Opere vol. 15 PDF

Questa voce o sezione sull’argomento letteratura è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. In opere vol. 15 PDF infatti si possono già cogliere alcuni tratti della formazione del poeta che incideranno sulla sua futura evoluzione. La separazione tra l’esperienza autobiografica e quella letteraria è decisamente netta.


Författare: Luigi Aurigemma.

Solamente tra il 1795 e il 1797 Foscolo inizia ad esprimersi con degno valore stilistico, mettendo a frutto le sue conoscenze enciclopediche, ma soprattutto liberando l’animo da quella materia sentimentalmente bruciante e non ancora del tutto definita che scaturiva dalla sua indole ribelle e nello stesso tempo venata di tristezza. Sempre a questo periodo appartengono le odi Ai novelli repubblicani e A Bonaparte liberatore, la sua prima tragedia intitolata Tieste, il Sesto tomo dell’io e gli sciolti Al Sole, che risentono d’echi ossianeschi e junghiani ma segnano un passo verso l’originalità. Lo stesso argomento in dettaglio: A Bonaparte liberatore. A Bonaparte liberatore fu pubblicata nel 1797 a Bologna.

Lo stesso argomento in dettaglio: Sesto tomo dell’io. Il Sesto tomo dell’io composto tra il 1799 e il 1801 è un abbozzo di romanzo autobiografico rimasto incompiuto nella forma di silloge di brani. Lo stesso argomento in dettaglio: Ultime lettere di Jacopo Ortis. Parini, venne pubblicata a Zurigo nel 1816, ma con falsa data: Londra 1814. Allo stesso periodo delle Ultime lettere di Jacopo Ortis e dei Sonetti risale la composizione delle due Odi che esaltano la bellezza femminile.

Lo stesso argomento in dettaglio: A Luigia Pallavicini caduta da cavallo. Foscolo scrive così un'”augurale consolatoria” per la contessa, augurandole di ritrovare la sua bellezza, che, cadendo dalla cavalcatura, vide deturpata . Ne nasce un componimento che, escludendo il dramma, si trasferisce in’aura remota e favolosa in una specie di Eden dove le donne si trasformano in dee. Lo stesso argomento in dettaglio: All’amica risanata. All’amica risanata, scritta nel 1802 in occasione della guarigione da una malattia di Antonietta Fagnani Arese, residente in una villa di Robecchetto in provincia di Milano, è un canto pieno di gioia per la salute che l’amica, della quale lo scrittore era perdutamente innamorato, riacquista.

Come nell’ode precedente, il tema è quello della bellezza minacciata e risorgente e del suo alto valore consolatorio nella vita. Sul fascicolo IV dell’ottobre 1802 del Nuovo Giornale dei letterati di Pisa, Foscolo pubblicò, con il titolo Poesie, otto sonetti, per lo più di carattere amoroso, nei quali si percepisce il senso della tristezza ineluttabile e si affronta il tema della bellezza come ristoratrice per l’animo del poeta: Non son chi fui, perì di noi gran parte, Che stai? Malgrado l’apparente organicità i dodici, imponenti sonetti riflettono i diversi periodi della loro produzione e raggiungono obiettivi anch’esse differenti. Il periodo della lirica, intenso ma breve, finirà proprio con l’ode All’amica risanata e il Foscolo non ritornerà più alle forme chiuse del sonetto e dell’ode ma cercherà di coordinare, in un insieme organico e strutturato, i convincimenti maturati in quegli anni di carattere filosofico, morale, politico e civile. Per tre anni la poesia tace completamente e lascia il posto all’attività dello studioso e del traduttore.

