Globalizzazione: nuove ricchezze e nuove povertà PDF

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Riflessioni corali sul tema della globalizzazione e della solidarietà da parte del presidente della Banca Mondiale, di sociologi, economisti e politologi internazionali.

Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Nel seguente testo sull’argomento sociologia è presente una sospetta violazione di copyright. Fondamentali fattori positivi come la riduzione del tasso di povertà e di analfabetismo, l’emancipazione delle donne, le nuove tecnologie a basso impatto ambientale, la diffusione del benessere in molti paesi, possono orientare questa fase di grande sviluppo verso forme più civili della convivenza umana. Nel 1960 le aspettative di vita media della popolazione mondiale era di 50 anni.

Di grande importanza sociale è la rapida crescita della scolarizzazione delle donne e la loro progressiva emancipazione e crescente presenza nel mondo del lavoro. Asia che comprende la Cina e il Giappone. Solo in pochi paesi, situati soprattutto nell’area subsahariana, la crescita del PIL procapite è stata molto lenta. Lo stesso argomento in dettaglio: Globalizzazione. Questo dato dà la misura dell’intensità dell’interconnessione che lega gli Stati del mondo intero.

Di conseguenza, individui e comunità percepiscono un elevato grado di insicurezza che si diffonde a ogni livello di vita. Moltiplicando la crescita della popolazione con la crescita del reddito procapite e dei consumi, si ha la misura dell’impatto che in pochi decenni ha raggiunto i limiti della sopportabilità ambientale. Il vertiginoso sviluppo della popolazione e dei consumi globali mette a rischio la continuità delle forme attuali di civiltà e convivenza sociale e l’abitabilità del nostro pianeta. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 28 lug 2018 alle 15:30. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Colonna di luglio in Place de la Bastille, scritto durante lo sciopero generale del 28 marzo 2006. Se si ritiene che la spina dorsale della civiltà occidentale risieda nella produzione materiale di beni e nella massimizzazione del profitto secondo il modello di economia di mercato, parlare di decrescita significa immaginare non solo un nuovo tipo di economia, ma anche un nuovo tipo di società.

Nata come una critica alle dinamiche economiche prevalenti, attorno al progetto della decrescita si articola ormai un insieme variegato di proposte e riflessioni. Serge Latouche è uno dei principali sostenitori della teoria della decrescita. Le idee sostenute dai teorici della decrescita contemporanei affondano le loro radici nel pensiero di alcuni autori come Ruskin, Thoreau e Tolstoj. Georgescu-Roegen è considerato uno dei precursori della decrescita, quantomeno per quanto attiene la questione dei limiti ecologici.

Sul tema della decrescita si è sviluppato un complesso di idee sostenuto da movimenti culturali alternativi, anti-consumisti, anticapitalisti ed ecologisti. Queste idee intendono proporre modelli culturali alternativi al consumismo e superare il principio della crescita economica. Questa idea è in contrasto con il “senso comune” della società cosiddetta “moderna”, che identifica la crescita del PIL con l’aumento del livello di vita. Il miglioramento delle condizioni di vita deve quindi essere ottenuto non con l’aumento dei consumo di merci ma con il miglioramento dei rapporti sociali, dei servizi collettivi, della qualità ambientale. Il sistema produttivo ed economico, che dipende da risorse non rinnovabili, è basato sulla crescita illimitata del PIL, ma i principi della termodinamica e la limitatezza delle risorse materiali ed energetiche presenti nella Terra contraddicono tale modello. Non v’è alcuna prova della possibilità di separare la crescita economica dalla crescita del suo impatto ecologico.

La ricchezza prodotta dai sistemi economici non consiste soltanto in beni materiali e servizi privati: esistono altre forme di ricchezza pubblica e sociale, come la salute degli ecosistemi, la qualità della giustizia, le buone relazioni tra i componenti di una società, il grado di uguaglianza, il carattere democratico delle istituzioni, il welfare, e così via. La sola crescita materiale, misurata secondo indicatori monetari, solitamente non considera queste altre forme di ricchezza. Lo sviluppo basato sulla crescita ha dimostrato di accrescere l’ineguaglianza sociale, concentrando ricchezze nelle mani di pochi anziché generare maggior benessere e aumentare gli standard di vita. Per la decrescita l’aggettivo “sostenibile” allude alla proposta di organizzarsi collettivamente in modo che la diminuzione della produzione di merci non riduca i livelli di benessere.

La teoria della decrescita non implica evidentemente il perseguimento della crescita negativa ma si pone come mezzo per la ricerca di una qualità di vita migliore. L’impronta ecologica è un indicatore espresso in “ettari di superficie terrestre” che misura l’impatto della popolazione in un territorio. Tale indicatore mette in relazione la capacità delle superfici terrestri e marine di produrre materie prime e di assorbire i rifiuti, e i consumi della popolazione. Il concetto di decrescita si fonda sull’ipotesi che produrre di più implichi il consumo di energia e materie prime, mentre diminuisce l’importanza della forza lavoro sostituita dalle macchine. Questa analisi è considerata fallace da coloro che affermano che il progresso tecnologico ci consente di produrre di più con meno, fornendo maggiori servizi.

Questa voce o sezione sull’argomento economia non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. Smith e Marx sono appropriatissime per citare il loro pensiero, ma non possono certo essere considerate come fonti principali per controversie su una corrente di pensiero evolutasi praticamente un secolo dopo! Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili secondo le linee guida sull’uso delle fonti. I marxisti distinguono tra due tipi di crescita: quella che è utile agli uomini, e quella che esiste solo per aumentare i profitti delle imprese. Essi ritengono che siano la natura e il controllo della produzione a essere determinanti, non la sua quantità.