Filosofie in dialogo PDF

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Författare: Claudia Caneva.

Nel contesto contemporaneo dove si parla spesso di “crisi della ragione” e della parola, dell’urgenza di “allargare gli orizzonti della razionalità”, sempre più si sente la necessità di una razionalità dialogica che sappia mettersi in ascolto dell’altro e contrasti un pensiero dallo stile egemonico ed escludente. Con uno sguardo attento alla “polivocità culturale”, gli autori si sono confrontati, e dall’appassionato dialogo tra le diverse culture di provenienza è nata questa ricerca. Il Lexikon è una sorta di “mappa in scala ridotta” dell’immenso patrimonio filosofico universale; non ha la pretesa di essere esaustivo, ma vuol essere un tentativo di trovare sempre sentieri di dialogo. Questo manuale potrà essere utile a studenti, a professori che vorranno insegnare filosofia con un più ampio respiro, ma anche a chi è impegnato nel sociale, nelle scienze umane, nello studio delle religioni.

Motivo: Pochissimi concetti, tutti semplicistici e ampiamente opinabili, praticamente nessun “fatto”. Per contribuire, correggi i toni enfatici o di parte e partecipa alla discussione. Non rimuovere questo avviso finché la disputa non è risolta. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Con filosofie orientali si indicano, in senso lato, le tradizioni speculative del continente asiatico. La trasmissione da maestro ad allievo, che spesso viene considerata tipica delle filosofie orientali, avviene attraverso dialogo e confronto, e non esclusivamente attraverso dogmi: basti pensare ai kōan: enigmi, indovinelli da risolvere mediante ragionamento filosofico e non logico, poiché in un certo senso trascendono la logica. Segue una lista non esaustiva di alcuni tra i più importanti esponenti del pensiero filosofico e religioso di paesi asiatici diversi, le cui tradizioni non hanno avuto necessariamente contatti o continuità.

Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 27 nov 2018 alle 11:58. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Risorgimento nazionale e che sono state conciliate sia con la tradizione cattolica che con la filosofia hegeliana. Per capire le loro due filosofie bisogna metterle in rapporto al positivismo, al marxismo, al cattolicesimo e all’hegelismo. In Italia, industrialmente ancora molto debole e priva di colonie significative, il primo positivismo s’era manifestato in Lombardia con Cattaneo e Ferrari, la cui linea politica di un’Italia federale era uscita sconfitta durante l’unificazione. Riguardo al cattolicesimo, entrambi lo considerano inferiore alla filosofia idealistica e non amano alcuna forma di clericalismo politico, ma ritengono anche che un intellettuale non possa non essere cattolico, quindi rifiutano gli sviluppi ateistici della Sinistra hegeliana.

Riguardo all’hegelismo, la riforma che compiono mira a dare concretezza a una filosofia che a loro appare troppo astratta e metafisica. Di qui l’interesse di Croce per la storia, la letteratura e l’estetica, e l’interesse di Gentile per la politica e l’istruzione scolastica e universitaria. A motivo di questa dura opposizione al positivismo e al socialismo, Croce e Gentile seppero creare un clima d’isolamento nel nostro paese, illudendo gli intellettuali che il loro neoidealismo fosse la migliore filosofia europea. Nel periodo 1830-60 la filosofia italiana e il pensiero politico ufficiale si evolse sotto l’influsso del movimento di liberazione nazionale.

In questo periodo vi furono vari pensatori progressisti come Pisacane e i rappresentanti del primo positivismo italiano: C. Essi appartenevano all’ala repubblicano-democratica del suddetto movimento e avanzarono idee progressiste come ad es. Malgrado il suo moderatismo politico generale, malgrado il fatto che non sia diventata la concezione del movimento democratico italiano, questa corrente fu, in parte, una delle forme in cui si espressero le forze progressiste. In pratica essa riproduceva il processo avvenuto in Germania: l’hegelismo diventava fruttuoso solo per coloro che lo superavano in direzione del materialismo.

Questa forma superficiale di positivismo, debole sul piano metodologico, non poteva reggere il confronto all’inizio del XX sec. Ferri che fu uno dei dirigenti e teorici principali del partito socialista italiano all’inizio del secolo. Il positivismo infatti risultava del tutto inaccettabile ai vecchi gruppi politico-religiosi collegati colla chiesa cattolica. Sul piano della filosofia religiosa ebbero senz’altro maggiore importanza alcuni sistemi oggettivo-idealistici “non ortodossi”, come quelli di B. Quest’ultimo, in particolare, propendeva per il panteismo idealistico, considerando Dio come “ragione infinita” o “principio universale unificatore del mondo” e inoltre, a differenza dell’altro, fu un fiero avversario del fascismo. In ogni caso, nessuna corrente della filosofia religiosa fu in grado di colmare il vuoto aperto dal crollo del positivismo. Per un certo tempo ebbe un certo successo il pragmatismo, diviso in due tendenze abbastanza diverse.

Senza analisi linguistica era per lui impossibile uno sviluppo del pensiero scientifico. Essi proclamavano la distruzione della vecchia filosofia e la costruzione di una “filosofia dell’azione”, volta a trasformare il mondo. Papini e Prezzolini divulgarono il pragmatismo anglo-americano. Le loro idee individualiste e irrazionaliste erano vicine alla filosofia di James e Schiller. Per loro il pragmatismo non era che un metodo di azione e di vita, compatibile con qualunque filosofia e religione. Il carattere estremista, frammentario e superficiale delle concezioni di Papini e Prezzolini non poteva soddisfare l’intellighenzia borghese, alla ricerca di una forma sintetica di sistema ideologico.

Mentre l’altra tendenza pragmatista era per la borghesia troppo accademica e astratta. Le classi dirigenti italiane riuscirono a trovare il compromesso ideologico, all’inizio del secolo, nel neoidealismo hegeliano di Croce e Gentile. Si trattava di un sistema elaborato, sicuramente non banale, la cui sostanza consisteva in una lotta senza quartiere contro il materialismo e il marxismo, nella giustificazione del sistema sociale esistente, nell’unificazione di diversi indirizzi ideologici conservatori, nell’affermazione della cultura borghese laica ma non anticlericale. Croce e del fascismo con Gentile, e dell’imperialismo della borghesia. Al suo nascere, il neohegelismo italiano appare subito consequenziale, battagliero, privo di compromessi.

Croce e Gentile si riproponevano di fondare una filosofia dello spirito puro e conseguente: il primo in forma oggettivo-idealistica, il secondo in forma soggettivo-idealistica. Entrambi negavano risolutamente l’esistenza del mondo materiale. I neohegeliani han sempre ritenuto la filosofia idealistica come l’autentica religione che libera il cristianesimo dal primitivo involucro fantastico-mitologico e ritualistico. Inoltre essi credevano che le religioni tradizionali fossero una tappa nel movimento dello spirito verso la vera religione. Sia Gentile che Croce ritenevano la scienza un’elaborazione astratta, analitica, diretta a un oggetto irreale.