Cinema e letteratura. Una lunga e discussa relazione PDF

Scultura di un drago denominato Mario the Magnificent, mascotte della Drexel University, Filadelfia. Nel sanscrito e nell’indiano antico: dragh-cinema e letteratura. Una lunga e discussa relazione PDF, allungare.


Författare: Raffaele Cavalluzzi.

Questo libro affronta uno dei parametri essenziali nella valutazione di un’opera filmica.Infatti, il rapporto tra cinema e letteratura, quantomai controverso in sede estetica, percorre gran parte della produzione cinematografica, dalle origini ai giorni nostri.

Presso gli antichi Greci e, a seguire, presso i Romani, acquisirono questo nome tutte le specie di serpenti grossi ed innocui che potevano anche essere tenuti come animali domestici. Nella favola di Fedro La volpe e il drago, il mitologico animale appare per la prima volta come guardiano di tesori nascosti, a simboleggiare il vizio dell’avarizia. In Cina, i draghi sono da tempo immemorabile, assieme alla fenice, simbolo della famiglia imperiale. Intorno al 1910 è stato reso pubblico che una specie di drago lucertola esisteva realmente e si trattava del cosiddetto drago di Komodo.

Questo animale è stata fotografato negli anni 70 da Walter Bonatti, noto scalatore e ricercatore italiano, che ne pubblicò foto e articoli su diverse riviste in modo molto esauriente. Africa e Australia, a volte in competizione per il cibo con il coccodrillo africano, anch’esso rassomigliante alle versioni poetiche sui draghi: ricordiamo che La famosa “Leggenda di San Giorgio a cavallo che uccide il Drago” si svolgeva proprio in Africa, dove sia Coccodrilli che grossi Varanidi vivono da tempo. Se un drago possiede grandi ali e non ha le zampe, è un anfittero. L’anfittero vive nella Mesoamerica ed è anche chiamato Serpente piumato, perché è appunto ricoperto da piume. Il drago che ha invece due gambe ma niente ali si chiama lindorm o lindworm. Sono draghi che solitamente vengono rappresentati sugli stemmi araldici.

I draghi con ali e due zampe si chiamano viverne: anche questi sono animali araldici e compaiono in molti dipinti del Medioevo e del Rinascimento. I draghi che possiedono quattro zampe e due ali sono definiti generalmente come draghi occidentali, mentre i draghi con quattro zampe ma senza ali sono indicati col nome di draghi orientali. Ricordando il mito di Ercole, i draghi con più teste vengono comunemente definiti col nome di idre. Infine il knucker è un drago d’acqua dagli arti piccoli, che striscia non potendo volare per via delle ali troppo corte. Prima di approfondire le varie apparizioni di queste creature magiche nei vari Paesi, è opportuno fornire una prima distinzione generale sulle principali specie, per avere un’idea di quali sono le somiglianze ma anche le differenze dei draghi nelle culture di tutto il mondo. L’Anfittero messicano è un dragone tipico delle zone dell’America Latina e del Messico.

Si tratta di un enorme drago senza zampe e dalle ali piumate che veniva venerato dalle antiche popolazioni del continente americano, che gli elargivano doni e sacrifici dai tetti dei templi. Possiede inoltre una vista acutissima ed un soffio infuocato letale. Il drago asiatico è il tipico dragone orientale, dal corpo lungo serpentiforme, ricoperto da peluria e da squame, senza ali ma comunque capace di volare – anche se si dice che questi draghi possono farsi crescere delle ali se vivono abbastanza a lungo. La coccatrice, creatura simile ad un brutto pollo, anche se molto somigliante ad esso è un drago. Il dragone, gigantesca bestia serpentiforme dalla lingua triforcuta, era già famosa nella Grecia antica per la sua infinita saggezza, e spesso si diceva parlasse per bocca degli oracoli. Il drago di Giaffa, mostro marino dall’aspetto simile a quello di una balena crestata e dalla lunga coda, è stato sconfitto a colpi di spada da Perseo di ritorno verso casa con gli stivali alati, mentre il drago avanzava per divorare la propria vittima sacrificale, Andromeda, legata ad uno scoglio. Il drago multiteste è, come suggerisce il nome, un drago con più teste serpentine attaccate allo stesso tronco.

Il loro numero è variabile, ma di solito è di sette o nove. Per quanto riguarda gli arti, questo drago presenta quattro zampe e spesso un paio di ali. Alla stessa razza appartiene il Grande Drago Rosso dell’Apocalisse dalle sette teste coronate e dalle 10 corna, cacciato dal cielo dall’arcangelo Michele ed i suoi angeli. Il Mushussu, rappresentato sulla porta di Ishtar a Babilonia, è conosciuto anche col nome di Sirrush ed era il guardiano e compagno degli dei. Il primo a parlare del Piasa fu il prete francese Jacques Marquette. Di tutta altra natura è invece il Serpente Arcobaleno, gigantesca serpe multicolore con creste sfarzose lungo tutto il corpo.

Già seimila anni fa gli aborigeni australiani lo dipinsero come una bestia gigantesca che, strisciando sul terreno, creò monti, valli e fiumi. Aido Hwedo, invece, modellò l’Africa occidentale. La salamandra assomiglia alla sua omonima controparte reale: piccola, a quattro zampe, di forma simile ad un geco, nasconde però una saliva letale ed è invulnerabile alle fiamme. Si dice che il suo corpo sia così gelido che se si rotola nel fuoco, riesca perfino a spegnerlo.

I draghi marini o serpenti marini sono creature senza arti né ali che vivono in acqua, come si può evincere dal nome. Nuotano tenendo la testa crestata alta, e varie spire emergono dai flutti dietro di essi. Il drago occidentale, noto anche come drago occidentale standard, è forse il più noto e diffuso, tant’è che è probabilmente la prima immagine che ci viene alla mente sentendo la parola drago. Ogni anno a Tarascona, in Francia, si celebra la vittoria degli antenati sulla mostruosa Tarasca portando per le vie della città una bandiera con raffigurata la bestia. L’anfibia Tarasca, grande quanto un grosso bue, ha la testa di leone ed un corpo corazzato rigido e coperto da spuntoni, sovrastante il corpo squamoso. Il Drago cinese è una creatura mitologica cinese che appare anche in altre culture asiatiche. Un drago serpentino comune a tutte le culture influenzate dall’Induismo.

Ha spesso un cappuccio simile ai cobra e possono avere più teste a seconda del grado. Solitamente non hanno né braccia né gambe ma quelli articolati ricordano i draghi orientali. Derivato dal Naga indiano, il credo nel drago Indo-Malese si è diffuso in tutta la Malaysia attraverso l’induismo. La parola naga è sempre il termine malese comune per draghi in generale. Come la controparte indiana, il naga è considerato come una creatura divina, benevolente, e spesso associato con montagne sacre, foreste e alcune parti del mare. Simili ai draghi cinesi ma con tre artigli invece di quattro. Sono solitamente buoni, associati all’elemento acqua e possono esaudire i desideri.