Multiculturalismo e interculturalità. L’etica in questione PDF

Intercultura è un neologismo di origine inglese e spagnola. In Italia viene impiegato in ambito scientifico già negli anni sessanta. In concorrenza con intercultura in inglese viene preferito in molti casi l’aggettivo cross-culture, proveniente dagli studi postcoloniali. Cuernavaca in Messico, un centro di ricerca multiculturalismo e interculturalità. L’etica in questione PDF realizzava corsi per i missionari del Nord America, dove operò Ivan Illich.


Författare: Carmelo Vigna.

Si parla sempre più di interculturalita, sempre meno di multiculturalismo. In effetti, la molteplicità culturale non è certo una novità. C’è sempre stata nella storia umana. E tutto questo potrebbe dirsi anche dell’interculturalità. Perché allora queste realtà sociopolitiche sono diventate problema? Semplice: perché nessuno tollera più culture egemoni. Ogni cultura rivendica una qualche parità ed esige rispetto: chiede di poter partecipare alla vita comune sulla terra senza anatemi. A volte anche senza restrizioni. Ma questo è davvero possibile? E soprattutto: questo è giusto? Sembra proprio di no. Senza alcune restrizioni, a volte no: dice l’etica. Anche le realtà culturali, come tutte le realtà di questo mondo, devono essere attraversate e illuminate dalla domanda intorno al bene e al male. Il fatto è che nessuna cultura è, in sé e per sé, buona o cattiva: va interrogata nelle sue forme e nelle sue pretese, perché potrebbe portare con sé elementi che giocano contro la comune umanità (per esempio, certi casi di mutilazione del corpo). Ogni cultura va rispettata e onorata, certo, ma a misura che essa, a sua volta, rispetti e onori l’umanità comune. Il principio del riconoscimento, che è il punto di riferimento regolativo di tutto il libro e che è l’ispiratore, più o meno celato, del recente passaggio dalla cifra fattuale del multiculturalismo alla cifra prescrittiva dell’interculturalità, deve poter dispiegare la sua universalità anche riguardo alle differenti identità culturali.

Contrapunteo cubano del tabaco y el azúcar, aveva però introdotto il concetto di transculturación e di transculturalismo, che va nel senso di una teoria interculturale. Progressivamente è andata però affermandosi una definizione di educazione interculturale non tanto a partire dai bisogni specifici degli allievi figli degli immigrati, ma da un’interpretazione di intercultura in senso molto più ampio e non solamente pedagogico. In Italia si tende ad associare il termine intercultura a una serie di approcci pedagogici, di misure sociali e amministrative o di comportamenti e attitudini legati alla gestione del fenomeno migratorio, nell’orizzonte di una risoluzione pacifica dei conflitti. I centri interculturali hanno rappresentato in Italia l’ambito privilegiato per la promozione di pratiche per gli operatori dei servizi, i volontari, gli insegnanti, i mediatori. Il quadro di progettazione e interventi dei centri si rivolge prevalentemente agli immigrati e agli operatori. Si segnala tra i primi interventi in ordine di tempo in Italia la circolare ministeriale 8 settembre 1989, n.

301, che ha per oggetto l’Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo: promozione e coordinamento delle iniziative per l’esercizio del diritto allo studio. Talvolta si è proposta una equivalenza tra la filosofia interculturale e la comparazione filosofica. Alcuni materiali fondamentali per una riflessione interculturale vengono da quella che Édouard Glissant definisce filosofia della relazione con i suoi numerosi concetti. Uno dei versanti più rilevanti della riflessione interculturale, è quello sviluppatosi all’interno delle teologie, in particolare quelle cristiane e più specificamente quella cattolica. Momento propulsore di tale ricerca, soprattutto in contesto cattolico, è stato il Concilio Vaticano II.