Diritti per forza PDF

Anonymous – Prise de la Bastille. Nella Francia del XVIII secolo il potere diritti per forza PDF riposto nella monarchia assoluta di diritto divino rappresentata da Luigi XVI.


Författare: Gustavo Zagrebelsky.

La necessità di risolvere la gravissima crisi in cui la Francia era precipitata non trovò soluzione nell’operato dei successori di Luigi XIV. Egual fallimento ebbero i tentativi di riforma al sistema giudiziario e fiscale. Lo stesso argomento in dettaglio: Stati generali del 1789. In seguito, con uno studio dettagliato della situazione finanziaria, si rese conto che la sua politica economica non era sostenibile e indicò il bisogno di varare delle importanti riforme, in particolare propose un codice tributario uniforme per le proprietà terriere, con il quale tutti sarebbero stati tassati senza eccezioni anche nobiltà e clero. François-Auguste Mignet, i prestiti ammontavano a 1.

646 milioni di livre e c’era un deficit annuale di 46 milioni. Luigi XVI, capendo che Calonne non era in grado di gestire la situazione, il 1º maggio 1787 lo sostituì con il suo principale oppositore, il presidente dell’Assemblea dei Notabili e capo dell’opposizione, Étienne-Charles de Loménie de Brienne, arcivescovo di Tolosa. La società francese era molto cambiata dall’ultima convocazione degli Stati generali nel 1614: all’epoca infatti ognuno dei tre ordini aveva circa lo stesso numero di rappresentanti ed era previsto che si riunissero in camere separate per discutere ed emettere un voto per camera. Tutto ciò animò il dibattito politico durante l’elezione dei deputati. Questo divenne uno degli argomenti principali trattati dagli opuscolisti, fra i quali l’abate Emmanuel Joseph Sieyès che pubblicò l’opuscolo Qu’est-ce que le tiers état?

Luigi XVI, tuttavia, con un decreto reale del 27 novembre 1788, annunciò che agli imminenti Stati Generali avrebbero partecipato almeno un migliaio di deputati, garantendo la rappresentanza doppia per il terzo Stato. Le elezioni vi furono nella primavera del 1789 e vi poterono votare tutti i cittadini maggiori di 25 anni che pagassero una quota prefissata di imposte, e portarono alla selezione di 1201 delegati: 303 per il clero, 291 nobili e 610 per il terzo stato. I 303 delegati del clero, tra i quali si contavano 51 vescovi, rappresentavano appena 100. Un’ulteriore richiesta del terzo Stato fu l’applicazione del voto per testa, con il quale l’assemblea sarebbe stata convocata in un’unica camera e ogni deputato avrebbe disposto di un voto.

Luigi XVI, che aveva acconsentito al raddoppio dei deputati del terzo Stato, non si pronunciò sulla questione e diede la responsabilità di decidere agli Stati Generali stessi. La seduta inaugurale degli Stati Generali ebbe luogo il 5 maggio 1789 a Versailles. Molti esponenti del terzo Stato videro l’ottenimento della rappresentanza doppia come una rivoluzione già pacificamente conseguita ma, con l’utilizzo di un protocollo procedurale sostanzialmente stilato in un’era precedente, fu immediatamente evidente che in realtà era stato ottenuto molto meno. Con i discorsi iniziali di Luigi XVI, del guardasigilli Charles Louis François Paul de Barentin e di Necker, i deputati del terzo Stato non sentirono affatto parlare delle riforme politiche tanto attese, in quanto vennero affrontati unicamente problemi prettamente finanziari.

Comuni decisero di dare inizio ai lavori. L’Assemblea cercò immediatamente di guadagnare i favori degli uomini che possedevano capitale, necessari come fonte di credito per finanziare e consolidare il debito pubblico. La nobiltà, notando l’avvicinamento del clero ai Comuni, indirizzò al re una protesta con la quale ricordava che la soppressione degli ordini avrebbe non soltanto messo in discussione i diritti e il destino della nobiltà ma anche quelli della stessa monarchia. I nobili, che furono i primi a volere la convocazione degli Stati Generali sperando con essi di eliminare l’assolutismo monarchico, ritornavano così a sottomettersi all’iniziativa reale, quale garante della loro stessa sopravvivenza. Il 20 giugno 1789 il re ordinò la chiusura della sala dove si riuniva l’Assemblea con il pretesto di eseguirvi dei lavori di manutenzione, cercando in questo modo di impedire qualsiasi riunione.

Dichiarò che se l’Assemblea l’avesse abbandonato, egli avrebbe comunque fatto il bene del popolo senza di essa. Jean Sylvain Bailly, primo presidente dell’Assemblea nazionale. Il 7 luglio fu eletto un comitato per l’elaborazione della Costituzione. Lo stesso argomento in dettaglio: Presa della Bastiglia. Luigi XVI rispose che lui solo poteva prendere decisioni sui soldati e rassicurò che la loro presenza era una misura strettamente precauzionale. La stampa pubblicò i dibattiti dell’Assemblea, estendendo così la discussione politica alle piazze e ai salotti della capitale. Guardia francese che erano stati imprigionati per essersi rifiutati di aprire il fuoco sulla folla.

11 luglio venne destituito dal re, il quale gli ordinò di lasciare la Francia entro due giorni. La mattina del 13 luglio quaranta dei cinquanta ingressi che permettevano di entrare a Parigi vennero dati alle fiamme dalla popolazione in rivolta. I reggimenti della Guardia francese formarono un presidio permanente attorno alla capitale, sebbene molti di questi soldati fossero vicini alla causa popolare. Pierre-Augustin Hulin prese la guida degli insorti e una folla sempre più numerosa raggiunse la fortezza chiedendo la consegna della prigione. Cercando di evitare un massacro reciproco, Launay ordinò ai suoi uomini di cessare il fuoco e inviò una lettera agli assedianti dove riportava le condizioni di resa, ma queste vennero rifiutate. Il resto della guarnigione fu fatta prigioniera e condotta al Municipio ma lungo la strada, in piazza de Grève, Launay fu preso dalla folla e linciato. Uno degli insorti lo decapitò e infilzò la testa su una picca.

15 luglio 1789 si recò all’Assemblea nazionale dove dichiarò che da quel momento avrebbe lavorato con la Nazione e ordinato alle truppe di allontanarsi da Versailles e da Parigi. Jean Sylvain Bailly, primo sindaco di Parigi. Su richiesta dell’Assemblea il sovrano richiamò Necker al governo. Venne creata la Guardia nazionale, affidata al comando di La Fayette, con il compito di reprimere ogni eventuale tentativo rivoluzionario. La notizia della Presa della Bastiglia si diffuse in tutta la Francia, aumentando la consapevolezza che la forza della popolazione era in grado di supportare le idee dei riformatori. Per sfruttare questo momento a discapito della monarchia, alla Bastiglia venne dato un significato simbolico: rappresentò il potere arbitrario ma vulnerabile del re. Lo stesso argomento in dettaglio: marcia su Versailles.