Giambattista Vico nella vita domestica. La moglie, i figli, la casa PDF

Nella mitologia giambattista Vico nella vita domestica. La moglie, i figli, la casa PDF, la guerra di Troia viene narrata come una guerra combattuta tra gli Achei e la potente città di Troia per il controllo dell’Ellesponto. Secondo la tradizione, il conflitto ebbe inizio a causa del rapimento di Elena, la regina di Sparta, ritenuta la donna più bella del mondo, da parte di Paride, principe troiano.


Författare: Fausto Nicolini.

Il marito di Elena, Menelao, grazie all’aiuto del fratello Agamennone radunò un incredibile esercito, formato dai maggiori comandanti dei regni greci e dai loro sudditi, muovendo così guerra contro Troia. Ulteriori fonti di conoscenza possono considerarsi anche le tragedie antiche di Eschilo, Sofocle ed Euripide. Altre citazioni sono reperibili in varie opere della letteratura latina e greca. Per ulteriori approfondimenti si rimanda alla Parte Quarta del presente volume. Scopo del presente libro è quello di narrare gli eventi di questo ciclo mitico, che appassiona da oltre tre millenni, in modo tale da poter essere fruito ed apprezzato anche da chi si avvicina per la prima volta a quella che a ragione è stata definita la Storia delle storie del mondo. Questa frase latina significa letteralmente dall’uovo e quindi, in senso metaforico, da molto lontano, dalle più remote origini.

L’uovo in questione era quello che era stato generato da Leda, dopo essere stata sedotta da Zeus in forma di cigno. Non ce ne voglia Orazio, ma noi riteniamo che per comprendere le origini più remote della storia che ha appassionato per secoli i poeti e i letterati dell’Occidente occorre risalire agli antefatti, per così dire, cosmici degli eventi che seguiranno. Secondo la mitologia greca il sovrano assoluto del Cosmo era Zeus, signore del tuono e del fulmine, il quale tuttavia era riuscito ad assurgere al trono celeste solamente dopo aver sconfitto e spodestato il padre Crono, il dio del tempo. Del resto, lo stesso Crono aveva imposto il suo dominio sull’universo dopo aver mutilato il padre Urano, dio del firmamento. Zeus aveva ordinato a Prometeo di rivelare il nome fatale, minacciando il Titano di terribili vendette e supplizi qualora non avesse obbedito al suo volere. Scizia, perché aveva rubato dall’Olimpo le faville del fuoco, rivelandone il segreto agli uomini. Il titano dichiarò con orgoglio che mai avrebbe reso noto il nome della dea se prima Zeus non si fosse deciso a liberarlo.

Alcuni autori riportano il nome di Tetide, per distinguere la ninfa da Teti, sposa di Oceano e appartenente alla stirpe dei Titani. Peleo era stato diseredato e scacciato dal padre assieme al fratello Telamone per essersi macchiato dell’omicidio del fratellastro Foco. Ftia, di cui aveva ereditato il regno dopo essersi unito in matrimonio con la figlia. Peleo era un sovrano ormai vecchio e stanco, quando venne designato dal sovrano del cielo come futuro consorte di Teti. Le fonti più antiche non ci fanno capire esattamente se la ninfa avesse accolto di buon grado tale decisione: secondo alcuni, ella obbedì sin da subito al volere divino, anche per non inimicarsi Hera, moglie di Zeus, che l’aveva allevata da bambina. Il re di Ftia riuscì comunque a raggiungerla e a stringerla così forte da non consentir alcuna via di fuga alla dea, neppure facendo uso della metamorfosi. Alle nozze di Teti e Peleo, che venne celebrato sul monte Olimpo, vennero invitati tutti gli dèi, maggiori e minori, i quali parteciparono alla cerimonia portando ciascuno un regalo speciale per gli sposi.

