Dietro gli scogli di Zara PDF

Questa voce o sezione sull’argomento Storia è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. In verde chiaro sono indicati i territori promessi all’Italia con Patto di Londra del 1915. La Dalmazia settentrionale, nel 1919, venne invece assegnata, contro la volontà dell’Dietro gli scogli di Zara PDF, al nuovo regno serbo-croato-sloveno.


Författare: Nicolò Luxardo De Franchi.

Il tenue filo della speranza che si alterna al disinganno percorre il racconto del dramma dei fratelli Nicolò e Pietro Luxardo, prestigiosi imprenditori ed esportatori di spicco della vita politica e civile di Zara, vittime degli avvenimenti che seguirono all’occupazione jugoslava dei territori dalmati nel 1944. Sullo sfondo di una città martoriata dalla guerra, i destini dei due protagonisti si sviluppano secondo un imperscrutabile disegno, che culminerà nell’assassinio di Nicolò e della consorte Bianca per mano di ignoti partigiani jugoslavi e nella misteriosa scomparsa di Pietro. È il filo della speranza a guidare gli sforzi che per lunghi anni la famiglia Luxardo compie per conoscere la verità sulla sorte dei propri cari, vagliando pazientemente ogni risposta ufficiale delle autorità interpellate. Nel labirinto di ipotesi che viene così costruendosi, il lettore è poco a poco coinvolto e spinto – quasi come in un giallo – ad abbracciare la più verosimile, aderendo al destino di uomini che la narrazione trasforma via via in figure corali, specchi di eventi condivisi da una moltitudine silenziosa. Una storia più vasta fa eco a quello del “signor Piero” e del “signor Nicolò”: è quella di un’intera città, che si stringe attorno all’austero palazzo del Barcagno, dietro quegli scogli che raccontano il dolore di un’intera popolazione.

Il patto restò segreto sino alla sua inattesa pubblicazione, alla fine del 1917, da parte dei bolscevichi, appena giunti al potere in seguito alla Rivoluzione russa. Il governo rivoluzionario, infatti, diede immediata e massima pubblicità ai patti diplomatici segreti rinvenuti negli archivi zaristi, e tra essi il “Patto di Londra”. L’emergere del Patto di Londra diede il via ad una modifica degli orientamenti politici internazionali che influì notevolmente sulla sua non completa realizzazione a guerra finita. La non completa realizzazione del Patto causò grave malcontento ed agitazione in Italia, facendo sorgere il cosiddetto mito della “Vittoria mutilata”, strumento politico che contribuì in modo decisivo alla crisi del governo liberale e alla nascita ed avvento del fascismo. Essendo il Patto segreto un atto deciso da governo, re e gerarchie militari all’insaputa del Parlamento italiano, alcuni storici hanno ritenuto questo evento come l’atto finale del periodo di governo liberale e l’inizio di fatto di un’epoca di governi autoritari illiberali culminata con l’ascesa al potere di Benito Mussolini. Allo scoppio del primo conflitto mondiale l’Italia era legata alla Germania e all’Austria-Ungheria dalla Triplice Alleanza: un patto militare difensivo stretto nel 1882 e via via rinnovato, che si contrapponeva al sistema di alleanze anglo-franco-russo della Triplice Intesa.

Nonostante i legami diplomatici, molte rimanevano le differenze tra l’Italia e gli imperi centrali: mentre questi ultimi erano nazioni militarmente e politicamente influenti, avanzate dal punto di vista economico, l’Italia era uno Stato arretrato, che faticava a trovare l’anelato riconoscimento tra le principali potenze europee. Nei confronti dell’Austria-Ungheria vi era poi un contenzioso latente, relativo all’irredentismo di molti settori dell’opinione pubblica e anche di parte del Parlamento: espressioni che, spinte da un numero sempre maggiore di patrioti e interventisti, il governo faticava a controllare. Fu così che, quando l’Austria e la Germania dichiararono guerra alla Serbia innescando la prima guerra mondiale, l’Italia rimase al di fuori del conflitto basandosi sulla natura difensiva della Triplice Alleanza che non impegnava gli stati membri nel caso di una iniziativa aggressiva. Fu subito chiaro che l’Intesa poteva promettere all’Italia ben più di quello che volevano offrire gli Imperi Centrali, dato che gli incrementi territoriali ai quali l’Italia era interessata riguardavano soprattutto l’Austria-Ungheria, e che questo impero era restio a fare concessioni a proprie spese. Il patto, composto da 16 articoli, prevedeva che l’Italia entrasse in guerra al fianco dell’Intesa entro un mese.

