Condannati preventivi PDF

La pagina utilizza frame, che non sono supportati dal browser in a. 267 – Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali a norma dell’articolo condannati preventivi PDF della legge 3 agosto 1999, n. 265 – aggiornato e coordinato con il Decreto-Legge 23 maggio 2008, n.


Författare: Alessandra Chirico.

Quasi un detenuto su due è recluso nelle galere italiane in regime di custodia cautelare. In altre parole, carcere preventivo. La detenzione dietro le sbarre in assenza di una sentenza di condanna ha assunto dimensioni abnormi, che sono valse al nostro Paese la maglia nera in Europa. Se oggi in Italia è più facile andare in carcere in assenza che non a seguito di una condanna; se i processi hanno una durata elefantiaca e spesso un’estinzione quasi certa; se quintali di carcere preventivo in celle dove può succedere di tutto, e di tutto infatti vi succede, vengono dispensati senza che vi sia un meccanismo effi cace per ottenere riparazione in caso di ingiusta detenzione; se oggi un magistrato può spedirti dietro le sbarre con una formuletta di rito senza che tu abbia alcun mezzo per difenderti (anzi spesso la detenzione ostacola l’articolazione di una vera difesa); se tutto questo è vero, allora esiste un problema. Esiste un Caso Italia. Le manette strette ai polsi di presunti colpevoli ci paiono la norma. Ma di normale non c’è nulla.

122 – successivamente convertito nella Legge 24 luglio 2008, n. Henry John Woodcock è nato a Taunton, nella contea di Somerset in Gran Bretagna. Dal settembre 1999 Woodcock è stato magistrato presso la procura di Potenza. Qui ha svolto funzioni presso l’ufficio del pubblico ministero per dieci anni ed è stato protagonista di inchieste di vasta risonanza.

Appena ricevuto l’incarico a Potenza, istruì un’inchiesta su Mario Campana, allora dirigente della Cancelleria del Tribunale Fallimentare della procura stessa, accusato di aver favorito i fratelli De Sio nell’aggiudicazione di un immobile ad un’asta giudiziaria. Nell’ottobre dello stesso anno una sua inchiesta portò all’arresto del presidente della Commissione Tributaria Provinciale, Emanuele Casamassima. L’uomo, un ex magistrato della Corte di Cassazione, venne accusato di falso in scrittura privata. Nel 2002 Woodcock ottenne visibilità precedendo di pochi giorni, con la sua inchiesta, un servizio televisivo della trasmissione TV “Le Iene” sull’acquisto di patenti di guida presso la Motorizzazione Civile di Potenza.

Ancora nel 2002 aprì l’inchiesta denominata delle “tangenti Inail”, che ipotizzava che alcuni dirigenti dell’istituto fossero stati corrotti per favorire l’assegnazione di appalti a società compiacenti. L’inchiesta, il cui processo è ancora in corso al 2017, ha portato alla condanna a due anni e mezzo di reclusione dell’ufficiale della Guardia di Finanza Ferdinando De Pasquale, diciotto mesi a carico di due finanzieri e due anni anni per un ex dipendente dell’Eni. Il generale Orlando, arrestato e successivamente detenuto agli arresti domiciliari per 17 giorni, fu completamente scagionato dalle accuse e reintegrato in servizio nella funzione precedentemente ricoperta. L’allora vice presidente della giunta regionale della Basilicata Vito De Filippo e i parlamentari Antonio Luongo ed Angelo Sanza sono stati del pari tutti assolti. Per quanto riguarda il ramo “petroli”, il 5 aprile 2016 stono stati condannati i manager di Total Italia, Lionel Lehva e Jean Paul Juguet, l’ex sindaco di Gorgoglione Ignazio Tornetta, e alcuni imprenditori, professionisti e tecnici locali pubblici e privati. Per 18 altri imputati è stata invece disposta l’assoluzione. Istituto Autonomo Case Popolari per l’assegnazione di un’abitazione a una compagna di partito.

In tutto l’inchiesta ha coinvolto 78 persone, tra cui numerosi personaggi dello spettacolo, del giornalismo, due ministri, politici e funzionari di ministeri, Comuni ed Enti pubblici, accusati di associazione per delinquere per la turbativa di appalti, estorsione, corruzione, millantato credito e favoreggiamento, oltre ad altri reati secondari. Le accuse si rivelarono completamente insussistenti al riscontro probatorio. Woodcock, dichiarando la propria incompetenza territoriale e la mancanza dei requisiti previsti dall’art 291 c. Il 22 novembre del 2004 Woodcock ha avviato l’operazione “Iene 2”, sui presunti legami tra criminalità e politica nella gestione degli appalti in Basilicata.

Per gli altri individui coinvolti, le accuse non ressero la prova del Tribunale del Riesame, e le richieste di Woodcock furono respinte, nonostante il tribunale del riesame riconosca gravi indizi di reità in ordine ai delitti scopo dell’associazione mafiosa. Il 6 maggio del 2006 nell’ambito dell’inchiesta “Somaliagate” Woodcock individua una rete di presunti truffatori che secondo l’ipotesi investigativa avrebbero estorto denaro a imprenditori millantando rapporti con servizi segreti e organizzazioni internazionali. A verifica, Pizza risultò essere il consigliere di Hussein Farrah Aidid, un signore della guerra somalo: l’incarico è confermato dalla presenza di un atto ufficiale firmato dal ministro Gianfranco Fini e datato 24 novembre 2004. Woodcock non considerò Pizza un testimone attendibile, ma condusse ugualmente i dovuti approfondimenti sulle dichiarazioni: dalle parole di Pizza arriva a indagare su Vittorio Emanuele, che fu sottoposto a intercettazioni telefoniche.

