Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici PDF

Jump to navigation Jump to search Gulag. 2003 scritto dalla giornalista e scrittrice statunitense Anne Applebaum, pubblicato in Italia nel 2004 da Mondadori. Il libro tratta la storia dei campi di concentramento sovietici, denominati gulag dal nome dell’ufficio direttivo di quell’ampia e variegata rete di strutture di detenzione e sfruttamento umano che al suo massimo sviluppo arrivò ad ospitare più di due milioni e mezzo di persone, vedendo transitare in veste di detenuti almeno 18 milioni di individui, e finendo per costituire un elemento importante per gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici PDF’economia del paese. L’opera è divisa in tre parti principali.


Författare: Anne Applebaum.

L'”arcipelago Gulag”, l’ampia e fitta rete di campi di concentramento sovietici, è affiorato alla coscienza del mondo solo nel 1973, con la pubblicazione del romanzo autobiografico di Aleksandr Solzenicyn. Da allora, e in particolare dopo il crollo dell’Unione Sovietica, documenti a lungo tenuti nascosti hanno gettato nuova luce sul ruolo svolto dal gulag: oltra a essere lo strumento repressivo di ogni forma di opposizione politica e sociale, esso fu l’arma segreta di Stalin, che fece del lavoro coatto la base dell’industrializzazione del paese. In questo libro Anne Applebaum ricostruisce il sistema sovietico dei campi, dalla sua nascita subito dopo la Rivoluzione d’ottobre al suo smantellamento negli anni ottanta.

Nella prima, viene descritta la nascita dei campi di detenzione del giovane regime comunista sovietico, a partire dai primi esperimenti post rivoluzionari, caratterizzati da una notevole disorganizzazione ed approssimazione, in cui la violenza e la prevaricazione nascevano dall’arbitrio, e non da specifiche direttive. La seconda parte del libro narra le storie di chi finiva nel “tritacarne”, attraverso le loro testimonianze, a partire dal momento dell’arresto, atto arbitrario in cui l’individuo veniva privato di ogni diritto, attraverso il rito grottesco dell’interrogatorio e del processo-farsa, seguito dall’immancabile condanna. La terza parte del libro riprende la cronistoria dei gulag dal periodo della seconda guerra mondiale, quando la capacità produttiva dei campi venne messa al servizio dello sforzo bellico, portando i tassi di mortalità ai massimi storici, per la contemporanea diminuzione di cibo, l’aumento del lavoro e l’inasprimento delle condizioni dei detenuti. Luisa Agnese Dalla Fontana, Mondadori, 2004, ISBN 88-04-52651-3. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 30 set 2018 alle 09:57.

Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Questa voce o sezione sull’argomento storia è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. Questa voce o sezione sull’argomento storia è ritenuta da controllare. Durante il periodo degli zar i campi erano probabilmente usati per i detenuti politici anti zaristi e personaggi scomodi. 63 dell’OGPU, ai sensi dell’ordinanza 22, p. 48, del Sovnarkom, in data 7 aprile 1930, e fu rinominato con la sigla Gulag in novembre. Durante la seconda guerra mondiale la popolazione dei campi di concentramento diminuì significativamente a causa della “liberazione” di massa di centinaia di migliaia di prigionieri arruolati e inviati direttamente al fronte, ma soprattutto a causa di una vertiginosa crescita della mortalità nel 1942-43.

Con le grandi purghe dello stalinismo, tra il 1937 e il 1953 i reclusi crebbero in modo esponenziale. Lo Stato continuò a mantenere il Gulag per un certo periodo dopo la morte di Stalin nel marzo del 1953. Il successivo programma di amnistia fu limitato a coloro che dovevano trascorrere al massimo cinque anni. Pertanto furono liberati soprattutto i condannati per reati comuni. 44-16 del Presidio del Consiglio Supremo dell’Urss, per risorgere col nome di KGB. Nel corso degli anni furono coniati diversi acronimi per gli istituti di direzione. Dopo l’iniziale creazione del Gulag nel 1926, man mano le varie organizzazioni confluirono al suo interno sotto il controllo dell’NKVD.

In occidente, il termine Gulag era ampiamente diffuso sui giornali fin dagli anni quaranta e, in contesti più limitati, dagli anni trenta. Un nome colloquiale per un incarcerato in un Gulag sovietico era “zeka”, “zek”. Il termine è ancora usato colloquialmente senza alcuna connessione coi campi di lavoro. In aggiunta alla categoria più comune di campi nei quali si praticavano lavoro fisico pesante e vari tipi di detenzione, esistevano anche altre forme.

