Il romitaggio della dimora illusoria PDF

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Författare: Matsuo Basho.

Gli haikai sono fastidiosi, come erbe sul sentiero della vita” confidò Bashó a Inen. Sembra inoltre che talvolta si lasciasse sfuggire con i discepoli parole dileggianti gli haikai. Parole del tutto logiche in un uomo che aveva abbandonato il mondo e che considerava la vita un sogno incessante. Ma non v’è dubbio che nessuno si appassionò con altrettanto fervore a simili “erbe sul sentiero”. Perciò potrebbe essere lecito domandarsi se tale affermazione non sia che un vezzo. Tohó racconta: “Il vecchio affermò che v’è sempre qualcosa da imparare. “Quando compongo non v’è spazio, neppure per un capello, tra me e il tavolino, e i pensieri fluiscono rapidi, non ho più dubbi. Ma quando mi allontano dal tavolino, non sono altro che cartacce” ammonì poi con severità. Proseguì dicendo che talvolta comporre era come tagliare un grosso albero. Bisognava essere capaci di colpire al limite dell’elsa con un fendente, come quando si spacca in due un melone. Come quando si affondano i denti in una pera”. Con tale impeto si espresse Bashò, quasi stesse insegnando l’arte della spada. Non sono certamente, le sue, parole di un uomo che ha abbandonato il mondo e che considera gli haikai un gioco. (Dallo scritto di Ryunosuke Akutagawa)

Spesso i termini “religione” e “spiritualità” vengono trattati come sinonimi, il che è alquanto impreciso, dato che anche alcuni non credenti rivendicano una propria dimensione spirituale. Peraltro bisogna anche dire che molti altri atei e agnostici respingono proprio l’uso di questo termine perché deriva pur sempre da “spirito”, nell’accezione sua propria di “immateriale”, “superiore alla materia” etc. Da questo punto di vista, religione e spiritualità non sono due concetti contrapposti che si escludono l’un l’altro, ma possono essere visti semplicemente come due tappe nella crescita interiore di ogni fedele o aspirante spirituale, tant’è che molti seguaci di religioni costituite considerano la spiritualità come un aspetto intrinseco e inscindibile della loro esperienza religiosa. Il cammino spirituale è un percorso che presenta una dimensione primariamente soggettiva e individuale di tipo ascendente a qualcosa di più alto della materialità, da ciò la sua identificazione con l’ascesi. Per cammino spirituale si può intendere un percorso di breve durata, finalizzato ad un obiettivo specifico, o tutta una vita. La spiritualità è anche descritta come un processo in due fasi: la prima relativa alla crescita interiore, e la seconda relativa alla manifestazione di questo risultato nell’esperienza quotidiana del mondo.

Muraqaba: The Art and Science of Sufi Meditation. Katie’s Canon: Womanism and the Soul of the Black Community. Golden, Co: North American Press, 1992. International Journal of Qualitative Studies in Education 13, no. New Directions for Adult and Continuing Education No.

Addressing the Spiritual Dimensions of Adult Learning. New Directions for Adult and Continuing Education, No. Parodi, Marino, “Sono ancora con te. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 27 nov 2018 alle 12:30.

Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. L’ascetismo viene riferito inizialmente al Cristianesimo, ma si ritrova nella storia delle religioni come un fenomeno attinente a diverse culture. Le pratiche ascetiche si propongono di conseguire una condizione di vita che, diversamente da quella ordinaria, realizzi superiori valori religiosi. Max Weber ha fatto una distinzione tra innerweltliche e ausserweltliche Askesis, tra ascetismo intramondano ed extramondano. Secondo Weber infine, c’è un’affinità interna tra l’ascesi, intesa come estraneità ai piaceri del mondo, e la partecipazione all’attività capitalistica che comporta controllo di sé, disciplina interiore, razionalizzazione contro la dissipazione.

In vero nel cristianesimo delle origini l’ideale ascetico è del tutto assente. L’atto di aver risuscitato Gesù riguarda tutto il mondo. La chiesa non può ritirarsi, come fanno certe sette giudaiche, per godere della propria edificazione interiore. I cristiani avrebbero potuto ritirarsi ai margini della società come il gruppo di Qumran e tenere gli occhi fissi al cielo nell’attesa del ritorno del Figlio dell’uomo. In questo caso avrebbero abbandonato il mondo alle potenze malvagie riservando a se stessi uno spazio protetto e privilegiato. L’ascetismo non è un fenomeno esclusivamente cristiano ma si ritrova, con presupposti etici e teologi del tutto differenti da quelli cristiani, nell’antico “monachesimo” ebraico degli esseni e dei terapeuti, in alcune comunità islamiche e nelle religioni orientali.

La comunità era composta di “volontari per la santità” e alla santità si teneva molto rigorosamente. Nella storia del Cristianesimo si sono manifestate eccessi tali nelle pratiche ascetiche che hanno portato alla condanna per eresia movimenti religiosi come ad esempio il montanismo ma l’ascesi, nelle forme del monachesimo del martirio e della verginità, è sempre stata considerata uno strumento fondamentale di espiazione e purificazione. Nel posteriore movimento protestante l’ascesi ha subito una svalutazione teologica ma in realtà ha mantenuto il suo valore spirituale ed etico in molte religioni evangeliche come nel puritanesimo e nel pietismo. Nella cultura orientale per quanto riguarda alcune forme di Taoismo e Buddhismo si può parlare di un ascetismo ateo o agnostico.