Durante gli anni dei Sepolcri Foscolo si era nuovamente impegnato nella vita politica e nell’attività educativa come docente all’Università di Pavia e ciò era servito ad allontanare la disperazione che lo rendeva inerte e a sperare ancora nel futuro con rinnovato ardore. Lo stesso argomento in dettaglio: Dei sepolcri. I Sepolcri, o come lo intitolò il Foscolo, Dei Sepolcri è un carme composto da 295 versi endecasillabi sciolti, scritto tra il giugno e il settembre del 1806, pubblicato nel 1807 a Brescia. Non si possiede una esatta documentazione riguardo l’elaborazione del carme, ma la maggior parte dei critici ritiene che Foscolo abbia composto i Sepolcri sotto forma di lettera indirizzata al Pindemonte, in varie riprese, fra l’agosto 1806 e il gennaio 1807. Il capitano Ugo Foscolo, per ingraziarsi il generale Augusto Caffarelli, aiutante di campo di Napoleone e ministro della Guerra del Regno d’Italia curò una edizione delle opere di Raimondo Montecuccoli, con una ricca premessa sull’arte della guerra.

L’opera si inserisce anche in una polemica con Madame de Staël sull’attitudine militare degli italiani. Nell’appassionata orazione sull’importanza della parola, che Foscolo legge il 22 gennaio 1809 alla lezione inaugurale del corso che è chiamato a tenere all’Università di Pavia, si trovano tutte le linee della sua poetica. Il fulcro tematico dell’orazione è l’esaltazione della parola che l’autore ritiene uno strumento insostituibile per rappresentare il pensiero e dare forma alla fantasia. Proprio quando pareva al Foscolo di aver trovato la serenità, la cattedra di eloquenza da lui tenuta venne soppressa e la mancanza di contatto con i giovani e le nuove difficoltà economiche segnano un’altra svolta nella sua vita.

Lo stesso argomento in dettaglio: Ajace. La tragedia in cinque atti Ajace venne composta tra il 1810 e il 1811 e rappresentata nel dicembre di quest’ultimo anno alla Teatro alla Scala di Milano con insuccesso perché la polizia, avendovi trovato delle allusioni a Bonaparte, ne proibì ogni altra rappresentazione. Con la rappresentazione dell'”Ajace” Foscolo esce dalla vita politica e lascia Milano e cerca un rifugio tranquillo a Firenze dove, con un animo più staccato e sereno, lavora alle traduzioni. Negli anni tra il 1812 e il 1813 scrive un’altra tragedia, la “Ricciarda”, e compone la “Notizia intorno a Didimo Chierico” che rappresenta un documento dal quale si può capire quale fosse la predisposizione d’animo di Foscolo in quegli anni. Didimo Chierico è un personaggio immaginario dal quale in Francia Foscolo avrebbe ricevuto il manoscritto della traduzione del Viaggio sentimentale di Laurence Sterne con un invito a renderlo pubblico. La Ricciarda, terza tragedia di Foscolo in cinque atti e in endecasillabi sciolti, venne composta nel 1813 e rappresentata nello stesso anno a Bologna al “Teatro del Corso” il 17 settembre dello stesso anno ottenendo l’insuccesso già toccato all’Aiace.

L’esilio del poeta, dopo Zurigo, continuò in Inghilterra dove Foscolo trovò inizialmente una buona accoglienza negli ambienti liberali di Londra e dove, costretto dalle necessità economiche, si dedicò prevalentemente all’attività editoriale e giornalistica. Scritto nei primi anni di esilio a Londra con la data 1817 il saggio è formato da otto lettere, con l’aggiunta di alcuni frammenti, indirizzate al conte Cicogna nelle quali Foscolo fa un paragone tra la realtà inglese e quella italiana e discute di moda, letteratura e politica. L’opera, che nell’intento dell’autore doveva essere più ampia, rimase incompiuta e fu pubblicata solamente nel 1850. La lettera, rimasta incompiuta, consiste in una narrazione poco serena delle vicende politiche dell’autore dal 1814 in poi con la quale egli intendeva difendersi dalle calunnie dei suoi nemici. Essa può considerarsi il suo testamento politico che, per bellezza artistica, può gareggiare con la Notizia intorno a Didimo Chierico.