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La popolazione italiana del secondo dopoguerra ha vissuto cambiamenti importanti. Accanto a una crescita costante della sopravvivenza e al miglioramento della salute pubblica, ha conosciuto prima un rialzo della natalità fino agli anni del baby boom, poi una costante diminuzione fino a metà degli anni Novanta, quando il numero medio di figli per donna ha toccato il valore minimo, inferiore a 1,2. Su questa griglia di riflessioni si vuole intraprendere una disamina descrittiva e interpretativa delle recenti tendenze demografiche regionali con uno sguardo al prossimo futuro. L’attenzione è focalizzata sui cambiamenti che hanno caratterizzato il comportamento e la struttura demografica degli individui e delle famiglie italiane nei loro processi di divergenza e convergenza territoriale, in particolare sui mutamenti familiari e fecondi. Il saggio per comodità espositiva si divide in quattro parti, che tuttavia sono idealmente congiunte e, in buona sostanza, interconnesse. La dimensione media in termini di popolazione delle nostre regioni, fra le più elevate a livello europeo, è inferiore solo a quella della Lituania e simile a quella della Romania.

Poco al di sotto dell’Italia, nella graduatoria, si colloca la Francia, che presenta una dimensione media delle sue regioni di 2,4 milioni di abitanti. I Paesi che al contrario hanno regioni di dimensioni demografiche più ridotte sono, dopo Malta, Lussemburgo e Cipro, Grecia, Austria e Belgio. Considerando la dimensione media delle regioni in termini di superficie, l’Italia, con 14. Le regioni italiane presentano una grande variabilità in termini di dimensione demografica e di superficie territoriale. Sardegna, Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna, tutte con superfici superiori ai 20.