Correnti di pensiero in Austria (1867-1918) PDF

Flag of the Free City of Danzig. Reich non designa alcuna forma monarchica, ma solo uno Stato correnti di pensiero in Austria (1867-1918) PDF una certa importanza.


Författare: Albert Fuchs.

Il libro che proponiamo, tradotto per la prima volta in italiano, rappresenta un esempio di letteratura storica, che al rigore scientifico unisce l’intento di contribuire all’edificazione di una coscienza collettiva nazionale, fondata sulla conoscenza delle idee, ma anche delle strutture e dei personaggi più importanti che hanno reso così peculiare l’esperienza austriaca tra la seconda metà dell’Ottocento e il crollo dell’impero asburgico. L’autore, Albert Fuchs, intellettuale ebreo nato a Vienna nel 1905 e cresciuto in una famiglia borghese di orientamento liberale, laureatosi in giurisprudenza alla scuola di Hans Kelsen, scrisse l’opera verso la fine della sua esperienza d’esiliato in Inghilterra, dove aveva trovato rifugio in fuga dal suo paese occupato dalle truppe tedesche e annesso alla Germania nazista. Impegnato politicamente nelle fila della sinistra antifascista, aderente dopo l’avvento della dittatura di Dollfuss nel 1934 al partito comunista, si dedicò negli anni dell’esilio ad un’opera di studio e promozione culturale dell’identità nazionale austriaca, scrivendo oltre al testo in questione un’autobiografia e una serie di scritti e articoli sulla storia, la letteratura e la cultura austriaca.

In italiano, fra il 1871 e il 1918, lo Stato era indicato anche con la locuzione di Impero germanico. Lo stesso argomento in dettaglio: Unificazione tedesca. In primo luogo si alleò con l’Impero austriaco allo scopo di sconfiggere la Danimarca in una breve guerra combattuta durante il 1864, acquisendo in questo modo lo Schleswig-Holstein. La proclamazione dell’Impero Tedesco a Versailles. Bismarck stesso preparò a grandi linee la Costituzione della Germania del Nord del 1866, che sarebbe poi diventata, con qualche aggiustamento, la Costituzione dell’Impero Tedesco del 1871. L’evoluzione dell’autoritario Impero Tedesco è in qualche modo in linea con gli sviluppi paralleli di Italia e Giappone. Similarmente a Bismarck, il Conte Camillo Benso di Cavour, in Italia, usò la guerra e la diplomazia per tentare di raggiungere i suoi obiettivi.

L’unificazione della Germania significò anche l’assorbimento dell’intero Regno di Prussia in essa. La Prussia rimase la componente più rilevante nell’Impero, tanto che il Kaiser di Germania era anche Re di Prussia. L’unico fattore dell’anatomia sociale di questi governi era il mantenimento di una sostanziale fetta di potere politico da parte dell’élite terriera, gli junkers, a causa dell’assenza di istanze rivoluzionarie da parte dei contadini, e delle aree urbane. Re di Prussia che, essendo presidente della confederazione, aveva il titolo di Imperatore tedesco. Il governo era retto da un Cancelliere e da Segretari di Stato che non dipendevano dalla maggioranza parlamentare, bensì unicamente dal Kaiser, che aveva il potere di nominarli e di sospenderli e poteva prorogare o sciogliere il Parlamento.

Il potere legislativo era diviso fra il Reichstag, eletto a suffragio universale maschile ogni cinque anni e il Consiglio Federale, il Bundesrat. Il Reichstag discuteva le leggi, ma queste non diventavano esecutive se non erano approvate dal Bundesrat. I partiti rispecchiavano le differenziazioni tra i gruppi e le classi sociali. La destra era costituita dal Partito Conservatore Tedesco e dal Partito Conservatore Moderato, cui aderivano i grandi proprietari terrieri e gli aristocratici.

