I segreti dei giardini Hanbury PDF

Durante i diversi bombardamenti aerei e navali di entrambe le parti si registrarono complessivamente 54 morti tra i civili italiani e 143-144 civili morti e 136 feriti nella popolazione francese. Lo stesso argomento in dettaglio: Entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale. Nell’agosto 1939 Mussolini fu messo di fronte alla scelta di scendere o meno in campo a fianco di Adolf Hitler, ma conscio dell’impreparazione del proprio esercito e dell’industria italiana, optò per l’I segreti dei giardini Hanbury PDF posizione di non belligeranza, che mantenne fino al giugno 1940.


Författare: Andrea Becca.

Ventimiglia, marzo 1882. Sua Maestà la Regina Vittoria si sta recando in visita ai giardini di sir Hanbury in Italia. Il giardino è stato progettato da un eccentrico parvenu inglese, realizzato da un prussiano repubblicano e gestito da un capo giardiniere garibaldino. Due pericolosi ribelli irlandesi sono nascosti nella zona. Come se non bastasse, sul giardino stanno circolando strane e inquietanti voci su presunte misteriose guarigioni. Sua Maestà è in evidente pericolo. Un giornalista del Times viene inviato in avanscoperta per valutare i possibili rischi per l’incolumità della regina.

Le risposte di Mussolini a entrambi i messaggi confermarono che il duce voleva rimanere fedele alla scelta fatta con l’alleanza con la Germania e agli obblighi “d’onore” che essa comportava, ma privatamente non aveva ancora raggiunto la certezza sul da farsi e se nemmeno se fosse venuto il momento giusto per intervenire. La prospettiva di una guerra in Europa fu accolta con scarso entusiasmo dai gruppi industriali italiani e da una buona parte degli stessi vertici fascisti, sebbene le più alte personalità del regime, non escluso il sovrano, avevano approvato la linea di condotta tracciata da Mussolini il 31 marzo 1940, che prevedeva di entrare in guerra il più tardi possibile, in modo da sfruttare la situazione e evitare una guerra lunga e insopportabile per il paese. In caso di guerra i preparativi vennero delineati nel piano P. Le truppe italiane schierate al confine risultavano impreparate sotto ogni aspetto: la stragrande maggioranza non era motivata da alcun odio contro il nemico, non era addestrata a impieghi specifici come l’assalto a opere fortificate o l’aviotrasporto, i serventi delle batterie dei forti non avevano ricevuto le relative tavole di tiro e all’inizio delle ostilità moltissime unità vennero schierate senza essere al completo. Attaccare la Francia dalle Alpi sarebbe come pretendere di sollevare un fucile afferrandolo per la punta della baionetta. Tra il 21 e il 24 giugno il contributo della Regia Aeronautica fu comunque molto scarso: su 285 apparecchi da bombardamento che si alzarono sulle Alpi, più della metà ritornarono alla base senza aver individuato gli obiettivi.

Evidentemente Mussolini e i comandi militari ritenevano che il crollo della Francia fosse vicino ma non imminente se l’ordine 1875 dava dieci giorni di tempo per preparare l’offensiva, ma alle 03:00 della notte fra il 16 e il 17 giugno giunse a Berlino la richiesta del governo francese di far conoscere le condizioni di armistizio. Hitler per comunicargli che non vi avrebbe partecipato. Mappa dell’invasione tedesca della Francia, in basso a destra sono indicate le direttrici dell’attacco italiano sulle Alpi. L’offensiva italiana scattò all’alba del 21 giugno 1940 e 21 divisioni iniziarono a muoversi contro le 6 divisioni francesi schierate a difesa del territorio francese. Lo stesso argomento in dettaglio: armistizio di Villa Incisa e occupazione italiana della Francia meridionale. Dopo aver ricevuto la domanda di armistizio formulata dal governo francese il 16 giugno, Adolf Hitler si affrettò a convocare a Monaco di Baviera il suo alleato italiano per stabilirne le condizioni.

Smobilitazione dell’Esercito in tutti i teatri d’operazione sino ai suoi organici di pace. Teste di ponte a Lione, Valenza e Avignone. Occupazione della Corsica, Tunisia e Somalia francese. Facoltà di occupare in qualunque momento tutti i punti strategici e gli impianti esistenti in Francia, nei territori dell’Impero, coloniali e sottoposti a mandato, ritenuti necessari per rendere possibili le operazioni militari o per mantenere l’ordine. Neutralizzazione e facoltà di occupare Beirut. Consegna del materiale ferroviario che si trova, all’atto della conclusione dell’armistizio, nel territorio occupato. Obbligo di non procedere a distruzioni o danneggiamenti degli impianti fissi o mobili esistenti nei territori contemplati dalle precedenti clausole, e lasciarvi tutti gli approvvigionamenti disponibili.

Denuncia dell’alleanza con la Gran Bretagna. Immediato allontanamento delle forze inglesi operanti in territori metropolitani o coloniali francesi. Disarmo e scioglimento delle formazioni militari straniere operanti in Francia. Hitler approvò le pretese italiane riguardanti le occupazioni di territorio francese, mentre per la consegna della flotta i tedeschi sollevarono l’obiezione che i francesi si sarebbero rifiutati e avrebbero preferito farla passare sotto bandiera britannica, con conseguenze disastrose. Le modalità con cui il maresciallo Badoglio guidò le trattative di pace coprì in parte la totale insipienza con cui i comandi militari programmarono la battaglia e il proseguimento della guerra, che si pensava ormai terminata. Similmente si espresse anche lo storico Emilio Faldella, secondo il quale la decisione di Mussolini di occupare militarmente solo i territori conquistati con le proprie forze fu in parte dettata dal desiderio del duce di non inimicarsi l’animo dei francesi.

Questa decisione, che nel prosieguo della guerra si rivelerà fatale per le sorti dell’esercito italiano, contribuì ad accrescere nell’opinione pubblica italiana e anche in certi ambienti fascisti, la delusione e le critiche soprattutto legate alla mancata occupazione di Nizza e della Tunisia. La flotta francese in quel momento non poté fare di più a causa dell’insufficienza della sua aviazione nel Mediterraneo che non garantiva adeguata copertura e difesa della costa, e per l’incombente sconfitta contro le forze tedesche che obbligava i comandi a salvare la flotta. Nonostante l’ammissione di Supermarina che la mancata difesa del golfo di Genova il 15 giugno derivava proprio dal gravoso impegno che la flotta italiana si stava sobbarcando nella difesa delle vie di comunicazione tra l’Italia, l’Africa e il Dodecaneso. 631 sa i feriti che i congelati, mentre per lo storico Giorgio Rochat quella cifra intende solo i feriti, mentre sempre secondo Rochat i morti ufficiali sarebbero 642 mentre Bocca riporta 631. A cui vanno sommati i 12 morti tra l’equipaggio del cacciatorpediniere Albatros. USE, La battaglia delle Alpi Occidentali citato in Bocca, p.

Forlì, Cappelli Editore, 1960, ISBN non esistente. Renzo De Felice, Mussolini il duce. The Royal United Services Institute Journal. URL consultato il 19 aprile 2018. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 27 dic 2018 alle 23:30. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli.