Città senza nome PDF

Questa voce o sezione sull’argomento film non è ancora formattata secondo gli standard. La pellicola vede per la prima volta cimentarsi l’allora quarantatreenne attore USA nella direzione di un film western. Successivamente viene informato dallo sceriffo del probabile ritorno in città di altri tre pistoleri, anche loro un tempo al soldo della compagnia ed ora in carcere, fatti imprigionare dai cittadini con un’accusa falsa dopo che avevano spadroneggiato per troppo tempo, oltre ad avere ucciso a frustate il precedente sceriffo senza che la cittadinanza muovesse un dito, ed egli gli propone di restare per proteggere i cittadini dal loro ritorno, vista la sua bravura nello sparare. Il città senza nome PDF dopo lo straniero riparte, solo, nonostante il sorriso compiacente di Sarah.


Författare: Howard Phillips Lovecraft.

Fuori città incontra Mordecai che sta scrivendo il nome per la tomba dello sceriffo Duncan ucciso dai tre. Quindi se ne va cavalcando e scompare all’orizzonte. In Italia il film venne vietato ai minori di 18 anni. Nella versione originale in inglese l’identità dello straniero resta volutamente molto più ambigua. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 17 feb 2019 alle 17:06.

Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. René Berthier: il direttore del P. 1970 scritto e diretto da Jean-Pierre Melville. Penultima pellicola dell’autore, è considerata una delle migliori nel genere della storia del cinema.

Durante un trasferimento in treno da Marsiglia a Parigi, il detenuto Vogel elude la sorveglianza del commissario Mattèi e fugge dal finestrino, inutilmente inseguito dai colpi di pistola di Mattèi. Rilasciato il giorno successivo, Corey si reca dal malavitoso Rico per recuperare il denaro dovutogli ed una pistola, scoprendo che con Rico vive ora quella che era la sua amica prima della sua incarcerazione. Ripartito per Parigi, durante una sosta in autogrill si accorge che Vogel, il quale ha raggiunto casualmente lo stesso luogo dopo aver seminato poliziotti e cani poliziotto, si infila furtivamente nel bagagliaio della sua auto. Arrivati nella capitale, Corey convince Vogel a partecipare al colpo nella gioielleria, ma per questo serve anche un buon tiratore. Vogel suggerisce il suo amico Jansen, ex tiratore scelto della polizia, radiato dal corpo per alcolismo ed afflitto da deliri e allucinazioni: il suggerimento viene accettato ma, nel frattempo, il commissario Mattèi ha intensificato le ricerche e sta setacciando il milieu parigino per trovare Vogel. La polizia organizza così un’imboscata in una villa in periferia, la casa di Mattèi, il quale si spaccia per un grosso ricettatore di preziosi.

Vogel e Jansen, subodorando il pericolo, cercano di accorrere in suo aiuto. Moriranno tutti e tre, uno dopo l’altro, sotto il fuoco degli agenti. Qui, le accurate circostanze di composizione ed azione sono la via per elaborare in modo peculiare il tempo e lo spazio interno. Di conseguenza, l’atmosfera, i locali, ed i luoghi sembrano sia reali che immaginari. Corey, Vogel, Jansen e Mattei provano un senso di distanza dal mondo, sono privi di motivazioni pur avendo una professionalità irreprensibile e vivono perciò di una purezza impossibile, indipendentemente dall’amoralità e disumanità della loro condotta di criminali, killer o uomini di legge. I senza nome è una dimostrazione esemplare e compiuta di questa poetica d’elezione.

Regista autodidatta, stilisticamente discepolo di Robert Bresson oltreché appassionato cinefilo, Melville faceva del rigore il punto nodale della sintassi filmica inseguendo costantemente il perfezionismo. La musica, utilizzata raramente, privilegia la forma linguistica a quella emozionale, laddove gli effetti sonori rilevano le tappe sostanziali del racconto. Il montaggio, eseguito alla moviola direttamente dal cineasta, cambia sovente registro assecondando le tempistiche dell’azione interna. Grazie agli elevati quanto sotterranei valori di spiritualità ed essenzialità presenti, l’autore transalpino raggiunge una delle proprie vette artistiche. Alla prematura morte del regista nel 1973, la pellicola venne repentinamente dimenticata per quasi un decennio. Dagli anni novanta I senza nome è riconosciuto come un cult movie del polar, ed elogiato per l’approfondimento linguistico e la modernità dei contenuti.

La lavorazione del film fu la più travagliata e difficile per Melville, tanto da fargli meditare un ritiro dalla regia. La versione in italiano ha una durata di 30 minuti inferiore rispetto all’originale. Bourvil morì a poche settimane dal termine delle riprese. Dodicesimo e penultimo film di J. A modo suo, un film classico nella sua perfezione: inesorabile come un orologio di precisione, ha tempi giusti, personaggi attendibili, atmosfere credibili, una tenuta figurativa che, a forza di iperrealismo, sfocia nel fantastico.