Il proletariato volante. Testo russo a fronte PDF

Via Cherubini a Milano, luogo dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi, poco dopo l’agguato. L’assassinio del commissario Luigi Calabresi aprì il capitolo delle esecuzioni decise ed eseguite dai gruppi armati dell’estrema sinistra. Contro la colpevolizzazione e la seguente condanna di Sofri, Bompressi e Pietrostefani si schierò un il proletariato volante. Testo russo a fronte PDF movimento d’opinione politicamente trasversale, anche se particolarmente attivo nella sinistra, con risonanza anche fuori dall’Italia. Non escludo che Sofri sia intimamente convinto della sua innocenza, forse il via libera che diede a Marino per l’esecuzione dell’omicidio Calabresi scaturisce da un equivoco.


Författare: Vladimir Majakovskij.

Il proletariato volante di Vladimir Majakovskij (1897- 1930) – uno dei più grandi poeti del Novecento e il più alto esponente artistico della rivoluzione bolscevica, morto suicida a soli trentasette anni –, è un’eccezionale miscela di poesia, di propaganda politica, di epica, di fantascienza, di escatologia, di messaggi profetici. Il poema, ambientato nel 2125, è costruito attorno al mirabolante attacco subìto dalla Russia da parte delle forze aeree americane, attacco conclusosi con la sconfitta dell’invasore statunitense, colpito e messo in ginocchio proprio a casa sua, a New York, dalla forza della propaganda politica degli operai bolscevichi. Ma al di là del coacervo di memorabili battaglie stratosferiche, di voli spaziali, di macchine belliche dalla concezione assolutamente avveniristica, di cui il poema è intessuto, Majakovskij lancia con i suoi versi un messaggio al mondo, valido allora come oggi: non devono esistere potenze dominanti, non devono esistere barriere né confini tra i popoli. Gli autentici valori umani e rivoluzionari sono la solidarietà, l’uguaglianza, la fratellanza universale e soprattutto la pace, la sola via possibile verso un mondo nuovo fondato sulle conquiste del progresso dell’umanità intera.

Alla domanda Non ha mai pensato che in realtà fu Pietrostefani a decidere l’omicidio, e che Sofri subì la decisione? Marino rispose: Questo non lo posso sapere. Però ripeto: non lo posso sapere. Nonostante questo impegno mediatico profuso da molti a favore degli accusati si è giunti comunque alla loro condanna con sentenza definitiva, mentre la richiesta di revisione del processo è stata rigettata dai giudici. Il delitto fu consumato nel periodo detto degli opposti estremismi o degli anni di piombo immediatamente successivo alla contestazione studentesca. Lo stesso argomento in dettaglio: Strage di piazza Fontana, Giuseppe Pinelli e Gerardo D’Ambrosio.

Il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli al Circolo Ponte della Ghisolfa. Su questo evento si innescò la dura polemica sulle responsabilità dell’azione investigativa e sulle responsabilità materiali degli inquirenti, incluso il sospetto di un loro intervento fisico diretto come causa della caduta di Pinelli, e il sospetto che il commissario Calabresi e il questore Marcello Guida fossero presenti nella stanza dalla cui finestra cadde l’anarchico. Sempre nel dispositivo di sentenza, D’Ambrosio scrisse: L’istruttoria lascia tranquillamente ritenere che il commissario Calabresi non era nel suo ufficio al momento della morte di Pinelli. Il fatto che la sentenza escludesse la responsabilità delle forze dell’ordine suscitò reazioni polemiche di vario tono, principalmente nel mondo sociale, politico e culturale facente capo alla sinistra. Varie voci dalla sinistra politica presero a bersaglio il commissario Luigi Calabresi che era noto, per compiti di ufficio, per essere spesso inviato a sorvegliare le manifestazioni dell’estrema sinistra, nonché per essere sostenitore della pista anarchica. Particolarmente pesante fu un articolo, anonimo, ma non a firma di Adriano Sofri, direttore del quotidiano. Questo processo lo si deve fare, e questo marine dalla finestra facile dovrà rispondere di tutto.

Gli siamo alle costole ormai ed è inutile che si dibatta “come un bufalo inferocito che corre per i quattro angoli della foresta in fiamme”. Lotta Continua, 6 giugno 1970, p. La citazione sul bufalo inferocito, secondo quanto ipotizzato da Sofri, sarebbe forse di origine maoista. Archiviano Pinelli, ammazziamo Calabresi”: è scritto sui muri di Milano, è scritto anche sulla caserma S. Ambrogio, e noi, solo per dovere di cronaca, come si dice, riportiamo la cosa. A prima vista, a noi superficiali lettori di scritte murali, questo sembrerebbe un incitamento all’omicidio di funzionario di P.

L’Espresso, diretto da Eugenio Scalfari, scrisse il libro Pinelli. Ne seguirono querele da parte di Calabresi che portarono alla condanna di alcuni esponenti di Lotta Continua ma che contribuirono anch’esse ad acuire tensioni e contrasti, dando luogo a nuove, accese discussioni sull’operato del commissario Calabresi. Nel 1991 Vittorio Sgarbi, in una trasmissione televisiva, affermò: Camilla Cederna è stata quasi la mandante dell’omicidio Calabresi perché ha scritto un libro contro di lui, incriminandolo come se fosse stato l’assassino del famoso anarchico Pinelli. Successivamente la Cederna chiese un risarcimento danni per 100 milioni di lire che in primo grado le fu riconosciuto. Su Calabresi vengono diffuse notizie completamente false e inventate. Il quotidiano extraparlamentare scrisse inoltre: È chiaro a tutti che sarà Luigi Calabresi a dover rispondere pubblicamente del suo delitto contro il proletariato. E il proletariato ha già emesso la sua sentenza: Calabresi è responsabile dell’assassinio di Pinelli e Calabresi dovrà pagarla cara È per questo che nessuno, e tantomeno Calabresi, può credere che quanto diciamo siano facili e velleitarie minacce.