Diritto Sindacale PDF

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Författare: Gino Giugni.

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L’unica soluzione che avevano i lavoratori era ciò che dettava la logica: coalizzarsi fra loro per evitare lo sfruttamento, recuperando quella forza che individualmente non avevano. In questa maniera nascono le prime organizzazioni sindacali rudimentali. Queste organizzazioni non avevano propria disciplina interna ed erano viste da politici e capitalisti con notevole sfavore, soprattutto per gli strumenti di protesta che cominciavano ad adottare: gli scioperi erano i più diffusi e contrastati. Le prime forme rudimentali di sciopero non erano ovviamente organizzate e decise come le attuali. Erano considerate inoltre come un inadempimento contrattuale all’obbligazione assunta dal lavoratore, che era chiaramente quella di lavorare. L’unico modo per risolvere la controversia era giungere alla stipulazione di un contratto collettivo di lavoro, cioè un accordo sottoscritto dal sindacato e dall’imprenditore e che fissasse il trattamento da applicare ai singoli rapporti di lavoro. Le organizzazioni sindacali intanto cominciavano ad avere una propria struttura interna, al vertice della quale vi era un organo definito in diversi modi, come ad esempio il collegio di probi viri.

Il periodo corporativo dell’evoluzione del diritto sindacale coincide col ventennio fascista: è durante il regime che appare una disciplina relativa. Tuttavia il fenomeno sindacale venne sottratto alla sfera della libera autonomia delle parti e inserito nell’organizzazione dello stato, entrando coerentemente nel fine ultimo del regime fascista in ambito sociale: l’interesse pubblico dell’economia. Nel seppure coerente sistema fascista nasce immediatamente un conflitto inevitabile fra capitale e lavoro. Ogni categoria professionale aveva un proprio sindacato, il quale era un soggetto di diritto pubblico, cioè un organo dello Stato, che contrattava con il corrispondente sindacato fascista degli imprenditori. La libertà sindacale, cioè la libertà dei lavoratori di organizzarsi in forma collettiva nel modo ritenuto più opportuno fu negata ed i lavoratori furono rappresentati per legge dai sindacati istituiti dal regime. Fu istituita, inoltre, una Magistratura del lavoro che aveva competenze giuridiche e, soprattutto, economiche: decideva lei stessa spesso le controversie invece dei lavoratori organizzati. Il corporativismo fascista negava l’esistenza del conflitto di classe, proprio perché secondo l’ideologia sulla quale si fondava, lavoratori e imprese dovevano tendere verso il fine comune del superiore interesse dell’economia nazionale.

L’assetto corporativo viene cancellato formalmente nel 1944, un anno dopo la fine del fascismo, ed esplicitamente abolito con l’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica italiana nel 1948. Fondamentali al riguardo sono gli artt. Mentre il secondo riconosce il diritto di sciopero, il primo getta le basi essenziali e fondamentali dell’attuale diritto sindacale e quindi di tutto il diritto del lavoro, perché introduce il principio fondamentale di libertà sindacale: “l’organizzazione sindacale è libera”, recita il primo comma dell’art. 39 e da questa norma deriva anche il pluralismo sindacale.