Mediazione su ordine del giudice a Firenze PDF

Aldo Moro nella prima foto diffusa dalle Brigate Rosse durante il sequestro. Per caso Moro si intende l’insieme delle vicende relative all’agguato, al sequestro, alla prigionia e all’uccisione di Aldo Moro, nonché alle ipotesi sull’intera vicenda e alle ricostruzioni degli eventi, spesso discordanti fra loro. Dopo una mediazione su ordine del giudice a Firenze PDF di 55 giorni, durante la quale Moro fu sottoposto a un processo politico da parte del cosiddetto tribunale del popolo istituito dalle stesse Brigate Rosse e dopo che queste ultime avevano chiesto invano uno scambio di prigionieri con lo Stato italiano, Moro fu ucciso. Lo stesso argomento in dettaglio: Cronaca del sequestro Moro.


Författare: Paola Lucarelli (a cura di).

Lo stesso argomento in dettaglio: Agguato di via Fani. Dinanzi alla Corte d’appello di Roma Valerio Morucci raccontò: l’organizzazione era pronta per il 16 mattina, uno dei giorni in cui l’on. Moro sarebbe potuto passare in via Fani. Non c’era certezza, avrebbe anche potuto fare un’altra strada. Era stato verificato che passava lì alcuni giorni, ma non era stato verificato che passasse lì sempre. Non c’era stata una verifica da mesi.

I corpi senza vita dell’autista e della guardia del corpo di Moro. Secondo quanto emerso dalle indagini giudiziarie, alla messa in atto del piano parteciparono 11 persone, ma il numero e l’identità dei reali partecipanti è stato messo più volte in dubbio e anche le confessioni dei brigatisti sono state contraddittorie su alcuni punti. Alle 8:45 i quattro componenti del nucleo armato brigatista incaricati di sparare, con indosso false uniformi del personale Alitalia si disposero all’incrocio tra via Mario Fani e via Stresa, nascosti dietro le siepi del bar Olivetti, chiuso per lavori e situato dal lato opposto rispetto allo stop dell’incrocio stesso. Sempre su via Fani ma subito oltre l’incrocio con via Stresa, era appostata una terza Fiat 128 con al volante Barbara Balzerani, rivolta in senso opposto alle altre, cioè verso la prevista direzione di provenienza delle auto di Moro. L’agguato brigatista iniziò quando la colonna su cui viaggiava Moro svoltò a sinistra da via Trionfale su via Fani: Rita Algranati, appostata all’angolo fra le due strade con un mazzo di fiori, segnalò a Moretti, Lojacono e Casimirri l’avvenuto passaggio delle due auto, con un cenno convenuto.

Targa commemorativa dei cinque agenti della scorta uccisi in via Fani. Moretti riuscì subito a mettersi proprio davanti all’auto di Moro procedendo in modo da non farsi sorpassare, mentre la 128 di Lojacono e Casimirri si portò in coda alla colonna. Fiat 130 con a bordo Moro. A questo punto entrò in azione il gruppo di fuoco: i quattro uomini vestiti da avieri civili ed armati di pistole mitragliatrici sbucarono da dietro le siepi del bar Olivetti. I quattro brigatisti che, travestiti da assistenti di volo, spararono sulla scorta: Valerio Morucci Matteo, Raffaele Fiore Marcello, Prospero Gallinari Giuseppe e Franco Bonisoli Luigi.

Morucci e Fiore aprirono il fuoco contro la Fiat 130 con Moro a bordo, Gallinari e Bonisoli contro l’Alfetta di scorta. Contemporaneamente Gallinari e Bonisoli sparavano contro gli uomini della scorta sull’Alfetta: Rivera e Zizzi furono subito colpiti mentre Iozzino, relativamente riparato sul sedile posteriore destro e favorito dall’inceppamento dei mitra dei brigatisti, poté uscire dall’auto e rispondere al fuoco con la sua pistola Beretta 92, ma subito dopo Gallinari e Bonisoli estrassero entrambi le loro pistole e uccisero anche lui. Moro si allontanò lungo via Stresa, subito seguita dalla 128 di Casimirri e Lojacono sulla quale era salito anche Gallinari. In piazza Madonna del Cenacolo, tra le 9:20 e le 9:25, il gruppo si divise. Fiore e Bonisoli presero un autobus per la stazione Termini e da lì il primo treno per Milano.

La notizia dell’agguato si diffuse immediatamente in ogni angolo del Paese. Le attività quotidiane furono bruscamente sospese: a Roma i negozi abbassarono le saracinesche, in tutte le scuole d’Italia gli studenti uscirono dalle aule scolastiche riunendosi in assemblee spontanee, mentre le trasmissioni televisive e radiofoniche furono interrotte da notiziari in edizione straordinaria. Giovedì 16 marzo, un nucleo armato delle Brigate rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. La sua scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati corpi speciali, è stata completamente annientata. Mario Moretti, componente del Comitato Esecutivo delle Brigate Rosse e principale dirigente della colonna romana durante il sequestro. Italia dello Stato imperialista delle multinazionali.

Anna Laura Braghetti, Camilla, la insospettabile proprietaria dell’appartamento di via Montalcini 8. Germano Maccari, l’ingegner Luigi Altobelli dell’appartamento di via Montalcini. Caro Zaccagnini, scrivo a te, intendendo rivolgermi a Piccoli, Bartolomei, Galloni, Gaspari, Fanfani, Andreotti e Cossiga ai quali tutti vorrai leggere la lettera e con i quali tutti vorrai assumere le responsabilità, che sono ad un tempo individuali e collettive. Lettera a Benigno Zaccagnini recapitata il 4 aprile. Il papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.