Per ogni pidocchio cinque bastonate PDF

Mappa dei sottocampi del lager di Per ogni pidocchio cinque bastonate PDF. I principali furono Otto Riemer, alcoolizzato e sadico e Anton Ganz, che faceva lavorare fino allo sfinimento anche gli ammalati gravi. Chi fabbricava scarpe con stracci era accusato di sabotaggio e veniva frustato o ucciso.


Författare: Michele Brambilla.

L’avvocato Gianfranco Maris, novant’anni, milanese, è uno degli ultimi testimoni dell’orrore dei campi di concentramento nazisti: fu prigioniero a Mauthausen-Gusen, dove morirono 122.000 persone. Vi arrivò da Fossoli, il 5 agosto 1944, con altri 305 italiani classificati, come lui, “detenuti politici”: comunisti, partigiani, operai che avevano scioperato. All’arrivo delle truppe alleate, il 5 maggio 1945, di quel gruppo solo 144 erano ancora vivi. Maris racconta le angherie, le umiliazioni, il massacrante lavoro nelle cave di pietra, il chilo di pane da dividere in ventiquattro, le cinque bastonate inflitte per ogni pidocchio scoperto dai kapò, le iniezioni al cuore e le camere a gas per eliminare chi non era più “idoneo al lavoro”. Ma anche le solidarietà e le amicizie nate fra i detenuti e, su tutto, insopprimibile, la speranza. Il giorno della Liberazione Maris pesava 36 chili. “Come ho fatto a sopravvivere? Non lo so” scrive. “Ma so che ho il dovere di raccontare alle future generazioni quel che è successo, perché potrebbe ancora succedere.

Il massimo della popolazione del lager fu raggiunto nell’aprile del 1945 con 18. 000, dunque quasi un terzo, morirono ad Ebensee, fra cui 552 italiani, su un totale di 955. Fra i deportati italiani, uno dei più conosciuti è stato Shlomo Venezia che vi giunse essendo partito da Birkenau ed essendo passato per Mauthausen e per il sottocampo di Melk, in una lunga marcia della morte. I lavoratori provenivano dal vicino campo di Mauthausen, dove questi venivano affidato alle ditte lavoratrici direttamente dalle SS. I primi prigionieri giunti il 18 novembre 1943 per lo scavo dei primi tunnel erano 500 prigionieri, ma furono impiegati inizialmente per la costruzione del campo di lavoro SS Zement, costretti a lavorare senza cappotto, guanti ma con zoccoli di legno. Lo scavo delle gallerie risultava particolarmente massacrante oltre che pericoloso. Qui vi erano anche circa 1000 civili tedeschi che avevano a disposizione circa dieci o più prigionieri per effettuare i lavori a loro ordinati.

A: per i missili Aggregat 4 con un volume pari a 220. B: per il missile intercontinentale A9, di 77. Questi due centri dovevano essere ultimati e funzionanti dalla fine del 1944, ma rimasero incompiuti. Con il 6 luglio 1944, le gallerie che allora misuravano 482 m, si decise che dovevano contenere le fabbriche che erano già state bombardate dagli Alleati. In particolare, il 1º agosto 1944 presso il centro A iniziavano i lavori per produrre carburante, ma che inizio’ ad operare solamente il 5 febbraio 1945 soprattutto utilizzando macchine provenienti da altre fabbriche, tra cui quelle francesi, polacche e italiane, in particolare da Livorno. 4 e 5: venivano installate più di 200 macchine per produrre parti dei motori per camionette e carri armati. Poco dopo la fine della guerra il lager fu smantellato e in gran parte lottizzato per costruirvi villette private.

Luci nel Buio, documentario del 2003 per la regia di Gabriele Cecconi. Esso documenta la vita al campo di Ebensee del prigioniero italiano Roberto Castellani. London, William Kimber and Co, 1964, p. Bernhard Denkinger, Ebensee, il progetto “Zement” e il campo di concentramento, Editore Musée d’Histoire du Temps Présent d’Ebensee, 2008, ISBN 3-9500663-4-9, pp. Nel maggio 1944 Riemer da ubriaco sparò e uccise non meno di otto prigionieri. Quando le aziende da cui i prigionieri dipendevano si lamentarono dell’accaduto presso il comando di Mauthausen, Riemer venne degradato. Mario Carrassi, Sotto il cielo di Ebensee.

Gaetano De Martino, Dal carcere di San Vittore ai “lager” tedeschi. 2ª edizione, Milano, La Prora, 1955. Vienna, Gruppe Styria Verlag, 2013, ISBN 978-3-222-13390-9. Mauthausen, Golgota dei Deportati di V. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 20 ott 2018 alle 00:06.

Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. In rosso e nero, rispettivamente, gli edifici e le murature ancora esistenti al 28 maggio 2010. A sinistra in alto, la cava di pietra con la Scala della morte. Mappa dell’Austria con l’ubicazione del campo di Mauthausen e di alcuni dei suoi sottocampi. Quando siamo arrivati al campo e siamo entrati, pareva un po’ come entrare nella porta dell’inferno. Fortezza Contemporaneamente fortino e acropoli, muraglie gigantesche. La più formidabile cittadella costruita sulla Terra dal Medio Evo.

Mauthausen per lo sfruttamento della cava di Wiener-Graben, un granito usato per pavimentare le strade di Vienna. In esso, russi, serbi, italiani raggiunsero la cifra di 40. 000 di loro vi persero la vita, tra i quali 1. Franz Ziereis, comandante di Mauthausen dal 1939 al 1945.

Alcuni internati ricordano che ripetutamente diceva che si interessava solo di vedere certificati di morte. Il lager nazista di Mauthausen fu aperto l’8 agosto 1938. I primi ad arrivare furono 300 prigionieri da Dachau, che cominciarono a costruire il campo e in seguito lo abitarono. La guarnigione SS di Mauthausen è composta di poche centinaia di elementi nel 1938, 1. Ziereis comincia ad addestrare le sue guardie a un comportamento disumano, emanando direttive più dure di quelle ufficiali. Ziereis incita a torturare, e sevizia lui stesso, premia con medaglie, promozioni, licenze le SS che si sono distinte per la loro crudeltà.

La Gestapo vi deporta subito circa 1. 050 pregiudicati della malavita austriaca, prelevati da penitenziari e carceri. Costoro saranno soprannominati ironicamente “Club dei soci fondatori”. Mauthausen, costruito con il granito della sottostante cava, era una estesa fortezza di pietra in uno stile vagamente orientale, tanto che l’ingresso principale al lager era chiamato dai prigionieri “La Porta mongola”. La fortezza, di pianta rettangolare, era chiusa su tre lati da mura di pietra spesse due metri e alte fino a otto. Come gli altri campi di concentramento gestiti dalle SS, camuffati da campi di lavoro, internamento o rieducazione, Mauthausen venne utilizzato anch’esso come campo di sterminio, da attuarsi soprattutto attraverso il binomio costituito dal lavoro forzato e dalla denutrizione. I deportati venivano alimentati con prodotti di esperimenti sulla nutrizione, ottenuti anche in laboratori chimici.