Questa pratica divenne comunissima dopo lo smantellamento ufficiale del sistema del Gulag. Queste categorie erano considerate improduttive e spesso soggette a molti abusi. 43 campi dell’Unione Sovietica nei quali i prigionieri furono “forzati a lavorare in condizioni pericolose e insane responsabili di una morte certa”. I campi erano inizialmente ubicati in luoghi ritenuti idonei a facilitare l’isolamento dei prigionieri. I monasteri remoti erano di frequente riutilizzati come siti.

Siberia alcuni erano delimitati da semplici pali. La fuga veniva scoraggiata dalla durezza degli elementi, nonché dai cani della polizia presenti in ogni lager. In alcuni casi, interi gruppi di detenuti venivano deportati in un nuovo territorio con scorta limitata di risorse e abbandonati all’alternativa di costruire un nuovo campo o morire. Spesso, solo dopo tentativi falliti, un’ondata di ulteriori coloni riusciva a sopravvivere agli elementi. L’area lungo il fiume Indigirka era conosciuta col nome di Gulag dentro il Gulag. 1929 e il 1953 fu di circa 18 milioni. Nell’ambito più ampio dei “lavori forzati”, si devono aggiungere circa 4 milioni di prigionieri di guerra, 700.

Il numero di morti è ancora oggetto di indagine: una cifra provvisoria è 2. Questa voce o sezione sull’argomento storia contemporanea non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. Il taglio e trasporto del legname e il lavoro in miniera erano le attività più comuni e più dure. In una miniera la quota di produzione pro capite poteva raggiungere i tredicimila chili di minerale al giorno. Mancare la quota significava ricevere minori razioni di sostentamento, un ciclo che di solito causava conseguenze fatali, passando attraverso la spossatezza e devitalizzazione.

I detenuti erano spesso costretti a lavorare in condizioni disumane. Le condizioni di lavoro erano talmente insopportabili che alcuni prigionieri si provocavano volontariamente gravi lesioni o addirittura amputazioni pur di restare a riposo per un certo periodo. Gli amministratori rubavano ordinariamente dagli accantonamenti per guadagno personale e per ottenere favori dai superiori. Di conseguenza, i reclusi erano costretti a lavorare ancora più duramente per colmare la differenza. In alcuni campi si praticava la selezione per eliminazione: quando i prigionieri si allineavano per il turno di lavoro, all’ultimo che si presentava si sparava come monito per gli altri, oppure gli si negava la razione giornaliera di cibo. Essendo stati in funzione per quasi quarant’anni ed avendo coinvolto molti milioni di persone, l’impatto dei lager sull’immaginario comune è stato enorme. Il libro Arcipelago Gulag di Aleksandr Solženicyn, pubblicato negli anni settanta, è il lavoro più noto sull’uso del Gulag come strumento di repressione governativa su larga scala.

Alla fine degli anni venti la conoscenza dell’argomento in Occidente era piuttosto diffusa in seguito alla letteratura e a numerosi articoli comparsi sulla stampa tedesca, francese, britannica e americana. Il campi sono diventati un argomento di grande influenza nel pensiero russo contemporaneo ed una parte importante del moderno folklore russo. Le memorie di Aleksandr Solženicyn, Varlam Šalamov, Evgenia Ginzburg, Gustaw Herling, tra gli altri, sono diventate un simbolo di sfida alla società sovietica. Documenti di stato sovietici dimostrano che tra i fini del Gulag c’era la colonizzazione di aree remote scarsamente popolate. A questo scopo, fu introdotta la nozione di “libero insediamento”. Anche questo servizio fu un’eredità del sistema del katorga.

Agli ex detenuti in un campo o in prigione era proibita una vasta gamma di occupazioni. L’occultamento di un precedente imprigionamento era un reato processabile. Gli ex detenuti politici erano un fastidio per il “Primo Dipartimento”, terminali della polizia segreta in tutte le imprese ed istituzioni, in quanto dovevano essere tenuti sotto controllo. Molti rilasciati non potevano stabilirsi a meno di cento chilometri dalle grandi città. Dopo lunghi periodi di detenzione, molti avevano perduto le precedenti capacità lavorative e i contatti sociali. Nel novembre 1991 il nuovo parlamento russo, la Duma, emanò la “Dichiarazione dei diritti e delle libertà dell’individuo” che garantì, in punto di principio, tra le altre libertà, il diritto di dissentire dal governo. Storie di uomini giusti nel Gulag, ed.