei secoli successivi. In epoca ellenistica le opere sono invece spesso prodotte ed utilizzate localmente, con la creazione di diverse scuole regionali. L’argilla fu largamente usata dai greci per le piccole statuette votive dipinte.