Vittorio Emanuele è stato indagato nel 2005 come risulta dal registro delle notizie di reato della procura della repubblica di Potenza. In seguito a quella indagine lo stesso Pizza viene iscritto nel registro delle notizie di reato della stessa Procura. Il 20 maggio 2006, l’inchiesta è stata spostata a Roma per competenza territoriale e i 17 presunti truffatori sono stati tutti assolti, compreso Massimo Pizza. In concomitanza con le indagini, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiese notizie al Consiglio Superiore della Magistratura sul fascicolo personale di Woodcock. Il 22 settembre 2009 il gup di Potenza Luigi Barrella ha rinviato a giudizio, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici funzionari, Vittorio Emanuele di Savoia che era stato arrestato il 16 giugno 2006 su richiesta di Henry John Woodcock. Il dispositivo è stato letto in un’aula del Tribunale di Potenza, dove erano presenti i pm Laura Triassi e Salvatore Colella poiché Woodcock si era nel frattempo trasferito a Napoli.

Il 22 settembre 2010 il gup del tribunale di Roma, Marina Finiti, al termine del giudizio con rito abbreviato, ha scagionato da ogni accusa Vittorio Emanuele di Savoia e altre cinque persone coinvolte nel filone di indagine “Savoiagate” con la formula “assolti perché il fatto non sussiste”. Lo Stato ha risarcito con un assegno di 11. Lo stesso argomento in dettaglio: Vallettopoli. All’inizio del dicembre 2006, viene alla luce una sua nuova inchiesta che occupa le prime pagine dei giornali: “Vallettopoli”. Riguarda ricatti che avrebbero, a vario titolo, interessato manager, giornalisti, vallette e personale in genere del mondo dello spettacolo. Da una costola dell’inchiesta, utilizzando intercettazioni a Corona, il pubblico ministero Henry John Woodcock arriva poi alla Visetur, un’agenzia di viaggi di alto livello che oltre all’organizzazione di tour, si occupa di noleggio di elicotteri e aerei privati, affitto imbarcazioni, servizio scorte per personaggi famosi.

La prima udienza del processo “Vallettopoli” fu fissata per il 21 dicembre 2009. Nel giugno dello stesso anno, Savatore Sottile fu condannato a otto mesi di reclusione con sospensione della pena e interdizione di un anno dai pubblici uffici. Lo stesso argomento in dettaglio: P4. Nel 2011 compie un’inchiesta sulla P4, un presunto “sistema informativo parallelo”, basandosi su alcune intercettazioni a carico del mediatore Luigi Bisignani.

Nell’inchiesta fu coinvolto l’alto ufficiale della Guardia di Finanza Vito Bardi, con l’accusa di favoreggiamento e rivelazione di segreto, ma la sua posizione fu archiviata l’anno successivo. Lo stesso argomento in dettaglio: Procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi. Il giudice Woodcock ha avviato nel 2014, in collaborazione con i pubblici ministeri Vincenzo Piscitelli e Celeste Carrano, un’inchiesta su presunti rapporti illeciti intercorrenti tra altissimi ufficiali della Guardia di Finanza e alcuni imprenditori. Pietro Luigi De Riu, con l’accusa di concorso in concussione per induzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Collateralmente all’inchiesta sulle presunte tangenti, Mendella fu anche accusato di aver rivelato a Nazario Matachione, imprenditore farmaceutico, l’esistenza di una verifica in arrivo sulle sue società. Secondo le accuse, in cambio di tale rivelazione, Matachione avrebbe assunto la moglie di Mendella presso una delle sue farmacie.

Durante il processo, Pizzicato ha ammesso di non aver mai avuto alcun rapporto economico diretto con l’ufficiale, e di aver versato sempre le tangenti a De Riu. Quest’ultimo ha ammesso i versamenti, anche se in misura molto minore rispetto a quanto ipotizzato, negando però di aver mai versato alcunché a Mendella. Secondo le prove a discolpa infatti, Mendella ha iniziato ad indagare sui Pizzicato il 26 maggio 2011, allorché mandò alle Procure di Napoli e Roma un’informativa su occultamento o distruzione di scritture contabili da parte di un collaboratore dei Pizzicato. Tale informativa fu trasmessa dal sostituto procuratore di Roma Barbara Sargenti a quello di Napoli Vincenzo Piscitelli, in quanto quest’ultimo era responsabile delle indagini intraprese dall’ufficiale. Il 4 aprile 2017 la posizione del generale Vito Bardi è stata archiviata per “insussistenza di ogni ipotesi di illecito e della conseguente infondatezza di elementi idonei a mantenere le ipotesi investigative”. Il 30 settembre 2017 la Procura di Napoli ha chiesto l’archiviazione della posizione del colonnello Fabio Massimo Mendella riguardo alle accuse di presunta corruzione da parte dell’imprenditore Matachione. Questa voce o sezione potrebbe soffrire di recentismo.