Globalizzazione contro democrazia PDF

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Författare: Antonio Baldassarre.

La moderna democrazia e le conseguenti forme costituzionali sono nate entro i confini del concetto di Stato-nazione, così come nello stesso contesto sono state formulate tutte le fondamentali categorie della democrazia politica: popolo, sovranità, costituzione, rappresentanza-responsabilità, consenso. La globalizzazione economica e politica implica una completa perdita di senso di ciascuno di questi elementi: questo è il tema di fondo del testo del Presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre

Non rimuovere questo avviso finché la disputa non è risolta. Di quello che è stato inizialmente chiamato “popolo di Seattle” non è mai stata data una denominazione unica, data l’enorme varietà e complessità delle organizzazioni che a Seattle si sono incontrate. In altri paesi infatti non si è data una denominazione unica a un tale insieme di elementi di natura tanto eterogenea, oppure sono state usate altre espressioni. Il termine “no-global” nasce nella stampa italiana dal nome “Rete No Global Forum” per contrazione dello stesso.

Nomi alternativi per il movimento vengono usati spesso. In ambito accademico, alcuni autori parlano di Global Justice Movement per sottolinearne due caratteristiche peculiari: il suo essere una rete transnazionale di movimenti sociali e il suo focalizzarsi su diverse aree tematiche che possono essere ricondotte alla più generale richiesta di una giustizia globale. Nel 2002, dopo l’attentato alle torri gemelle e la successiva guerra in Afghanistan, il movimento confluisce in un più ampio movimento pacifista. Le istanze “per un altro mondo possibile” mosse dai manifestanti si mescolano con quelle di opposizione alla politica militare del governo di George W. Noam Chomsky al Forum Sociale Mondiale 2003. Il movimento anti-globalizzazione ha tratto ispirazione da lavori di scrittori e intellettuali di tutto il mondo. Sono considerati autorevoli dal movimento i libri e gli interventi della intellettuale indiana Vandana Shiva, che si batte per l’autodeterminazione dei popoli indigeni e per il rispetto dell’ecologia, minacciate dagli interessi delle grandi industrie.

Per quanto riguarda le problematiche connesse al copyright il movimento in gran parte condivide la visione di Richard Stallman, principale sostenitore del software libero e del contenuto libero come pratiche di condivisione dotate di significato etico e politico. Una delle critiche mosse a questa esperienza politica è quella della mancanza a volte di propositività, dovuta alla presunta impossibilità di coordinare le forze politiche eterogenee che lo costituiscono entro uno schema di progettualità politica di lungo termine. Il movimento è spesso accusato da alcuni di non possedere realismo politico e di essere ideologicamente una collezione di spinte utopiche talvolta incompatibili tra loro. I critici più aspri equiparano invece il movimento a una organizzazione eversiva, quasi terroristica, di estrema sinistra, sebbene tra gli scontenti del nuovo ordine economico globale si annoverino anche militanti di destra e i cattolici della Rete Lilliput. Il movimento in Italia rispecchia la stessa varietà di soggetti presenti a livello mondiale ed europeo.

Le Manifestazioni e i “controvertici” prendono piede in Italia successivamente alle famose contestazioni di Seattle del 1999. L’evento che registra una notevole impennata nel numero di manifestanti è il controvertice del G8 che si tiene a Genova nel luglio 2001. Dopo i fatti di Genova, il movimento italiano partecipa con una rappresentanza cospicua al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre del febbraio 2002, e organizza il Forum Sociale Europeo a Firenze nel novembre 2002. Archibiu de sos documentos Archiviato il 26 settembre 2010 in Internet Archive. 24 aprile 2009 Archiviato il 27 aprile 2009 in Internet Archive. Naomi Klein No logo economia globale e nuova contestazione. Naomi Klein Recinti e finestre Dispacci dalle prime linee del dibattito sulla globalizzazione.

Cristina Artoni Le tribù di Porto Alegre. Materiali per una storia della città antagonista, in Potere e società a Napoli a cavallo del secolo. Omaggio a Percy Allum, a cura di O. Battle in Seattle – Nessuno li può fermare di Stuart Townsend, 2007. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 14 nov 2018 alle 15:23. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Chi ha paura dei diritti umani?

Che cosa è la filosofia sociale? Nell’ambito della riattivazione contemporanea delle risorse critiche interne all’analisi marxista del capitalismo, un posto preminente spetta alla ricerca di Erik Olin Wright, per la sua attenzione al problema della definizione e della registrabilità empirica delle classi. Che fine ha fatto oggi, la classe operaia, e quali speranze ha di costruire un’alternativa al capitalismo? Ne parliamo con Erik Olin Wright, docente di sociologia all’Università del Wisconsin, importante marxista americano contemporaneo, nonché studioso, da oltre 40 anni, delle classi sociali e delle loro trasformazioni. Secondo l’ultimo rapporto Istat, la classe operaia in Italia è morta. La classe operaia è morta, nel XXI secolo?

Ci sono modi di definire la classe operaia secondo cui effettivamente è in declino in termini di percentuale della popolazione. Se si definisce la classe operaia come i lavoratori manuali dell’industria, allora la classe operaia è indubitabilmente in calo in termini di numeri, e forse lo è al punto che la sua morte può essere annunciata dal vostro istituto di statistica. Se esiste ancora, in che forme esiste? La classica idea della classe operaia non era basata solo sul fatto che è dominata dal capitale, ma anche sul fatto che fosse omogenea nelle proprie condizioni di vita. Tutti quelli che erano dominati dal capitale avevano più o meno le stesse condizioni di vita , c’era omogeneità, e c’era un elemento collettivo: quelli che erano dominati dal capitale erano aggregati in grandi unità di produzione.

Le classiche immagini delle grande fabbriche. In che modo questi cambiamenti impattano sull’azione collettiva e sulla prospettiva di un cambiamento politico? Rendono la traduzione degli interessi dei lavoratori in un’identità dei lavoratori più difficile. Nel periodo classico dei concetti di classe e di capitalismo, la traduzione degli interessi in identità avveniva in maniera relativamente facile. C’è sicuramente questa frammentazione sia in termini di produzione, ad esempio tra lavoratori della logistica e precari cognitivi, nella stessa unità di produzione, ma c’è anche una frammentazione identitaria, anche in termini razziali. Penso che il primo compito sia far capire alla gente in maniera più profonda la natura del problema: il problema si basa sui rapporti di potere del capitalismo. Anche se questi rapporti di potere producono conseguenze diverse per diversi gruppi sociali, queste conseguenze derivano dallo stesso problema: i rapporti di potere del capitalismo.