Meridiana (2016) Vol. 85 PDF

Negli ultimi tempi gli studi pasoliniani sembrano concentrarsi intorno a due ambiti, entrambi cronologicamente riconducibili agli anni sessanta-settanta, quello relativo al cinema e al teatro e quello interessato alla lettura dei fenomeni socio-culturali dell’autore corsaro e luterano. Tutto ciò era bello e logico. La fine dell’universo tolemaico a cui il testo di Trasumanar e organizzar accenna, smuovendo le tessere di quel disegno cosmologico bello e logico in cui il tempo si manifestava come eternità, esilia la poesia dalla sua postazione privilegiata al centro della terra. Pasolini a teorizzare negli anni sessanta la necessaria presenza diffusa della poesia fuori dalla versificazione tradizionalmente intesa, e dunque una nozione meridiana (2016) Vol. 85 PDF poesia translinguistica e transgenerica.


Författare: .

Questo numero di “Meridiana”, lungi dall’esaurire un tema dalle dimensioni gigantesche, si propone, attraverso l’analisi di alcuni case studies, di avviare una riflessione sui processi di trasformazione che hanno tratto origine ed alimento dalla rivoluzione produttiva degli ultimi quarant’anni e di cogliere alcuni aspetti che conferiscono a questo fenomeno il senso di una cesura epocale dalla quale emergono nuove domande imposte alla contemporaneità. Una riflessione che si pone lo scopo di tracciare una mappa di temi e di problemi, di sviluppare ragionamenti e individuare chiavi di lettura in grado di interpretare realtà differenti travalicando l’ambito ristretto dei casi trattati. Parlare di deindustrializzazione vuol dire parlare di declino industriale e di spostamenti di donne e uomini verso paesi e continenti differenti, di trasformazioni tecnologiche e di disoccupazione, di movimento dei capitali e di produttività, di forti ricadute sulle economie di intere aree e sugli equilibri delle comunità, sugli stili di vita e sui percorsi professionali. Vuol dire parlare di crisi delle ideologie e di indebolimento delle rappresentanze sindacali, di trasformazione delle forme del lavoro e del conflitto sociale. Ma vuol dire anche analizzare il modo in cui si è reagito a queste trasformazioni, vuol dire parlare di nuove occasioni di sviluppo e di lavoro, di scelte per i territori e di risposte delle istituzioni locali, di politiche pubbliche…

Ciò che garantisce alla poesia il mantenimento di un ruolo cardine nell’esperienza pasoliniana è la sua capacità di intercettare ed esprimere quella valenza sacrale dell’esistenza che nelle diverse fasi si è incarnata nell’universo contadino del Friuli, nel sottoproletariato delle borgate, nella ciclicità della natura, nell’arcaica alterità del Terzo Mondo, nella salvifica atemporalità del mito. Il sogno del Centauro che il tema del sacro emerge come nucleo essenziale del percorso pasoliniano. Quanto allo scandalo, deriva anche dal fatto che io sono sempre più scandalizzato dall’assenza di senso del sacro nei miei contemporanei . Ecco, in ogni caso il sentimento del sacro era radicato nel cuore della vita umana.

La civiltà borghese lo ha perduto. E con che cosa l’ha sostituito, questo sentimento del sacro, dopo la perdita? Con l’ideologia del benessere e del potere. Così come la poesia, anche il sentimento del sacro si declina in termini oppositivi, come alterità rispetto a un’idea di realtà che nel nome della modernizzazione abrade la memoria antropologica e con essa la connessione con le epoche mitiche dell’esistenza.

Negli ultimi anni, a partire dallo studio di Conti Calabrese del 1994, il topos del sacro si è ritagliato un proprio spazio significativo negli studi su Pasolini. L’idea diffusa che l’indagine pasoliniana sul sacro dimori essenzialmente nel cinema necessita di qualche precisazione, in quanto l’evocazione del sacro presuppone non tanto uno specifico genere o linguaggio, ma piuttosto una serie di scelte stilistiche e tecniche che riproducano nel testo una condizione di metastoricità. Un’ulteriore precisazione riguarda la centralità della dimensione tecnica nel fare emergere la valenza sacrale della realtà. L’epifania del sacro non è pura evocazione di immagini, bensì nasce da una strategia compositiva al centro della quale c’è il montaggio, visto come procedimento antinaturalistico per eccellenza, agente di un disvelamento mitologico capace di far emergere il volto sacro della realtà.