Si racconta, ad esempio, che Poseidon offrì in dono una coppia di cavalli immortali, Bàlio e Xanto, mentre il centauro Chirone portò una lancia dalle dimensioni smisurate, che solo il più forte tra i mortali avrebbe potuto scagliare. Sentendosi umiliata, la dea andò su tutte le furie e decise di presentarsi comunque al convito nuziale esclamando con rabbia: — Vi ho portato anch’io il mio dono. Sorse quindi un gran litigio tra le massime dee dell’Olimpo Hera, Pallade Atena e Afrodite, ciascuna delle quali riteneva che quel pomo le spettasse di diritto. Paride, figlio di Priamo, re di Troia, di cui dovremo occuparci più diffusamente. Di Teti e Peleo è doveroso comunque dire che dalla loro unione nacque un figlio maschio, cui venne dato il nome di Achille. Alla sua nascita, un oracolo predisse che sarebbe morto di vecchiaia dopo una vita tranquilla e priva di imprese, oppure giovanissimo su di un campo di battaglia, dopo aver compiuto imprese tali da guadagnarsi l’immortalità attraverso la poesia dei cantori di tutte le epoche.

Spaventata da un tale responso, Teti tentò di rendere immortale il figlio, immergendolo nel fiume Stige e facendolo così diventare invulnerabile. Va comunque detto che la fama della invulnerabilità di Achille è nata in epoca posteriore ad Omero: nell’Iliade e negli altri poemi del Ciclo Troiano infatti, non vi è alcuna traccia di questa leggenda, ragion per cui anche noi ci permetteremo di ignorarla nel proseguimento della nostra storia. Per ora ci basti sapere che il re Peleo, disapprovando i metodi della ninfa del mare, la rimproverò aspramente proibendole di sottoporre ulteriormente il bambino a simili rituali magici: la dea Teti, infuriata, se ne andò sdegnata abbandonando per sempre il marito. Il giovane Achille venne affidato dal padre alle cure del centauro Chirone assieme a quello che sarebbe diventato il suo amico del cuore: Patroclo. Il centauro lo nutriva e lo educava per farne uno degli eroi destinati ad alimentare una delle leggende più affascinanti che la storia ci abbia mai tramandato.

Il tema del ratto ovvero della conquista violenta della sposa non è insolito nella mitologia e ritorna anche nel poema medievale Nibelungenlied, in cui è la stessa Brunilde ad annunciare di voler sposare solo chi saprà vincerlo in battaglia. La leggenda della invulnerabilità di Achille trova un interessante parallelo nella figura dell’eroe germanico Sigfrido, il quale al pari di Achille poteva essere ucciso solamente se colpito alla schiena, in mezzo alle scapole. Peleo, infatti, colpì il suo maestro accidentalmente con una freccia provocandogli una ferita mortale. Vinti dalle preghiere di Achille, gli dèi decisero di accogliere nel firmamento il vecchio centauro, che divenne così la costellazione del Sagittario. Per dirimere la controversia, sorta durante le nozze di Teti e Peleo, su chi fosse la più bella tra le dee dell’Olimpo, Zeus ordinò a Hermes, il messaggero degli dèi, di condurre Hera, Pallade Atena e Afrodite da Paride, un principe troiano che trascorreva la propria vita umilmente come un comune pastore, ignaro delle proprie origini.

Questa fu la ragione per cui la famiglia reale decise di abbandonare alla nascita il principe tra le aspre montagne circostanti, dove tuttavia il piccolo venne ritrovato da un pastore, che decise di allevarlo come un figlio. Quando Hermes e le tre dee apparvero davanti al giovane, Paride stava facendo pascolare come suo solito il suo gregge e non si aspettava certamente di dover fare da arbitro in una disputa tra divinità. Il messaggero degli dèi consegnò al figlio di Ecuba la mela d’oro scagliata dalla dea Eris con tanta rabbia, chiedendogli di consegnarla a quella che gli fosse apparsa come la più bella di tutte. Poiché Paride non sembrava in grado di dare un giudizio nell’immediato, ciascuna delle tre divinità si avvicinò di soppiatto al principe troiano per promettergli doni preziosi in cambio della consegna del frutto della discordia.

Afrodite, invece, gli promise l’amore della donna più bella del mondo. Paride, d’impulso, consegnò la mela d’oro alla dea Afrodite e fuggì via per non incorrere nell’ira delle due divinità che non aveva favorito. Hera e Pallade Atena tornarono nell’Olimpo, sdegnate e desiderose di vendetta: da allora, esse furono acerrime nemiche di tutta la stirpe troiana, mentre Afrodite ne divenne, da allora, la protettrice. Zeus, che gli scagliò rabbiosamente addosso uno dei fulmini forgiati dai Ciclopi, rendendo il figlio di Capi zoppo per il resto della sua vita.