I primi tre articoli del Patto di Londra ne evidenziano la natura di patto militare. Dal canto suo l’Italia si obbligava, all’art. 2, “ad impiegare la totalità delle sue risorse a condurre la guerra in comune con la Francia, la Gran Bretagna e la Russia contro tutti i loro nemici”. Italia si impegnava infine ad entrare in guerra al più tardi entro un mese dalla firma dello stesso. Non era invece inclusa la città di Fiume, “corpus separatum” della Corona Ungherese, e tale esclusione fu fonte di aspre critiche nell’immediato dopoguerra. 6 e 7, veniva stabilito il destino dei territori albanesi, nonostante si trattasse formalmente di uno Stato sovrano nato tre anni prima su parte dei territori persi dall’Impero ottomano a seguito delle guerre balcaniche. Albania, ad ovest del lago di Ocrida.

Se le disposizioni sull’Albania già presupponevano un drastico ridimensionamento dei territori ottomani in Europa, le clausole successive davano quasi per scontato uno smembramento dell’impero turco alla fine del conflitto: negli artt. Anche nel caso in cui l’integrità territoriale dell’Impero Ottomano fosse stata mantenuta, il patto faceva comunque salvi i diritti di occupazione dell’Italia nella regione mediterranea vicina alla provincia di Adalia qualora le rimanenti Potenze avessero occupato il resto della Turchia asiatica durante la guerra. A chiudere le concessioni a favore dell’Italia del Patto di Londra, l’art. Si trattava in ultima analisi di una norma che lasciava subito poco spazio alle ambizioni coloniali italiane: i cospicui possedimenti tedeschi in Africa sarebbero stati spartiti esclusivamente tra francesi e inglesi, mentre l’Italia si sarebbe dovuta accontentare di lievi correzioni di confine o di graziose concessioni di parti di colonie vicine, il tutto a discrezionalità delle Potenze dell’Intesa. L’articolo 15 affermava: “La Francia, la Gran Bretagna e la Russia appoggeranno l’opposizione dell’Italia a tutte le proposte tendenti ad introdurre un rappresentate della Santa Sede in tutti i negoziati per la pace e per il regolamento delle questioni sollevate dalla presente guerra”. Questo articolo provocò un profondo risentimento nel mondo cattolico.

L’articolo 16 affermava: “Questo accordo verrà mantenuto segreto. L’adesione dell’Italia alla dichiarazione del 5 settembre 1914 dovrà essere resa pubblica solo subito dopo che venga dichiarata guerra da o contro l’Italia. L’azione del governo all’insaputa del Parlamento andava contro la consolidata prassi parlamentare che si era affermata fin dai tempi di Cavour. Il giorno seguente alla concessione dei pieni poteri al governo da parte del Parlamento italiano, ebbero inizio le operazioni militari. Londra, aumentando le richieste con la concessione anche della città di Fiume a motivo della prevalenza numerica dell’etnia italiana nel capoluogo quarnerino.

Le potenze vincitrici furono così libere di proseguire la conferenza di pace senza la presenza italiana. URL consultato il 21 marzo 2017. Figli Spa, 3 novembre 2014, ISBN 978-88-581-1816-0. Hobsbawm, “Il secolo breve”, BUR, Milano, 2007, pp. Rubbettino Editore, 1º gennaio 2003, ISBN 978-88-498-0248-1. South Tyrolean Transformations, 1915-2015, Peter Lang, Oxford-Berna-New York, 2017, ISBN 978-3-0343-2240-9, pp. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1974, p.