Moto bolognesi del dopoguerra PDF

La Malaguti è stata una casa motociclistica italiana presente sul mercato dal 1930 e che, sin dalla fondazione, mantenne il carattere di un’azienda a conduzione familiare. Nata nel 1930 a Bologna come rivendita e officina riparazioni per biciclette grazie a Antonino Malaguti, un ventiduenne che a metà moto bolognesi del dopoguerra PDF anni venti era stato una giovane promessa del ciclismo, la Malaguti divenne ben presto costruttrice di velocipedi con una produzione apprezzata, anche se limitata all’ambito felsineo. Fino alla prima metà degli anni sessanta la produzione Malaguti era diretta esclusivamente a ciclomotori economici destinati al trasporto di cose e persone, ma il boom economico e la motorizzazione di massa imposero la costruzione di ciclomotori per uso ludico, da parte dei quattordicenni. Nel 1963, dopo aver concluso un contratto di fornitura con la Motori Franco Morini, viene presentato il ciclomotore sportivo 50 Gransport che ottiene un buon successo di vendite, particolarmente sul mercato francese dove è proposto con la denominazione 50 Olympique.


Författare: Enrico Ruffini.

Uscita dalla guerra, l’Italia è impegnata in un grande sforzo di ricostruzione del tessuto sociale, politico ed economico. Uno degli esempi più eclatanti è la motoristica, con la proposta di micromotori da applicare a biciclette o appositi telai. Il loro costo contenuto ne decreta il successo immediato. Anche Bologna è protagonista di questo fenomeno: si affaccia sul mercato la Ducati con il Cucciolo, uno degli artefici della ”motorizzazione popolare” del paese. Ma sono ben 49 le Ditte bolognesi attive in quegli anni, in molti casi ”meteore” destinate ben presto a scomparire. Tra i costruttori di moto vi sono M.M. e C.M., dal glorioso passato, mentre Moto Morini e F.B-Mondial si affermano a livello sportivo in Italia e all’estero. Altri, come Cimatti, Malaguti, Marzocchi, Testi, Verlicchi, si avviano a conquistare uno spazio importante. Alcuni di questi sono ancora oggi marchi di successo sul mercato mondiale. Il volume propone 50 biografie delle ditte produttrici bolognesi, corredate da più di 300 immagini in gran parte inedite, oltre ad una lunga sezione , ”Il collezionismo”, in cui sono fotografate tutte le moto più rappresentative del tempo (complete di schede tecniche).

1994 venne presentato quello di maggior successo, il Phantom, la cui vendita continuò per tredici anni, concludendosi a fine 2007 sostituito dalla nuova versione “R”. L’azienda, da tempo in difficoltà, ha annunciato il 10 ottobre 2011 la chiusura dell’attività entro novembre dello stesso anno. Nel 2017 si tenta di ridare vita al marchio, da parte di esterni, annunciando il progetto di presentare il nuovo Phantom F10 con motore Minarelli da 50 cc. Secca la risposta della famiglia Malaguti: “Malaguti siamo noi, non siamo affatto defunti”. URL consultato il 12 aprile 2018. Filippo Raffaelli, Marco Montaguti, Nicodemo Mele, Capitani coraggiosi, Marzabotto, Inedita, 1997, p. Moto: niente intesa, Malaguti chiuderà a fine ottobre – Industria e Mercato – Motori – ANSA.

URL consultato il 13 aprile 2018. Filippo Raffaelli, Marco Malaguti, Nicodemo Mele, Capitani coraggiosi. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta l’11 dic 2018 alle 16:34. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli.

I marchi della “Mondial”: la “F. Ancarano e composta dai fratelli Carlo, Luigi, Ettore, Giuseppe e Ada Boselli. Dapprima venne aperto un negozio-officina per la vendita e assistenza di modelli G. D, nel giro di pochi mesi, fu chiara la richiesta del mercato verso il mezzo di trasporto economico e robusto come il motocarro.

Dopo la morte di Cavedagni, avvenuta nel 1939, vista la buona risposta del mercato, all’inizio degli anni quaranta la FB e la Drusiani decisero un piano comune di ampliamento della struttura produttiva e l’acquisto di macchinari più moderni, per aumentare la produzione e dedicarsi anche alla costruzione di motoleggere. La produzione di motocicli, di fatto, ebbe inizio nel dopoguerra, quando – proseguendo la collaborazione tra le famiglia Drusiani e Boselli – fu ricostruito l’opificio spostando la produzione a Milano, anche grazie alle ingenti risorse economiche dei Boselli che, di fatto, assunsero il controllo dell’azienda. Notevole è, nella prima fase della propria esistenza, l’attività competitiva della Mondial, che – pur dipanandosi dal dopoguerra al 1978 – vedrà i miglioro risultati arrivare negil anni 50 e 60. Nel 1999 un contratto di licenza d’uso del marchio, firmato dalla famiglia Boselli a favore di terzi permise la creazione della Mondial Moto S. Arcore, nel 2003 solo 76 piega furono costruite, e nessun esemplare della versione nuda fu mai assemblato. In tempi successivi, oltre a vari strascichi legali in relazione al fallimento della s.