I comportamenti giovanili nelle relazioni e nel disagio PDF

Please forward this error screen to aegir. Il dandismo è un comportamento diffusosi durante la Reggenza inglese e la Restaurazione francese. Proprio dei dandies, consiste in un’ostentazione di eleganza dei modi e nel vestire, caratterizzato da forme di individualismo esasperato, di ironico distacco dalla realtà e di rifiuto nei confronti della mediocrità borghese. Il fenomeno del dandismo è stato da alcuni interpretato come puramente superficiale e riguardante unicamente I comportamenti giovanili nelle relazioni e nel disagio PDF moda.


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L’adolescenza, età difficile per definizione, riverbera alcuni dei suoi tratti problematici su tutto il tessuto sociale. Se ormai da tempo, però, l’età adolescenziale ha smesso di essere ritenuta fenomeno da considerare esclusivamente attraverso la lente della psicologia individuale, soltanto in tempi più recenti quella dei bisogni e del disagio degli adolescenti è stata assunta come area problematica di cui debba farsi carico anche l’azione di governo locale. Le istituzioni locali rivestono infatti, oggi, un inedito protagonismo che le pone in prima linea anche nella gestione di questioni come quella del malessere giovanile e della sua prevenzione, in passato tradizionalmente delegate ad agenzie educative quali la famiglia e la scuola. Questo volume presenta i risultati di una dettagliata ricerca condotta sul territorio della Provincia di Siena, e cerca di mostrare come l’attenta sensibilità degli amministratori provinciali nel monitorare, anche negli strati più giovani della cittadinanza, abitudini, stili di vita, segni di disagio, percezione di comportamenti e valori, desideri e aspettative rappresenti il prerequisito essenziale per predisporre interventi efficaci e durevoli a favore non soltanto dei “cittadini di domani”, ma anche della qualità della vita della stessa popolazione adulta che inevitabilmente nelle nostre città si trova ad interagire, qualche volta in maniera problematica, con il pianeta-adolescenti. Prefazione di Fabio Ceccherini.

Il dandismo appare in periodi di transizione in cui la democrazia non è ancora del tutto potente e l’aristocrazia ha appena iniziato a vacillare e cadere. Il dandy infatti ricorda nello stile di vita l’honnête homme del Settecento, ma la condizione storica lo obbliga a delle sostanziali differenze: egli vive infatti in una società democratica dove non si distingue per una posizione di rilievo. Questa ribellione si esprime in termini di insolenza e impertinenza verso tutto ciò che il dandy giudica volgare ma mai comunque di aperta trasgressione, accettando quindi comunque le regole del mondo in cui vive a un livello superficiale in quanto ambiente senza il quale non potrebbe esistere. Brummell, che rappresentò il modello principale di dandismo e fu considerato un arbitro di eleganza per l’epoca.

Con successive variazioni l’atteggiamento dandy divenne poi diffuso tra i giovani, gli artisti, i poeti, gli scrittori e gli ufficiali di molti eserciti europei. Brummell stabilì l’immagine di una vita notevole per la sua maestria sociale: partendo da una condizione non aristocratica, condusse la sua vita in modo da essere sempre rispettato, temuto e ammirato. Ciò che lo distingueva era ostentazione, annoiata superficialità, aria di superiorità e raffinatezza nel gusto. L’habitat suo e di tutta la schiera di dandy, creatosi soprattutto in Inghilterra attorno a lui, erano le occasioni di vita in società frequentate da un’élite esclusiva: clubs, balli privati, soirées, club di scommesse e saloni eleganti. La stessa promenade del pomeriggio diventava un regolare sfoggio di sé, con visite occasionali ai negozi maggiormente alla moda. La sua eleganza non si basava semplicemente sul suo aspetto ma anche sulle sue pose, i suoi comportamenti sociali e soprattutto sul suo modo di fare conversazione: essenziale, acuto, spesso snob, dotato di humour superficiale e di rapidi botta e risposta.

Un altro dandy celebre di questo periodo è da considerarsi anche il poeta Lord Byron, il quale fuse il modello diffuso da Brummell col Romanticismo, aggiungendovi l’elemento esotico, eccentrico, in cui la posa del dandy appariva casuale, sciolta e talvolta quasi selvaggia. Il dandismo trova terreno fertile soprattutto in Francia dopo la Restaurazione, sempre seguendo il modello di Beau Brummell con l’aiuto di una già diffusa mode à l’anglaise. La figura del dandy subisce l’influenza di quella del bohémien. Si diffonde tra i dandy francesi soprattutto la moda dell’abito ampio e nero e in generale l’utilizzo del colore scuro. Anche per Wilde l’abbigliamento doveva mirare a stupire.

In particolare col riportare in voga i pantaloni alla lunghezza del ginocchio, non più comuni da diverso tempo, scandalizzò l’opinione pubblica legata alle convenzioni dell’epoca vittoriana. Più tardi, abbandonò lo stile stravagante per uno più classico, mantenendo comunque il suo senso di stile e di sottile innovazione. Col tramonto del movimento dell’Estetismo, il fenomeno dandy perse il suo contesto filosofico-letterario e, soprattutto per i processi di socializzazione e democratizzazione avvenuti nel Dopoguerra, le sue motivazioni sociali più profonde. Può essere rilevata una nuova forma di dandismo nella società contemporanea globalizzata, come esasperazione del modo di vestire che faccia da protesta silenziosa verso una società non apprezzata. Col diffondersi del fenomeno infatti molti tentarono di approcciarvisi assumendone le caratteristiche esteriori, quali l’abbigliamento e gli atteggiamenti più evidenti.