La gabbia criminale PDF

Nel 1975 si unisce al gruppo del boss Nicolino Selis con cui inizia la sua carriera di malavitoso e rapinatore di uffici postali, tabaccherie e treni. Una organizzazione che si dedica per otto mesi, da gennaio all’agosto 1976, al compimento di rapine a mano armata e reati connessicomposta da Lucioli, Selis, Girlando, Urbani, Capogna Renato, Apolloni Franco, Simeoni Raffaele. Lo stesso argomento in dettaglio: Banda della Magliana. Nel 1978, ancora carcerato e introdotto dallo stesso La gabbia criminale PDF, accettò la proposta di entrare a far parte della nascente Banda della Magliana, ricevendo fin dall’inizio una stecca di trecentomila lire alla settimana.


Författare: Alessandro Bastasi.

Molti anni fa in un borgo alla periferia di Treviso è stato commesso un atroce duplice delitto che ha lasciato una scia di dolore e di vergogna. Il colpevole (innocente?) è già stato da tempo processato e condannato; ma i luoghi che furono teatro degli avvenimenti non si danno pace. Alberto, insegnante in pensione, tornato a vivere a Treviso proprio in quella casa dove aveva abitato nei suoi primi anni di vita, viene aggredito dai fantasmi del passato che gli chiedono insistentemente di trovare la vera soluzione del giallo. Legami di sangue intrecciati di segreti rancori, ipocrisie e finto decoro, vendette politiche e sociali non ancora del tutto consumate riportano a galla atrocità commesse in un periodo storico in cui tanti delitti restavano impuniti e l’ingiustizia sollevava scarsa ribellione, costruendo intorno ai protagonisti una “gabbia criminale” dalla quale è difficile liberarsi. La gabbia criminale è una storia corale, l’affresco di un contesto sociale appartenente a un’epoca non così lontana come sembra; i piani temporali si sovrappongono e si confondono, dando vita a un ritratto tanto accurato quanto impietoso della provincia trevigiana.

Nel 1998, dopo 7 anni di latitanza, venne arrestato a Fiumicino con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti sulla tratta balcanica. Dopo l’ultimo periodo di detenzione, non più giovanissimo, Urbani si è ritirato a Borgo Sabotino, nella campagna pontina, dopo essersi allontanato almeno apparentemente dal giro della grossa malavita. Il 17 maggio del 2014, Urbani è deceduto all’età di 76 anni nella clinica San Marco di Latina, dove era ricoverato allo stadio terminale di un tumore ai polmoni. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta l’8 mar 2018 alle 09:13. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli.

A metà degli anni ’70 stringe alleanze con il boss cirotano Mario Trifini e con Pasquale Ventura che gli permetteranno di soggiornare durante la latitanza in Calabria tra Cirò Marina e Isola Capo Rizzuto. Renato Vallanzasca Costantini nasce in via Nicola Antonio Porpora 162, nella zona Lambrate di Milano, dove la madre aveva un negozio d’abbigliamento. A Renato viene dato il cognome materno Vallanzasca Costantini, poiché il padre, Osvaldo Pistoia, era sposato con un’altra donna dalla quale aveva avuto tre figli. A soli otto anni, con un compagno cerca di far uscire da una gabbia la tigre di un circo che aveva piantato il tendone proprio nelle vicinanze di casa sua. Il giorno successivo a quell’atto, Vallanzasca viene prelevato direttamente dalla polizia mentre sta giocando a pallone con i propri amici e portato al carcere minorile Cesare Beccaria. Giambellino che forma la sua prima combriccola di piccoli delinquenti, ragazzini dediti a furti e taccheggi. In poco tempo, grazie ai furti e alle rapine, Vallanzasca Costantini accumula ingenti ricchezze e inizia a condurre e ad ostentare un tenore di vita molto sfarzoso: vestiti firmati, orologi d’oro, auto di lusso, bella vita e belle donne.

Renato Vallanzasca Costantini viene incarcerato inizialmente a San Vittore, trascorrendo i successivi quattro anni e mezzo di prigionia con un unico intento: trovare un modo per evadere. Il monumento alla memoria dei due poliziotti uccisi il 6 febbraio 1977 presso il casello autostradale di Dalmine. Dopo la fuga, durante la sua latitanza, Vallanzasca Costantini riesce a ricostituire la sua banda. Con essa mette a segno una settantina di rapine a mano armata che lasciano dietro di sé anche una lunga scia di omicidi, tra cui si contano quelli di quattro poliziotti, un medico e un impiegato di banca. Una volta tornato in carcere, decide di sposarsi il 14 luglio del 1979 con Giuliana Brusa, una delle tante ammiratrici che gli scrivono. Nel frattempo, il 28 aprile 1980, Vallanzasca si rende protagonista di un nuovo tentativo di evasione dal carcere milanese di San Vittore.

Durante l’ora d’aria compaiono in mano ai detenuti tre pistole, introdotte misteriosamente. Un gruppo di carcerati, tra i quali anche Renato Vallanzasca, riesce a farsi strada tenendo in ostaggio il brigadiere Romano Saccoccio. La neutralità di questa voce o sezione sull’argomento biografie è stata messa in dubbio. Nella prigione di Novara, nel 1981, Vallanzasca contribuisce a fomentare un’ennesima rivolta carceraria durante la quale vengono uccisi alcuni collaboratori di giustizia.