Le difficoltà di alimentazione nei bambini PDF

Please forward this error screen to disinformazione. Mi pare ci sia in giro un po’ di confusione sul latte crudo. Soprattutto mi pare che manchi un po’ le difficoltà di alimentazione nei bambini PDF prospettiva storica.


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Raccolta di casi clinici che esempificano le fasi della terapia psicoanalitica usata per curare i pazienti e attraverso i quali vengono prese in considerazione anche le profonde conseguenze che i disordini alimentari hanno sulle famiglie dei pazienti.

C per un certo tempo sanificava il vino e impediva che funghi e batteri si sviluppassero, alterandone le proprietà e facendolo andare a male. In seguito applicò la sua scoperta anche alla produzione della birra, addirittura brevettando un processo di produzione. Pasteur non applicò la sua scoperta al latte e si dovette aspettare almeno altri 30 anni prima che la pastorizzazione venisse accettata perchè l’opposizione alla pastorizzazione era molto forte, e pare che alcune aziende addirittura lo pastorizzassero in segreto. Sì, la tubercolosi si diffondeva allegramente anche tramite il latte. Gli studi sulla pastorizzazione erano ancora incompleti, e non si sapeva ancora con sicurezza quale combinazione di tempo e temperatura poteva eliminare il batterio della tubercolosi.

C e i tempi da 1 minuto a 6 ore! Come muore un batterio Nella pastorizzazione si porta il latte ad una temperatura sufficientemente elevata da distruggere i batteri patogeni cercando di lasciare il più possibile inalterate le proprietà nutrizionali e organolettiche. Far bollire il latte come suggerivano le nostre nonne, ad esempio, quasi sicuramente elimina i batteri patogeni, ma non necessariamente le loro tossine, ma compromette le qualità nutrizionali e gustative. Prima di continuare è forse utile chiarire come muoiono i batteri. Se manteniamo la temperatura per altri 12. Il latte era un alimento che quasi ovunque si consumava crudo, senza che fosse stato conservato al freddo. Era solitamente consumato a poche ore dalla mungitura.

Dopo le scoperte di Pasteur, gli scienziati americani dell’epoca avevano iniziato a sospettare del latte, perfetto terreno di coltura, come una delle possibili cause di contagio della più temibile malattia dell’epoca: la tubercolosi. Questa malattia nei soli Stati Uniti reclamava, agli inizi del XX secolo, 160. La febbre tifoidea ne uccideva 25. Un terzo di tutti i morti erano bambini. Nel 1905 le statistiche riportano  più di 100.

000 bambini morti, di cui 39. Nel 1920 la mortalità infantile nelle più grandi città americane variava dal 72 a 203 morti ogni 1000 bambini. Il fatto che ci fossero così tante morti infantili per diarrea aveva portato alcuni scienziati a guardare con sospetto il latte bovino. Ironia della sorte, negli USA non fu un medico a mobilitarsi a favore della pastorizzazione del latte bensì un uomo d’affari, Nathan Straus, proprietario dei grandi magazzini Macy.

Aveva perso un figlio ed era convinto che fosse stata colpa del latte. Grazie a questo successo Straus si convinse che la pastorizzazione poteva salvare la vita di migliaia di bambini e nel decennio successivo si impegnò a dotare la città di New York di vari pastorizzatori. La mortalità infantile si ridusse a un terzo, e nessuno ebbe dubbi che questa riduzione fosse dovuta alla pastorizzazione del latte. Anche in Europa le cose si muovevano: il chimico tedesco Franz von Soxhlet nel 1886, quattro anni dopo la scoperta di Koch del batterio della tubercolosi, propose un apparato per la sterilizzazione casalinga del latte. L’opposizione alla pastorizzazione Nonostante tutte le evidenze, l’opposizione alla pastorizzazione obbligatoria era forte e paradossalmente arrivava anche da medici, dalle industrie e dal consumatore.

Una delle obiezioni contro la pastorizzazione era che questa avrebbe potuto mascherare il  latte di cattiva qualità, togliendo gli incentivi a produrre latte più sano da animali più controllati. I produttori erano contrari, perché temevano gli effetti dell’aumento dei costi. In più i piccoli produttori si sentivano svantaggiati rispetto ai grandi perché pensavano di non riuscire ad ammortizzare i costi superiori e quindi di essere costretti a chiudere. Il latte è culturalmente ancor più emotivamente coinvolgente dell’acqua, tanto è vero che non ci fu nessuna opposizione alla campagna, parallela, di sanificazione e trattamento delle acque potabili. Ma a poco a poco la pastorizzazione venne resa obbligatoria salvando così, insieme alle via via migliorate condizioni igieniche, milioni di vite in tutto il mondo.

La situazione ora è ovviamente profondamente cambiata. Gli alimenti sono sempre più sotto controllo e gli allevamenti di bovine da latte sono molto controllati. Per ogni alimento si cerca di controllare  i possibili rischi di infezione lungo tutta la catena dal produttore al consumatore. Tuttavia le intossicazioni alimentari sono all’ordine del giorno. Chiariti, spero, una volta per tutte i vantaggi sanitari della pastorizzazione, vediamo le condizioni del latte crudo oggi. Siamo ovviamente lontanissimi dalla situazione disastrosa di un secolo fa.

I produttori di latte crudo, per poter vendere direttamente il loro latte nei distributori, devono sottostare a dei regolamenti sanitari ben più stringenti rispetto a quelli che riguardano la produzione di latte destinato alla pastorizzazione. Istituto Superiore di Sanità conferma la buona qualità media del latte. D’altra parte il latte crudo venduto direttamente al consumatore rappresenta una importante fonte di reddito per l’allevatore, visto che a fronte di 0,32-0,42 euro pagati per un litro da latterie e industrie, al distributore automatico un litro di latte crudo viene venduto mediamente ad 1 euro, con un guadagno più che doppio per il produttore. Anna Meldolesi quando ha fatto scoppiare il caso si è inventata dei pericoli che non ci sono?