Concretezza e astrazione. II edizione PDF

Concretezza e astrazione. II edizione PDF’universale nostra produzione o realtà ontologica? Aristotele vide nel dialogo socratico il tentativo di arrivare a quel procedimento induttivo attraverso il quale si astrae dalle cose ciò che esse hanno in comune e mettendo da parte le diversità si trova in questo modo ciò che le caratterizza per quello che esse sono. Tutti i più diversi triangoli avranno come universale la caratteristica che gli angoli interni equivalgono a due retti. Per Aristotele allora la scienza è sempre scienza dell’universale, essa non considera i particolari ma solo le caratteristiche universali che si rifanno all’essenza-sostanza, fondamento ontologico, della cosa studiata.


Författare: Raschini Maria Adelaide.

Il binomio concretezza-astrazione come imprescindibile figura teoretica del rapporto tra esistenza e vita riflessa.

Quarta di copertina

Insieme con L’organismo del sapere quest’opera raccoglie il versante direttamente teoretico e fondativo della produzione di Maria Adelaide Raschini. Il binomio concretezza- astrazione è imprescindibile figura del rapporto esistenza – vita riflessa. Concepirne i termini in opposizione significa togliere alla filosofia e al sapere in generale ogni capacità di intelligenza oggettiva. Cioè comporta, con la necessarie elisione di quei termini, il ridursi all’astrattezza – agli antipodi dell’astrazione – di esistenza e di pensiero , come accade in molti casi nella cultura contemporanea, in direzioni convenzionaliste e soggettiviste. Occorre dunque restituire a se stessa l’essenzialità della cultura e del pensiero, fondato sull’astrazione e sulla sintesi, mediante l’ordinata collocazione delle molteplici dimensioni della persona: a evitare ogni forma di “organizzazione disorganica”, ossia frantumazione della persona stessa a causa di percorsi di astratizzazione, che peraltro costituiscono una delle costanti della storia.

Ma cos’è la sostanza per Aristotele? Egli dice che non va intesa nella sua singola realtà materiale e potenziale ma che essa è forma in atto o meglio sinolo unione indissolubile di forma e materia. Quindi appartiene all’attività dell’intelletto la capacità logica di cogliere l’universale che a questo punto sarebbe solo una realizzazione logica. Quella forma geometrica del triangolo che io ricavo dagli oggetti triangolari con un passaggio dalla conoscenza potenziale a conoscenza in atto, è già in atto, è una verità realizzata già nella mente di Dio. Allora l’universale è una nostra produzione intellettuale o una realtà nella mente di Dio?

La scolastica medioevale tentò di chiarire quanto Aristotele aveva lasciato non risolto iniziando quel dibattito filosofico che fu chiamato Disputa sugli universali. Una terza posizione era infine quella del concettualismo secondo la quale gli universali non hanno una realtà per sé stante, ma non sono neppure dei semplici nomi ma piuttosto delle formazioni autonome del nostro intelletto: esistono come processi mentali. La scoperta kantiana del trascendentale sembrò risolvere il problema di far convivere l’aspetto logico e ontologico dell’universale. L’universale, il concetto quindi avrebbe la caratteristica di essere trascendente la realtà essendo a priori, precedente la realtà e nello stesso tempo immanente, in quanto diviene vivo e operante solo entrando nella realtà fenomenica.

Rimane, a detta dei critici della filosofia, però la sostanziale formalità e astrattezza dell’universale kantiano che si applica ai dati materiali ma questi gli preesistono, esistono per loro conto. Si potrebbe in questo senso inquadrare la soluzione kantiana nell’ambito del nominalismo scolastico per cui l’universale è un astratto operare del nostro intelletto, un puro e semplice nome negando l’oggettività dello spazio e del tempo. Nella soluzione hegeliana il termine universale viene sostituito da quello dell’assoluto, espressione di un pensiero che pensa e crea. L’universale concreto è stato ripreso da Benedetto Croce che lo ha storicizzato, considerandolo nella concretezza storica: l’universale, lo spirito vive, opera e progredisce nella realtà storica. Quasi sullo stesso piano la concezione di Giovanni Gentile per il quale l’universale non è una mera astrazione nei confronti dei concreti particolari ma è quella universalità concreta che è unità di parte e tutto: la parte nel tutto e il tutto nella parte.