I licenziamenti individuali e collettivi nella giurisprudenza della cassazione PDF

Viene anche identificato con il termine in lingua inglese downsizing quando lo scopo è l’aumento della competitività dell’azienda. La materia venne dapprima disciplinata dallo statuto dei lavoratori e successivamente dalla legge 23 luglio 1991, I licenziamenti individuali e collettivi nella giurisprudenza della cassazione PDF. 223 promulgata dopo la condanna dell’Italia inflitte dalla Corte di Giustizia Europea per la mancata attuazione della direttiva n. La legge 28 giugno 2012, n.


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I licenziamenti collettivi non vanno confusi con i licenziamenti individuali plurimi, licenziamenti individuali rivolti a più persone nell’ambito dell’azienda. La differenza sostanziale sta nel fatto che i secondi non prevedono limiti e causali, ma al contrario prevedono la dimostrazione da parte del datore di lavoro di non poter più impiegare oggettivamente il personale, operazione che manca nei licenziamenti collettivi. Il licenziamento collettivo dichiarato illegittimo non può convertirsi in licenziamenti individuali plurimi per giustificato motivo oggettivo. Successive sentenze della Corte di Cassazione hanno esteso il divieto di conversione a tutti i casi di licenziamento collettivo. Questa giurisprudenza consolidata agisce in combinato disposto con la legge n.

1991, più volte emendata nel 2012-2014-2016 e ancora vigente, la quale dispone che, ove sussistano i requisiti dimensionali e di bilancio stabiliti dalla legge, la procedura di licenziamento collettivo sìa l’unica via applicabile. Diversamente a quanto avveniva prima dell’entrata in vigore della L. Sarebbe invece decisivo, ai fini della qualificazione del licenziamento collettivo, il dato numerico e temporale indicato dall’art. Lo stesso argomento in dettaglio: Jobs Act. Il Jobs Act prevede che gli assunti dopo il 7 marzo 2015 si applichi la reintegrazione nel posto di lavoro, nel caso in cui il licenziamneto sia comunicato senza la forma scritta.

La violazione degli obblighi di informativa, consultazione sindacale, applicazione di criteri di scelta concordati con la RSU ovvero previsti per legge, danno luogo soltanto ad un risarcimento di tipo economico. La semplificazione a vantaggio delle imprese è solo apparente. Il lavoratore, ovvero le organizzazione sindacali, possono comunque ricorrere in giudizio in caso di licenziamenti collettivi in violazione di una procedura concordata e con criteri oggettivi di scelta dei lavoratori, presentandoli come una serie di licenziamenti individuali plurimi di tipo discriminatorio, che beneficiano della tutela reale piena, come accadeva prima della riforma. In questo senso, la precedente forte procedimentalizzazione del licenziamento collettivo, con l’obbligatorio coinvolgimento dei sindacati, rappresentava un valido filtro alla dimensione del contenzioso giuslavoristico. L’onere di provare l’effettiva soppressione del posto, il nesso di causalità con l’attività del lavoratore licenziato, e la sua inutilizzabilità in altra mansione, sono stati introdotti prima ancora della legge n. Il diritto di prelazione all’assunzione da parte del lavoratore licenziato si ritrova all’art. La Corte di Cassazione con sentenza n.

Il licenziamento collettivo riguardava i lavoratori di un singolo reparto che venivano reintegrati ex art. 1991, il criterio cosiddetto della “pensionabilità” non è più il criterio prioritario di scelta. Il criterio della “pensionabilità” consiste nella scelta delle persone da avviare in mobilità fra quelle che hanno un’anzianità sufficiente per accedere a una pensione, di anzianità o di vecchiaia, durante o al termine del periodo di mobilità. La legge introduce forti sgravi fiscali per le imprese che assumono lavoratori iscritti alle liste di mobilità. Nell’ambito del diritto del lavoro sono numerosi gli esempi in cui la legge vale, salvo diverso accordo fra le parti sociali. Parte della giurisprudenza ritiene che questi accordi comunque debbano rispettare e integrare le leggi vigenti. La “pensionabilità” è il criterio contrattuale più diffuso negli accordi fra sindacati e datori di lavoro.