Lo yoga oltre la meditazione PDF

2 in scrittura devanāgarī e trascritto secondo lo IAST. L’opera consiste in una raccolta di lo yoga oltre la meditazione PDF aforismi, ovvero brevi e significative frasi concepite per essere memorizzate con facilità, come era costume presso i maestri hindu, ove la tradizione orale era il mezzo principale per condividere e tramandare la conoscenza. Dell’autore, il filosofo Patañjali, nulla si sa oltre le leggende, e difficile risulta anche una datazione accurata dei sūtra stessi.


Författare: Vimala Thakar.

L’autrice espone il resoconto dei suoi incontri e dialoghi in Europa con alcuni insegnanti di yoga ai quali ha spiegato la sua interpretazione dei passi e aforismi significativi dei sutra dello yoga al fine di ascendere sino aipiù alti livelli di coscienza.

Dal fatto che alcuni di questi contengano accenni alle scuole del Grande Veicolo del Buddhismo, l’accademico Gavin Flood conclude che l’opera fu concepita non prima del I secolo BCE e non dopo il V secolo CE. Lo Yoga classico comincia dove finisce il Sāṃkhya. Patañjali fa sua quasi integralmente la dialettica Sāṃkhya, ma non crede che la conoscenza metafisica possa, da sola, portare l’uomo alla liberazione suprema. Lo stesso argomento in dettaglio: Sāṃkhya.

Il termine adoperato dal filosofo, citta, è la “massa psichica” intesa come ciò che elabora l’insieme di tutte le sensazioni, dall’esterno e dall’interno. Iyengar preferisce tradurre citta con “coscienza”, essendo essa veicolo dell’osservazione, dell’attenzione e della ragione. Vivekananda così commenta il sūtra III. Suppose I were meditating on a book, and that I have gradually succeeded in concentrating the mind on it, and perceiving only the internal sensations, the meaning, unexpressed in any form — that state of Dhyana is called Samadhi. Supponi che io stia meditando su un libro, e che gradualmente sia riuscito a concentrare la mente su quello e percepire così soltanto sensazioni interne, il significato, inesprimibile in qualsiasi forma — questo stato del dhyana è il samadhi. Nel samādhi ha luogo la “rottura di livello” che l’India cerca di realizzare e che è il passaggio paradossale dall’essere al conoscere.

Il filosofo Vijñāna Bhikṣu, uno dei più noti commentatori dell’opera, spiega la differenza fra i due samādhi con l’affermare che nel samprajñāta samādhi tutti gli stati psicomentali sono ormai inibiti tranne quello che consente la meditazione stessa, nell’asamprajñāta samādhi scompare qualsiasi forma di coscienza. Mircea Eliade mette in guardia dal confondere il samādhi con la trance ipnotica, stato psicologico invero già noto agli indiani, e descritto in diversi testi sacri e non. La traduzione ‘estasi’, che è talora stata proposta, è del tutto erronea. Lo stesso argomento in dettaglio: Samādhi. Lo Yoga si differenzia dal Sāṃkhya anche per essere teista. Una delle più note posture dello Hatha Yoga, la padmāsana. Sādhana sta per “realizzazione”: in questo capitolo Patañjali descrive principalmente l’aspetto pratico dello Yoga.

Il Kriyā Yoga e l’Aṣṭāṅga Yoga compaiono esposti per la prima volta in modo sistematico proprio in quest’opera. Patañjali affronta però l’aspetto pratico vero e proprio solo nella parte dedicata all’Aṣṭāṅga Yoga, facendo precedere a questa una digressione teorica. Patañjali li ritiene fondamentali per il percorso yogico: essi tendono a creare uno stato “purificato” indispensabile. Lo stesso argomento in dettaglio: Aṣṭāṅga Yoga. Uomo che medita nel giardino, acquarello di anonimo risalente al XIX secolo. Shiva, un epiteto del quale è Mahāyogin, “Il grande yogin”, protettore e archetipo dello yogin.