I messaggi di Roland PDF

Agostino Carracci, Frontespizio della prima I messaggi di Roland PDF illustrata della Gerusalemme Liberata, 1590. La Gerusalemme Liberata è il maggiore poema eroico di Torquato Tasso.


Författare: Jean Prieur.

Storia di un ragazzo francese che ripropone il mistero della sopravvivenza post-mortem.

La Gerusalemme liberata vera e propria, completata dall’autore nel 1575, fu pubblicata a Venezia senza l’autorizzazione del poeta nell’estate del 1580 da Celio Malespini con il titolo di Goffredo, presso l’editore Cavalcalupo. L’edizione presentava molti errori e soltanto quattordici canti. L’anno successivo l’opera sempre lontano dal controllo del suo autore, ancora rinchiuso nell’Ospedale di Sant’Anna, fu pubblicata integralmente presso l’editore Viotti per cura di Angelo Ingegneri prima a Parma e poi a Casalmaggiore. Uscito da Sant’Anna per mediazione del principe di Mantova Vincenzo Gonzaga, il poeta rimise mano all’opera e la riscrisse da cima a fondo: espungendo gran parte delle scene amorose, accentuando il tono religioso e epico della trama, eliminando alcuni episodi. La prima edizione illustrata della Gerusalemme Liberata fu stampata a Genova nel 1590. Il volume comprende venti incisioni con scene del poema, in parte di Agostino Carracci e in parte di Giacomo Franco, tratte da disegni di Bernardo Castello. Nel 1565 Tasso arrivò alla corte di Ferrara e poté godere di piena tranquillità così da potersi dedicare, come già Ariosto e Boiardo, alla composizione di un poema epico per la casata d’Este.

Anche dopo le vicende editoriali travagliate dei primi anni Ottanta, descritte più sopra, Tasso continuerà a non essere soddisfatto del testo lamentando di non averlo mai reso conforme alla sua volontà. Mentre la sua fama dilagava, il poeta, già nel carcere di Sant’Anna, pensava ad un rifacimento dell’opera intera. Vi lavorò assiduamente dopo la scarcerazione licenziando nel 1593 a Roma la Gerusalemme Conquistata, opera complessa e perfettamente coerente al modello omerico e al cattolicesimo tridentino, che il Tasso chiamò ‘la sua figlia prediletta’, sebbene sia un’opera praticamente ignota ai lettori successivi. I cristiani accettano di eleggere Goffredo loro capo supremo e si mettono in marcia verso la Città Santa. Nascono i primi scontri, e tra i cristiani si distinguono Rinaldo e Tancredi, tra i pagani Clorinda e Argante. Dall’alto delle mura, assiste allo scontro la principessa Erminia che comunica al re di Gerusalemme Aladino i guerrieri cristiani più forti. Il giorno del duello arriva e poiché Tancredi è scomparso viene sostituito da Raimondo di Tolosa, aiutato da un angelo.

I diavoli a loro volta aiutano il musulmano e trasformano il duello in battaglia generale. Rinaldo e Armida, olio su tela di Francesco Hayez, 1812, Venezia, Gallerie dell’Accademia. L’idea di scrivere un’opera sulla prima crociata è mossa da due obiettivi di fondo: raccontare la lotta tra pagani e cristiani, di nuovo attuale nella sua epoca, e raccontarla nel solco della tradizione epica-cavalleresca. Sceglie la prima crociata in quanto è un tema non così ignoto al tempo da lasciar pensare che fosse inventata, ma anche adatto all’elaborazione fantastica.

Tasso cercherà di intrecciarlo con temi più leggeri, senza però sminuire l’intento serio ed educativo dell’opera. Nel poema si intrecciano due mondi, l’idillico e l’eroico. Goffredo di Buglione è il personaggio principale che raduna i cavalieri cristiani e li guida alla liberazione di Gerusalemme. Il centro dell’opera è l’assedio di Gerusalemme difesa da valorosi cavalieri. Da un lato i principali cavalieri cristiani tra cui Tancredi e Rinaldo dall’altro il Re Aladino, Argante, Solimano e Clorinda. Una serie di vicende si intrecciano nell’opera e ci sarà sempre il dualismo tra Bene e Male, e sebbene ci sia anche qui la magia, l’intervento sovrumano è dato da Cielo ed Inferno, angeli e demoni, intrecciate con suggestioni erotico-sensuali.

Si ripropone quindi quel dissidio irrisolto tra tensione religiosa e amore terreno al quale la poesia da Petrarca in poi si era ampiamente ispirata. Tasso afferma che la poesia può unire al “vero” il “verosimile”, a condizione di mantenere una coerenza storica nello sviluppo complessivo della vicenda. La storia, ricondotta nell’alveo dell’intervento provvidenziale di Dio, permette di realizzare lo scopo educativo e, per conseguire il diletto, che per Tasso è l’altro fine irrinunciabile, l’elemento “meraviglioso” sarà anch’esso di impronta cristiana, consisterà cioè nella partecipazione di angeli e demoni. La magia di Ariosto è fiabesca, quella di Tasso ha un fine, è ricondotta al contrasto tra bene e male. Nei Discorsi del poema eroico Tasso parla della “autorità della storia” e della “verità della religione” come elementi di base del poema epico-cavalleresco. Un anno dopo la nascita di Tasso era stato indetto il Concilio di Trento, tappa fondamentale del processo controriformistico.

La Chiesa manifestava l’ardente necessità di orientare gli intellettuali al fine di difendere l’ortodossia cattolica contro le confessioni riformate. L’esigenza del richiamo ai valori religiosi è insita nel fine pedagogico della sua Gerusalemme liberata. Il poema è teso non al solo delectare, ma al docere: i cristiani allora dovevano riscoprire la propria compattezza, combattendo per difendere la propria fede dalle minacce esterne, ovvero i Turchi, ed interne, ovvero le spinte disgregatrici figlie della riforma luterana. Per il Tasso, vero manierista, conciliare, in sé e nelle sue opere, lo spirito rinascimentale morente con la tensione religiosa significava conciliare l’unità con la varietà. A livello stilistico la molteplicità delle situazioni doveva essere governata da una trama unitaria e compatta in cui i diversi elementi si combinavano in una fitta rete di rapporti e di corrispondenze.