La guerra contro i cliché PDF

Si la guerra contro i cliché PDF laureata in giurisprudenza all’Universita La Sapienza di Roma con una tesi sul diritto all’informazione e la diffusione Radio-Tv in Italia e all’estero. Diventa nota in seguito alla conduzione del Tg2 delle 13. Nel luglio del 1996 viene nominata responsabile delle relazioni esterne della RAI e assistente del consiglio di amministrazione e del presidente, con la qualifica di vicedirettore. Da maggio 2008 ad ottobre 2012 è stata direttore generale ed editoriale di San Marino RTV.


Författare: Martin Amis.

Quasi quarant’anni di libri, indagini, romanzi e autori fatti a pezzi. Saggi, riflessioni e appassionanti meditazioni romanzesche che tracciano il percorso di lettore e critico di uno degli scrittori piú geniali e caustici del nostro tempo. Ma anche, e soprattutto, un’inesausta, eccitante, battaglia contro tutti i cliché, le abitudini e gli automatismi che usiamo per addomesticare la letteratura. Da Joyce a Nabokov, da Roth a DeLillo, da Orgoglio e pregiudizio a Truman Capote, Martin Amis ci ricorda – con impareggiabile ironia ed erudizione – che «in genere scrivere significa combattere contro i cliché. E non soltanto i cliché della penna, ma anche quelli della mente e quelli del cuore. Chi denigra di solito si serve di cliché. Chi elogia di solito fa ricorso alle doti opposte: freschezza, energia e una voce che risuona».

2017 vince una causa contro la Rai per dequalificazione professionale. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 7 dic 2018 alle 14:10. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Questa voce o sezione sugli argomenti semiotica e processi industriali non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. Una etichetta di identificazione, o più semplicemente etichetta, è un qualunque foglio in genere adesivo applicato a imballaggi o a un qualunque oggetto per permetterne l’identificazione, indicarne informazioni di qualunque genere o promuovere l’immagine di prodotti. Le etichette di identificazione possono essere applicate a tutti i tipi di imballaggi e contenitori, come ad esempio scatole di cartone, bottiglie di vetro, barattoli o sacchetti di plastica. Con l’introduzione delle botti si diffuse l’uso di riportare sul fondo della botte le informazioni sul contenuto.

A partire dal XVII secolo, per identificare le bottiglie di champagne si ricorse a targhette di legno o di pergamena legate con spago al collo della bottiglia. All’inizio del XVIII secolo compaiono i primi cartellini stampati applicati a fiale di vetro o di cristallo, chiamati in Italia polizzini: sono piccoli documenti di garanzia adorni di stemmi ed emblemi fregiati che attestano la qualità e la quantità della bevanda con indicazione della casa produttrice. Per diversi secoli la parola spagnola etiqueta era destinata ad indicare un cerimoniale di corte non solo in Spagna, ma anche in Francia e in Italia. Stare all’etichetta significava semplicemente attenersi alle regole di un comportamento aristocratico. Essa diventò attestato di garanzia e proposta commerciale. La cromolitografia dette il colore all’etichetta. Spesso, con ultima tiratura, si aggiungeva un sottile strato di lacca.

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento risale il passpartout, un’etichetta impiegata per liquori. I passpartout venivano creati in larga scala e distribuiti a diverse stamperie, che si occupavano di imprimere su di essi il nome del vino o del liquore secondo le richieste del committente. Lo stesso passpartout poteva illustrare prodotti diversi di diversi paesi. Liebig vendeva estratti di carne regalando le sue ricercatissime figurine.

I produttori di liquore attaccano queste figurine sulle loro bottiglie. Già alla fine dell’Ottocento gli acquirenti di vini e di liquori potevano assicurarsi delle figurine, presentate nella versione di etichetta. Per questa ragione l’interesse va per le cosiddette etichette vergini, cioè mai attaccate. Molte case vinicole provvedono a stampare in surplus un certo quantitativo di etichette destinate a venire incontro alle richieste dei collezionisti. Dall’ultimo decennio dell’800 fino alla Prima guerra mondiale si svolge un periodo che avrebbe influenzato il clima sociale e artistico non soltanto della Francia, ma anche quello di altri paesi: la Belle Époque.

Le etichette dei liquori di questo periodo sono esteticamente pregevoli. La tematica volge su temi ricorrenti: la scelta di scene caricaturali, satiriche e il gusto per l’esotico. Artisti come Pierre Loti avevano parlato nelle loro opere d’incanti del Medio Oriente e delle spiagge della Polinesia e dei Caraibi: ecco un tema d’evasione spaziale. A partire dell’inizio del XX secolo si afferma il nuovo processo di stampa, la quadricromia, che consente di presentare un cartellino che consocia i caratteri tipografici con il colore. Qui il clichet sostituisce la pietra.

L’etichetta diventa più commerciale ma, da un punto di vista estetico, meno pregevole. Tra le etichette dei periodi precedenti e quelle attuali, spesso c’è la differenza che esiste tra un quadro a olio e un semplice acquerello. Gli elementi presenti in un’etichetta di identificazione variano a seconda del tipo di prodotto a cui è associata l’etichetta e a seconda delle normative vigenti. 2011 che ha aggiornato la normativa riguardo l’etichettatura dei prodotti alimentari e che pone nuovi obblighi relativamente all’indicazione delle sostanze allergizzanti, le quali devono figurare in etichetta come: cereali, frutta secca, anidride solforosa, soia, latte, arachidi. 109 del ’92, che era la norma previgente in Italia prima dell’emanazione del Reg. 2011, rimangano in vigore solo per le parti non sovrapponibili. L’etichettatura nutrizionale riporta un valore energetico dei seguenti principi nutritivi: proteine, grassi, carboidrati, fibre, sale, vitamine e minerali.