PERICLE FAZZINI e la poesia PDF

Questa voce o sezione sugli argomenti musei e Roma è ritenuta da controllare. IMG 0386 – Galleria nazionale d’arte PERICLE FAZZINI e la poesia PDF, front. La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea è la più grande collezione di arte contemporanea italiana. Ben presto, però, il palazzo delle Esposizioni si rivelò insufficiente ad accogliere quadri e sculture che nel tempo erano aumentati di numero.


Författare: Mario Pancera.

Vi era poi un altro inconveniente: ogni volta che si teneva una mostra temporanea, le opere esposte dovevano essere rimosse. Valle Giulia l’edificio attuale come sede stabile della Galleria. Nel 1933 anche questo edificio divenne insufficiente ad accogliere tutte le opere che erano giunte in galleria per acquisto o per donazione. Queste nuove sale non entrarono in possesso della Galleria perché vennero occupate da una “Mostra della rivoluzione fascista”, che con tabelle, grafici, foto e opere artistiche voleva “glorificare” le principali conquiste del regime.

Galleria Palma Bucarelli non ancora trentenne, restò in tale incarico per oltre 30 anni fino al 1975. A lei si deve un’importante opera di svecchiamento della cultura italiana e di apertura verso le più moderne sperimentazioni internazionali. Seguirono anni di grandi mostre che permisero agli italiani di conoscere artisti che il regime aveva cercato di non far conoscere. Nel 1973 giunsero i finanziamenti statali per un ulteriore ampliamento della galleria su progetto di Luigi Cosenza, l’inaugurazione avvenne nel 1988.

Nel 1975 con l’istituzione del Ministero per i Beni Culturali la Galleria acquisisce il titolo di Soprintendenza Speciale. Nello stesso anno il pensionamento della soprintendente Palma Bucarelli segna una nuova fase, in cui il ” museo d’avanguardia”, da lei concepito e sviluppato, non mantiene allo stesso livello il ruolo di apertura verso l’arte contemporanea. Dagli anni Settanta si datano alcune importanti donazioni che per la loro vastità ebbero sede in edifici staccati dalla Galleria, in modo da formare una serie di musei satelliti. Nel 1979 si ebbe la donazione Manzù di Ardea che aprirà al pubblico nel 1981.

Tra il 1995 e il 1999 tutto l’edificio è sottoposto a grandi lavori di restauro e si procede al riordinamento delle collezioni. Questi lavori utilizzarono i fondi stanziati per il Giubileo del 2000, sotto l’egida della sovrintendente Sandra Pinto. Nel 1997 la Galleria riceve la donazione Schwarz di arte surrealista e Dada, colmando così una sua importante lacuna. Si tratta della naturale continuazione della Galleria d’arte moderna. Dal 1º luglio 2004 è Maria Vittoria Marini Clarelli la sovrintendente della Galleria. Nel 2011 è stato realizzato un riallestimento e riordino delle opere della Galleria che hanno conferito una veste caratterizzata da un forte impatto visivo ed estetico grazie all’originale progetto dell’arch. Nell’ottobre 2016 viene inaugurato il nuovo allestimento della galleria, basato su un progetto originale che, riducendo il numero delle opere in esposizione, introduce la chiave di lettura non cronologica alla base dell’esposizione principale “Time is out of joint.

La seguente descrizione è riferita all’allestimento delle sale precedenti al riordino del 2012. Nel 2016 gli spazi sono stati inoltre nuovamente riallestiti. Il salone è dedicato al periodo di passaggio tra Neoclassicismo e Romanticismo, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Antonio Canova: Ercole e Lica 1815. La scultura è accompagnata dalle statue delle dodici divinità dell’Olimpo che, come in origine, gli facevano ala nel demolito palazzo Torlonia a piazza Venezia.

Alle pareti la grande pittura storico e mitologica. Gli artisti romantici dipingono episodi della storia italiana per incitare il popolo alla ribellione contro l’oppressore austriaco. Negli anni seguenti al congresso di Vienna, infatti, l’Italia era divisa in tanti stati, mancava ogni forma di libertà e l’Austria dominava direttamente sul Lombardo Veneto, mentre influenzava gli altri stati. Francesco Hayez: I Vespri Siciliani 1846. L’opera rievoca un episodio realmente accaduto nel 1282 durante la dominazione angioina della Sicilia, l’offesa recata a una donna da un soldato francese scatenò la ribellione e la cacciata dei francesi. Svenuta per l’oltraggio subito, la donna è sorretta dai famigliari, mentre lo sposo con i pugni chiusi medita la vendetta.

Si segnala inoltre la presenza di dipinti di Vincenzo Camuccini, di Bernardo Celentano e di sculture di Pelagio Palagi. Pietro Tenerani, Psiche svenuta, 1822, marmo. La statua ben rappresenta lo stile purista, movimento artistico italiano sorto intorno al 1833 sulla scia dei Nazareni. Richiamandosi ad una concezione etica dell’arte, il Purismo riconosceva come modelli i primitivi da Cimabue al primo Raffaello. La statua rievoca una dei più famosi miti dell’antichità greca e romana, quello di Psiche e Amore, da cui il termine psicologia.

Questa statua è citata da Argan nella sua storia dell’Arte. Nella stessa sala, sempre di Pietro Tenerani: Ritratto della principessa Zenaide Wolkonsky, 1850 e Pellegrino Rossi. Tommaso Minardi, La Madonna del Rosario, 1840. Tommaso Minardi, Omero cieco in casa del pastore Glauco, 1810. Andrea Appiani, Ritratto di Vincenzo Monti, 1809.