Il cinema e l’estetica dell’intensità PDF

La pagina corrente utilizza i frame. Please forward this error screen to node4-001. Anche in Francia il cinema visse negli anni Venti una grande stagione di novità e rivoluzioni, sebbene, rispetto al cinema russo o al cinema tedesco, le avanguardie francesi avessero una natura meno ideologico-sociale e più filosofica, fantastica, interessata alle connessioni tra soggettività e oggettività. Gli artisti si spinsero quindi a cercare un nuovo modo di guardare, che già alla fine del secolo precedente aveva avuto nuovi traguardi nelle arti visive con le svolte pittoriche il cinema e l’estetica dell’intensità PDF Monet o Cézanne.


Författare: Paolo Bertetto.

Il cinema. Una macchina che produce sensazioni ed emozioni. Il presente volume intende riaffermare la centralità della sensazione e dei processi emozionali nel cinema seguendo una prospettiva che trae origine da I sensi del testo, celebre opera di Roland Barthes. Dai casi di Arancia Meccanica a Quarto Potere, da Vinyl di Warhol a Sentieri Selvaggi di Ford, il concetto di intensità si rivela un nodo teorico e una chiave analitica di fondamentale importanza per comprendere i film, il loro funzionamento e i meccanismi di cattura dello spettatore.

Il cinema ebbe un rapporto privilegiato con la pittura e, in misura minore, con la letteratura. Guillaume Apollinaire, Blaise Cendrars, Jean Cocteau, Colette, ecc. L’industria francese, rispetto al cinema americano, era molto più flessibile e favoriva lo sviluppo di autori indipendenti, non necessariamente finalizzati a necessità commerciali, con una pluralità di piccole e medie compagnie di produzione. Già nel 1913 il pittore Leopold Survage aveva proposto l’idea di un “cinema puro”, composto di sole figure geometriche senza narrazione, un po’ come il di poco successivo cinema futurista, ma ciò si era rivelato, dopo l’iniziale stupore, terribilmente ripetitivo. Lo stesso argomento in dettaglio: Fotogenia. Sessue Hayakawa impersonava uno spietato collezionista che arriva a marchiare a fuoco una donna che gli ha chiesto un prestito.

Il dibattito si allargò poi con gli interventi di Jean Epstein, che descrisse la fotogenia come una “qualità morale”: la fotogenia non era altro che un valore morale di qualcosa che veniva accresciuto grazie proprio alla riproduzione cinematografica. Interessante fu il paragone dell’ungherese Béla Balázs tra volto umano e paesaggio: un volto fotogenico varia con il tempo e con i sentimenti, come un paesaggio cambia nelle stagioni e analogamente il primo piano può racchiudere un intero mondo o anche di più, “una pluralità di mondi”. In queste osservazioni si coglie un nuovo umanesimo, inteso come nuova maniera di conoscere l’uomo. L’impressionismo cinematografico fu una riflessione sul paesaggio, rappresentato secondo una visione poetica. Lo stesso argomento in dettaglio: cinema cubista.

Il cubismo, inteso come movimento di scomposizione delle forme, si trasmise al cinema presto. Lo stesso argomento in dettaglio: cinema dadaista. Molti film dadaisti seguirono il modello di Entr’acte, ma nessuno riuscì a restituire altrettanto piacere visivo. La gratuità del Dadaismo stancò presto: le cose senza significato alla lunga diventano ripetitive e noiose, per cui gli artisti si indirizzarono spontaneamente verso nuove sperimentazioni. Lo stesso argomento in dettaglio: cinema surrealista. Il Surrealismo prese le mosse a partire dalle ceneri del movimento dadaista, abbandonato dai suoi stessi fondatori dopo il 1923 per una certa stanchezza verso il voler essere sovversivi e dissacratori a tutti i costi, fino a una fase di stallo e vuoto intellettuale.

Il primo diretto erede del surrealismo e delle avanguardie in generale fu il realismo poetico francese: una sintesi di poesia e narrazione. Gli stessi autori già appartenenti alle avanguardie recuperarono l’obiettivo di raccontare storie, tanto care al pubblico, partecipando al nuovo movimento e facendo però tesoro di quanto sperimentato nel decennio precedente. Al surrealismo inoltre spetta senz’altro il merito di aver aperto una finestra sui sogni, gli incubi, le cose proibite, i grandi amori e altri fantasmi, che d’ora in avanti entrano nei temi cinematografici. Inoltre l’attenzione e la rivalutazione delle altre culture dei surrealisti ha fatto da apripista per artisti dei paesi sudamericani e africani, come antesignano dell’antropologia culturale moderna. Sandro Bernardi, L’avventura del cinematografo, Marsilio Editori, Venezia 2007.

Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 10 feb 2018 alle 22:52. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Questa voce o sezione sull’argomento storia del cinema è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. Commento: Ci sono alcune parti senza note, soprattutto riguardo alla tecnologia cinematografica e all’home video. La cinematografia viene anche definita come la settima arte, secondo la definizione coniata dal critico Ricciotto Canudo nel 1921, quando pubblicò il manifesto La nascita della settima arte, prevedendo che la cinematografia avrebbe unito in sintesi l’estensione dello spazio e la dimensione del tempo. Tale fenomeno consente all’occhio di percepire come un fascio luminoso continuo ciò che, al contrario, è una rapida sequenza di lampi.

Nel cinema professionale attuale sono 48 al secondo, pari a 24 fotogrammi al secondo, vale a dire che ogni fotogramma viene illuminato due volte. Nel senso originale, il cinema è la proiezione al pubblico di un film su uno schermo qualsiasi. Molto presto, a partire da Charles-Émile Reynaud, nel 1892 i creatori dei film compresero che lo spettacolo proiettato migliorava sensibilmente aggiungendoci come accompagnamento una musica suonata dal vivo composta apposta per costruire l’atmosfera della storia narrata, mettendo in evidenza ogni azione rappresentata. Se i film che si propongono di rappresentare specifiche società diverse volte non ne riflettono perfettamente la fedeltà la loro diffusione è praticamente universale, le storie che vengono raccontate sono basate il più delle volte sui grandi sentimenti a beneficio di tutta l’umanità. Lo stesso argomento in dettaglio: Cinema delle attrazioni.

Tale apparecchio era in grado di proiettare su uno schermo bianco una sequenza di immagini distinte, impresse su una pellicola stampata con un processo fotografico, in modo da creare l’effetto del movimento. Essi non intuirono il potenziale di questo strumento come mezzo per fare spettacolo, considerandolo esclusivamente a fini documentaristici, senza per questo sminuirne l’importanza, tentarono di vendere le loro macchine, limitandosi a darle in locazione. Ciò determinò la nascita di molte imitazioni. Dopo circa 500 cause in tribunale, il mercato sarà comunque liberalizzato. Nel 1900 i fratelli Lumière cedettero i diritti di sfruttamento della loro invenzione a Charles Pathé. Il cinematografo si diffuse così immediatamente in Europa e poi nel resto del mondo. Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del cinema.

Lo stesso argomento in dettaglio: Filmologia. Il lavoro del linguista Ferdinand de Saussure ha stabilito l’inizio di qualsiasi analisi strutturale della narrazione cinematografica. I teorici del cinema cercarono di sviluppare alcuni concetti e studiare il cinema come un’arte. 1896, il filosofo francese Henri-Louis Bergson anticipa lo sviluppo teorico in un’epoca nella quale il cinema era visto soprattutto come opera visionaria. Dalla parte sovietica, teorici e cineasti ritengono il montaggio come l’essenza del cinema. La teoria formalista del cinema, promulgata da Rudolf Arnheim, Béla Balázs e Siegfried Kracauer, sottolinea il fatto che l’opera filmica è diversa dalla realtà, e va considerata come un’opera d’arte vera e propria. L’importanza di questi studi provoca, a partire dagli anni sessanta, una frattura profonda tra i teorici e i realizzatori delle pellicole.

Nanni Moretti è uno dei cineasti fortemente influenzati dalle teorie sul cinema mentale. Gli anni ottanta mettono termine alla “guerra fredda” tra teorici e realizzatori. Nel cinema moderno, il corpo viene lungamente filmato molto prima che passi all’azione, ripreso come un corpo che resiste. Lo stesso argomento in dettaglio: Movimenti cinematografici.

Un movimento, raggruppato in una corrente, può essere inteso come un modo di classificare l’opera cinematografica. Heinrich Wölfflin inizialmente li definisce sconvolgimenti del sentimento creativo. Gilles Deleuze rimarca nel suo saggio L’immagine in movimento come i movimenti cinematografici procedano di pari passo con i movimenti pittorici. All’inizio degli anni venti l’espressionismo, in pittura, deforma linee e colori per esprimere i sentimenti.