Educazione naturale nei servizi e nelle scuole per l’infanzia PDF

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Författare: Laura Malavasi.

Il giardino di una scuola non è un’appendice agli spazi interni da vivere solo con il bel tempo ma è uno spazio complementare e assolutamente necessario in cui i bambini si sperimentano, esplorano e conducono ricerche personali. È un luogo che risponde a un bisogno primario e ancestrale che da sempre colloca l’uomo in relazione con la natura. Questo volume si propone di considerare alcune esperienze di vita, di gioco e di apprendimento all’aperto condotte in servizi per l’infanzia 0/6 anni, per affrontare poi, in chiave formativa, questioni che attraversano i pensieri degli insegnanti i quali molto spesso vivono resistenze e timori nell’approcciare la tematica. Rischio non sempre deve far rima con paura. Ecco allora che ordine, disordine, pulizia, sicurezza, divieto e rischio possono divenire parole chiave che sostengono e arricchiscono le numerose e diverse progettualità quotidiane.

Please forward this error screen to node6-s001. Gli adulti sono aiutanti e guide nel processo di apprendimento. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, nella città di Reggio Emilia, la comunità ed in particolare i genitori e gli educatori avvertivano la necessità di far passare lo spirito di ricostruzione e rinascita anche attraverso l’istruzione e l’educazione dei fanciulli. Loris Malaguzzi si fece portavoce e guida del fervore generale che portò alla creazione e allo sviluppo di un nuovo sistema educativo per bambini piccoli. La prima scuola comunale per l’infanzia fu costruita nel 1963 da un gruppo di genitori volontari, con fondi ricavati dalla vendita di un carro armato, tre autocarri e sei cavalli lasciati dai militari tedeschi in fuga. Fino al 1968, infatti, non ci furono leggi statali relative all’educazione, all’istruzione e alla costruzione di scuole per bambini da 0 a 6 anni. All’inizio degli anni ottanta nacque il primo nucleo dell’attuale Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia, per gestire la rete di servizi educativi offerti alle famiglie, mantenendo integri i tratti distintivi dell’approccio.

Verso la fine degli anni ottanta, la rete di servizi comprendeva più di venti istituti e vedeva l’aumentare progressivo della domanda di servizi da parte della comunità. Tuttavia, i tagli effettuati sui finanziamenti statali a favore degli Enti locali provocarono difficoltà economiche alle istituzioni educative reggiane. Nel 1994 fu fondata l’Associazione Internazionale Amici di Reggio Children, per volere dello stesso Loris Malaguzzi e di un comitato di cittadini, che promuoveva la difesa dei diritti dei bambini, l’organizzazione di eventi culturali anche di portata internazionale e per la diffusione dell’approccio educativo nato trent’anni prima, oltre che a fungere da supporto strutturale per le istituzioni comunali. Negli stessi anni e negli anni successivi, il Reggio Emilia Approach ha avuto diffusione globale ed è stato adottato soprattutto in America. Nel 2002, ad esempio, è nata l’organizzazione North American Reggio Emilia Alliance.

Allo stato attuale, gli scambi sono attivi con : Albania, Bosnia, Kenya, Kosovo, Cuba, Macedonia, Palestina, Senegal, Sahrawi, Serbia e Nepal. Il Reggio Emilia Approach si basa sul bambino come portatore di diritti e di bisogni, sulle sue potenzialità, sulla sua capacità di costruzione della conoscenza. In questo approccio non vi è una metodologia predefinita: si stabiliscono degli obiettivi finali, ma si procede per pianificazioni successive, riconsiderazioni di idee e degli obiettivi di comunicazione. Al bambino non vengono imposte delle strategie o delle metodologie per acquisire conoscenza: esso è libero di scegliere il percorso che più si confà alle proprie esigenze di apprendimento, coadiuvato dagli educatori nel suo svolgimento.

Quello che i bambini imparano non è il risultato automatico di quello che viene loro insegnato. Il bambino, secondo Loris Malaguzzi, è portatore e creatore di conoscenza allo stesso tempo: è fondamentale, quindi, lasciarlo libero di interagire con l’ambiente circostante, ascoltare i suoi pensieri e le sue riflessioni, coglierne il senso e stimolare l’ulteriore approfondimento dei suoi oggetti di interesse. La differenza con la teoria di Piaget, costruttivista anch’ella, è nel fatto che il bambino non è più visto come un costruttore di conoscenza isolato, i cui processi cognitivi sono attivati dalle sole interazioni con gli oggetti, ma come dotato di gran potenziale, attivato dall’interazione con gli oggetti, con l’ambiente, con gli adulti e con gli altri bambini. Per far in modo che l’apprendimento sia basato sulle relazioni, però, l’approccio reggiano consiglia di lavorare con classi di piccoli gruppi, in modo da favorire scambi complessi e l’autoregolazione tra tutti i bambini e da selezionare le attività più adatte e congruenti ai loro bisogni e desideri. In generale, il bambino si trova al centro di una particolare combinazione di attenzioni: ai legami affettivi stabiliti ed alle attività cognitive individuali all’interno delle relazioni sociali. In questo approccio, anche i genitori sono considerati parte attiva della formazione dei bambini. La scuola è un luogo vivibile, dove si possano costruire relazioni, fare ricerca, riflettere e imparare e, soprattutto, stare bene, generando equilibrio e interrelazioni tra insegnanti e bambini, bambini e famiglie, famiglie e insegnanti.