Partito Socialdemocratico, mentre ai partiti della sinistra liberale aderivano elementi di varia estrazione borghese. Ferdinand Lassalle fondò nel 1863 l’associazione generale degli operai. Le politiche interne di Bismarck giocarono un grande ruolo nel forgiare la cultura politica autoritaria del Secondo Reich. Meno preoccupato dalla politica delle potenze continentali che seguirono l’unificazione del 1871, il Governo semi-parlamentare tedesco portò avanti una rivoluzione politica ed economica dall’alto, relativamente tranquilla, che spinse la Germania lungo la via per diventare la principale potenza industriale dell’epoca. Nel periodo compreso fra il 1871 e gli inizi del XX secolo la Germania rivelò un così possente dinamismo capitalistico tale da eclissare quello della Gran Bretagna e della Francia. L’industria tedesca, dopo un periodo d’intenso sviluppo fra il 1871 ed il 1873, nel giro di pochi anni superò la crisi mondiale del 1873 iniziando una fase di espansione che andò intensificandosi sempre di più a partire dagli anni ottanta.

Anche l’agricoltura tedesca non decadde in conseguenza dell’industrializzazione, ma si modernizzò notevolmente. Lo sviluppo economico andò di pari passo con un forte incremento demografico. I produttori tedeschi non si limitarono a sottrarre il mercato interno alle esportazioni britanniche, ma negli anni ’70 del XIX secolo, iniziarono a far concorrenza alla Gran Bretagna sui mercati mondiali. Le basi per le crescenti tensioni fra la Germania da un lato e Gran Bretagna e Francia, quest’ultima desiderosa di riparare alla sconfitta del 1870, dall’altro, erano poste chiaramente.

Dopo aver ottenuto l’unificazione formale nel 1871, Bismarck dedicò molta della sua attenzione alla causa dell’unità nazionale e la conseguì attraverso l’ideologia del Prussianesimo. Si possono riassumere gli obiettivi di Bismarck sotto tre parole chiave: Kulturkampf, riforma sociale e unità nazionale. Kulturkampf: a seguito dell’incorporazione degli stati cattolici del sud, il cattolicesimo, rappresentato dal partito cattolico di centro, sembrava la minaccia principale al nazionalismo militar-aristocratico prussiano. Dopo il 1878 la lotta contro il socialismo avrebbe unito Bismarck con il partito cattolico di centro, portando una fine al Kulturkampf, che aveva lasciato nei cattolici un’irrequietezza maggiore di quanta non ne fosse esistita prima, e rafforzò il cattolicesimo in Germania piuttosto che indebolirlo.

Riforma sociale: la creazione, da parte di Bismarck, di uno stato sociale particolarmente avanzato diede alla classe operaia un motivo per adottare il nazionalismo tedesco. Unificazione: gli sforzi di Bismarck iniziarono anche a livellare le enormi differenze tra gli stati tedeschi, che avevano avuto per secoli uno sviluppo indipendente, specialmente grazie alla legislazione. Le leggi e i sistemi giudiziari dei vari stati erano molto diversi e posero enormi complicazioni, specialmente per il commercio interno. Uno dei sotto-prodotti della modernizzazione conservatrice fu il militarismo. Cavalcando i sentimenti dell’età Romantica di fine del XIX secolo, l’imperialismo inculcò nelle masse l’ammirazione per le virtù neo-aristocratiche e aiutò a instillare degli ampi sentimenti nazionalistici.

Gli imperialisti tedeschi ad esempio, sostenevano che la posizione di potenza mondiale dava ai britannici dei vantaggi ingiusti sui mercati internazionali, limitando così la crescita economica tedesca e minacciando la sua sicurezza. Molti statisti e industriali europei volevano accelerare l’occupazione dell’Africa, garantendosi le colonie prima ancora che divenissero strettamente necessarie. Questo fu l’inizio della prima guerra mondiale. Nonostante i successi iniziali, la Germania e i suoi alleati soffrirono la sconfitta militare davanti a un nemico rafforzato nel 1917 dagli Stati Uniti. Nel giugno 1919, il Trattato di Versailles terminò formalmente la guerra.