Il lettore di provincia Vol. 139 PDF

Nel libro Il teatro e il suo doppio, Artaud espresse la sua ammirazione verso le forme orientali di teatro, in particolare quello balinese. Artaud riteneva che il testo avesse finito con l’esercitare una tirannia sullo spettacolo, ed in sua vece spingeva per un teatro integrale, che comprendesse e mettesse sullo stesso piano tutte le forme di linguaggio, fondendo gesto, movimento, il lettore di provincia Vol. 139 PDF e parola. Antoine Marie Joseph Artaud nacque da una famiglia borghese. I suoi ricordi d’infanzia rievocano un clima di affetto e calore, turbato però dal manifestarsi di una grave malattia.


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Nel marzo 1920 Artaud si trasferì a Parigi, si avvicinò ai surrealisti ed iniziò ad interessarsi di teatro. Il pensiero mi abbandona a tutti i livelli. Dalla pura essenza del pensiero fino al fatto esteriore della sua materializzazione attraverso le parole. Sebbene questo non fosse il motivo principale dello scambio epistolare tra i due, basato invece sull’esigenza di ammissibilità letteraria sentita da Artaud riguardo alle sue “creazioni abortite”, Jacques Rivière pubblicò la corrispondenza sulla rivista, colpito dall’estrema contrapposizione tra la lucidità dell’autodiagnosi in forma epistolare e la vaghezza dell’operato in poesia. Divenuto per qualche tempo direttore dell’Ufficio delle ricerche surrealiste, scrisse varie sceneggiature cinematografiche e alcuni poemi in prosa, e alcuni dei suoi testi furono pubblicati su La Révolution surréaliste, l’organo del gruppo surrealista.

Artaud si oppose all’adesione, schierandosi contro tutti gli “idoli di abbrutimento” e fu escluso dal movimento surrealista che, tra l’altro, non aveva espresso l’entusiasmo aspettato per il “teatro rivoluzionario” da lui proposto. Nel 1931, avvenne l’incontro fondamentale con il teatro balinese, in occasione di uno spettacolo presentato nel quadro dell’Esposizione coloniale. Messico che Artaud sperimentò il Peyote. Nel gennaio del 1943 fu trasferito alla clinica Rodez del dr. Ferdière, sperimentatore dell'”arte terapia” ma anche sostenitore dell’utilità della terapia elettroconvulsivante.

In questo periodo Artaud iniziò a scrivere e disegnare su piccoli quaderni tascabili, convinto dell’esistenza imprescindibile di un nesso tra scrittura e disegno, rafforzato dal potere evocativo del suono delle parole. Nella primavera del 1946 Artaud lasciò Rodez e fu accolto a Ivry, nella clinica del dr. Artaud scrisse il saggio con l’intento di denunciare una società dalla “coscienza malata”, per riscattare il grande artista, Van Gogh, la sua pittura “forsennata”, ma anche se stesso. Una leggenda, alimentata dallo stesso Pierre Loeb, vuole che quest’opera sia stata scritta nell’arco di due pomeriggi. Tric Trac du Ciel, illustré de gravures sur bois par Élie Lascaux, Paris, Simon, s. Giorgio Agamben e Ginevra Bompiani: Il monaco di M. Lewis nella versione di Antonin Artaud, Milano, Bompiani, 1967, n.

Artaud le momo, Ci-git e altre poesie, a cura di Giorgia Bongiorno, trad. Antonin Artaud, a cura di Carlo Pasi. Scritti di cinema e sul cinema, a cura di Goffredo Fofi, trad. Alcune poesie in: I surrealisti francesi.

Giovanni Macchia, Profilo di Artaud, in: G. Giorgio Agamben, 1ª e 121ª Giornata di Sodoma, in Tempo presente, aprile 1966. Jacques Derrida, La parole soufflée e Le Theatre de la cruauté, in: J. Derrida, La Scrittura e la differenza, traduzione di Gianni Pozzi.

Giovanni Macchia, Lo Sturm und Drang di Artaud, in: G. Umberto Artioli e Francesco Bartoli, Teatro e corpo glorioso. Martin Esslin, Artaud e il teatro della crudeltà, prefazione di Giovanni Marchi, Roma, Abete, 1980. Giovanni Cacciavillani, Terza chiosa: Artaud: la peste, la sillaba. Saggi e ricerche sulla letteratura francese, prefazione di Stefano Agosti. Gianni Poli, I poemi della voce di Artaud, in: Teatro contemporaneo, 4, 1983.