Metodologie anti-aging ed anti-stress PDF

I radicali giocano un ruolo importante in fenomeni come la combustione, la polimerizzazione e nella fotochimica, e molti altri processi chimici, compresi quelli che riguardano la fisiologia umana. Il termine radicale e radicale libero sono spesso utilizzati con lo stesso significato. Il primo radicale libero stabile, il trifenilmetile, è stato metodologie anti-aging ed anti-stress PDF da Moses Gomberg nel 1900 all’Università del Michigan.


Författare: Alessandro Gelli.

Il libro, risultato di decenni di studi e ricerche, è volutamente scritto in modo colloquiale per essere compreso da tutti, dai medici agli operatori del settore salute naturale, dagli appassionati ai corsisti della Sapienza Università di Roma in “Metodologie anti-aging ed anti-stress” e da chi è alla ricerca di tecniche e metodologie antiche in azione sinergica con quelle moderne all’avanguardia, selezionate, elaborate ed adattate, per aiutare concretamente l’uomo occidentale ad affrontare lo stress cronico a cui è sottoposto. Sono trattate l’epigenetica, la nutrigenomica, il network psiconeuroendocrino, che aiutano a spiegare come agiscono nel profondo le metodologie e le tecniche descritte nel testo. L’autore, si occupa sin da giovanissimo di strategie per l’aumento della performance e di tecniche anti-stress anche d’ispirazione orientale, arrivando ad ideare il sistema metodologie anti-aging ed anti-stress per un’operativa, concreta ed efficace applicazione sugli occidentali.

Nonostante la loro reattività, la maggior parte di essi ha una vita sufficientemente lunga da permetterne l’osservazione tramite metodi spettroscopici. Si formano spontaneamente in natura o in laboratorio, per azione della luce o del calore in seguito alla scissione omolitica di un legame covalente. Esistono inoltre particolari entità molecolari che hanno entrambe le proprietà caratteristiche degli ioni e dei radicali: tali entità molecolari sono dette “ioni radicalici”. Siccome il radicale presenta un elettrone spaiato, si potrebbe incorrere nell’errore di considerare il radicale come una entità molecolare carica negativamente. Si consideri una molecola di cloro. Ogni radicale è in questo caso costituito da un singolo atomo di cloro, che come detto in precedenza è neutro.

Un radicale alchilico terziario è quindi più stabile del corrispondente radicale alchilico secondario, che a sua volta è più stabile del corrispondente radicale alchilico primario. I radicali possono essere anche stabilizzati per risonanza, quando sono coniugati a sistemi π quali doppi legami o anelli aromatici. I radicali sono comunque in genere entità molecolari molto reattive e quindi a vita corta. Il primo esempio di radicale stabile è l’ossigeno molecolare, O2. Questa voce o sezione sull’argomento medicina non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. Lo stesso argomento in dettaglio: Danni da radicali liberi. I radicali liberi sono uno dei meccanismi di danno cellulare più importante, sebbene assolvano a molte funzioni fondamentali dell’organismo quando controllati.

Sono molecole che posseggono un elettrone spaiato sull’orbitale più esterno e questa configurazione elettronica le rende altamente instabili e particolarmente reattive. Le specie reattive dell’ossigeno, i ROS, sono i radicali liberi a maggior diffusione. Viene metabolizzato dalla catalasi dei perossisomi in H2O e O2 che catalizza la reazione tramite il suo gruppo eme e dalla glutatione perossidasi nel citosol e nei mitocondri. ROS più reattivo ed è prodotto dai leucociti a partire dal perossido d’idrogeno per distruggere patogeni, ma se in eccesso provoca danni alla membrana plasmatica, alle proteine e agli acidi nucleici. Viene convertito in HNO2 dalle perossiredossine presenti nel citosol e nei mitocondri. Può danneggiare lipidi, proteine e DNA.

All’interno della cellula i radicali liberi possono essere generati in vari modi. Fanno parte di questa categoria i raggi ultravioletti, i raggi X e i raggi gamma. Alcuni enzimi come la xantina ossidasi che genera O2-, la NO sintasi che genera NO, la superossido dismutasi che genera H2O2, oppure a partire da enzimi che metabolizzano farmaci o altre sostanze chimiche esogene. La fosforilazione ossidativa che si verifica durante la respirazione cellulare e che genera piccole quantità di ciascuno dei tre più importanti ROS. I metalli di transizione fungono da catalizzatori nelle reazioni che portano alla produzione di radicali liberi. Altri radicali liberi possono concorrere alla formazione di ulteriori radicali liberi, per esempio quando NO e O2- reagiscono per formare il perossinitrito ONOO-. La cellula possiede diversi metodi per metabolizzare i ROS.

Il sistema più comune è quello che utilizza enzimi deputati alla conversione delle specie reattive dell’ossigeno in prodotti meno reattivi e tossici per la cellula. La cellula controlla il livello di metalli di transizione al suo interno, particolarmente quelli del ferro e del rame. Nel sangue è legato alla trasferrina, la proteina con la maggiore affinità per il suo substrato conosciuta, è immagazzinato nella ferritina, ma è anche utilizzato nel gruppo eme di molte metalloproteine e ferrossidasi a diverso significato. La cellula possiede antiossidanti deputati alla neutralizzazione di radicali liberi, gli scavenger. I radicali liberi tendono a danneggiare particolarmente tre componenti della cellula: i lipidi, le proteine e gli acidi nucleici. La perossidazione lipidica, in particolare della membrana plasmatica e delle membrane degli organelli intracellulari è un danno cellulare comune dovuto ai ROS e agli RNS.

I radicali liberi, in presenza di ossigeno, reagiscono con i doppi legami dei lipidi di membrana generando dei perossidi lipidici che, essendo reattivi, si propagano determinando un danno esteso alle membrane. Negli eritrociti possono provocare quindi emolisi. L’ossidazione delle proteine, in particolare i radicali liberi agiscono ossidando i gruppi laterali degli amminoacidi, danneggiando la funzione della proteina, promuovono la formazione di legami crociati come il legame disolfuro, alterandone la struttura o il ripiegamento. Il danno al DNA, dal momento che i radicali liberi possono determinare mutazioni o danneggiare macroscopicamente lo stesso DNA e alterare la struttura chimica delle basi azotate formandone di nuove come 8-ossiguanina o 5-idrossimetiluracile. Tramite questo tipo di danno sono concausa dell’invecchiamento cellulare e promuovono il cancro. Sportivi, per monitorare l’efficacia di allenamenti e metodologie di scarico e di recupero dopo sforzi od attività agonistica. Nel 2014 è stato brevettato un nuovo test per la valutazione della concentrazione dei ROS, il d-ROMs fast, che è molto più veloce del vecchio FORT test e può essere eseguito istantaneamente con un tempo di lettura di 2 minuti e mezzo.