Il film PDF

Palazzo Filangeri di Cutò, a Santa Margherita di Belìce dimora estiva di Giuseppe Tomasi di Lampedusa descritta, col suo giardino, nel romanzo. Il film PDF Fabrizio di Salina in una scena del film.


Författare: Balazs Bela.

Nel maggio 1860, dopo lo sbarco a Marsala di Garibaldi in Sicilia, Don Fabrizio assiste con distacco e con malinconia alla fine dell’aristocrazia. Don Fabrizio, appartenente a una famiglia di antica nobiltà, viene rassicurato dal nipote prediletto Tancredi che, pur combattendo nelle file garibaldine, cerca di far volgere gli eventi a proprio vantaggio e cita la famosa frase: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Quando, come tutti gli anni, il principe con tutta la famiglia si reca nella residenza estiva di Donnafugata, trova come nuovo sindaco del paese Calogero Sedara, un borghese di umili origini, rozzo e poco istruito, che si è arricchito e ha fatto carriera in campo politico. Episodio significativo è l’arrivo a Donnafugata di un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley di Monterzuolo, che offre a Don Fabrizio la nomina a senatore del nuovo Regno d’Italia. Il connubio tra la nuova borghesia e la declinante aristocrazia è un cambiamento ormai inconfutabile: Don Fabrizio ne avrà la conferma durante un grandioso ballo, al termine del quale inizierà a meditare sul significato dei nuovi eventi e a fare un sofferto bilancio della sua vita. Il Gattopardo rappresenta nel percorso artistico di Luchino Visconti un cruciale momento di svolta in cui l’impegno nel dibattito politico-sociale del militante comunista si attenua in un ripiegamento nostalgico dell’aristocratico milanese, in una ricerca del mondo perduto, che caratterizzerà i successivi film di ambientazione storica.

Il regista stesso, a proposito del film, indicò come propria aspirazione il raggiungimento di una sintesi tra il Mastro-don Gesualdo di Giovanni Verga e la Recherche di Marcel Proust. Il principe di Salina Fabrizio Corbera interpretato da Burt Lancaster. Nel film, la narrazione di questi eventi è affidata allo sguardo soggettivo del Principe di Salina, sulla cui persona vengono raccordati “come in un inedito allineamento planetario, i tre sguardi sul mondo in trapasso: del personaggio, dell’opera letteraria, del testo filmico che la visualizza”. I sontuosi ambienti, vestigia di un glorioso passato, in cui ha luogo il ricevimento, assistono impotenti all’irruzione e alla conquista di una folla di personaggi mediocri, avidi, meschini.

Ma è soprattutto nel nuovo cinismo e nella spregiudicatezza dell’adorato nipote Tancredi, che dopo aver combattuto coi garibaldini non esita, dopo Aspromonte, a schierarsi coi nuovi vincitori e ad approvare la fucilazione dei disertori, al che il principe assiste alla fine degli ideali morali ed estetici del suo mondo. Va segnalato come anche Alain Delon, altra stella internazionale di prima grandezza, riesca a incarnare i moti dell’animo e del corpo del personaggio da lui interpretato come a pochi altri registi italiani è riuscito di ottenere con attori stranieri. Nel 1958 il produttore Goffredo Lombardo, patron della Titanus, acquistò i diritti del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, quando Il Gattopardo stava riscuotendo un grande successo editoriale. Il 27 marzo 1963, al cinema Barberini di Roma, il film uscì in anteprima dopo una lavorazione che aveva richiesto quindici intensi mesi, iniziata alla fine del dicembre 1961, mentre il primo ciak ebbe luogo lunedì 14 maggio 1962. L’investimento richiesto da questo colossal italiano si rivelò infatti presto superiore a quanto previsto dalla Titanus allorché ne aveva acquistato i diritti cinematografici. Ciononostante, le perdite subite dal film Sodoma e Gomorra e da questo film, costato quasi 3 miliardi di lire, causarono la sospensione dell’attività della Titanus come produttrice cinematografica.

Si rese inoltre necessario il restauro, avvenuto in 24 giorni della villa Boscogrande, nei pressi della città, che sostituì, per le scene iniziali del film, il palazzo dei Salina, le cui condizioni ne sconsigliavano l’utilizzo. Anche per le scene girate nella residenza estiva dei Salina, Castello di Donnafugata, che nel romanzo sostituiva Palma di Montechiaro, si scelse un sito alternativo, Ciminna “Visconti s’infatuò per la Chiesa Madre e il paesaggio circostante. Inoltre la situazione topografica della piazzetta di Ciminna sembrava ottimale, mancava solo il palazzo del principe. Ma in 45 giorni la facciata disegnata da Marvuglia fu innalzata davanti agli edifici a fianco della chiesa. Ottimo era invece lo stato di manutenzione di Palazzo Gangi, a Palermo, in cui fu ambientato il ballo finale, la cui coreografia venne affidata ad Alberto Testa.

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Con il passare degli anni, il film è stato rivalutato in maniera positiva dalla critica di tutto il mondo. Il gattopardo presenta battaglie epiche, ricchi costumi e un valzer da ballo che si candida per la più bella sequenza trasposta in cinema”. Martin Scorsese lo ha inserito nella lista dei suoi dodici film preferiti di tutti i tempi. Il film è stato inoltre selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

Luchino Visconti, Il Gattopardo, Bologna 1963, p. Luciano De Giusti, La transizione di Visconti, Marsilio, Edizioni di Bianco e Nero, 2001, pag. Caterina D’Amico, La bottega de “Il Gattopardo”, Marsilio. Edizioni di Bianco e Nero, 2001, pag.

393: gli abiti femminili erano tutti diversi tra di loro e per almeno cento di questi si prevedevano cappotti e sorties varie”. La vestizione iniziava alle due del pomeriggio, alle otto di sera cominciavano le riprese, che duravano fino alle quattro del mattino, talora alle sei”. URL consultato il 27 dicembre 2016. URL consultato il 26 ottobre 2018. Suso Cecchi D’Amico, Renzo Renzi, Il Gattopardo di Luchino Visconti, collana Dal soggetto al film, vol. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 12 gen 2019 alle 12:57. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli.