Perseguitati perché cristiani PDF

Una pioggia di fuoco sulla Libia. Paolo l’innocenza adamitica, non essendo l’uomo perfetto come Dio, non poteva che andare perduta: era solo questione di tempo. Se gli perseguitati perché cristiani PDF fossero senza colpa, sarebbero immortali.


Författare: Rodolfo Casadei.

La prima parte della Lettera ha, in questo senso, un chiaro contenuto ideologico-politico. Se fossero stati veramente migliori, non avrebbero ucciso il Cristo. Paolo-, ma non ha aiutato, in positivo, a vivere il bene. Cristo, che ha vinto la morte. Adamo ed Eva non avrebbero peccato.

Il peccato di Adamo ha provocato l’ira di Dio, che ovviamente -secondo Paolo- non poteva essere placata da un altro uomo. Poteva esserlo solo da un altro Dio, assolutamente innocente e perfetto: il figlio di Dio. Per poter placare quest’ira, occorreva un sacrificio cruento: di qui l’inevitabile crocifissione del Cristo, il quale, in tal modo, ha potuto riconciliare l’uomo peccatore a Dio. Non essendo gli uomini in grado di giudicare se stessi, stabilendo in che modo il bene va concretamente realizzato, essi -secondo Paolo- hanno bisogno che un essere onnipotente e onnisciente lo faccia al posto loro, dall’esterno. Il male va sopportato come un limite strutturale all’esser-ci, per dirla con Heidegger.

Cristo, per la giustificazione degli uomini. Cristo col suo amore infinito e incondizionato per gli uomini. Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Se Paolo si rivolgesse al singolo cristiano, la sua Lettera porterebbe ad assumere una posizione di tipo protestantico. Paolo questa caratteristica era sempre meno vera. In ogni caso solo uno sciocco avrebbe potuto attribuire alla legge mosaica il progressivo consolidarsi dei rapporti di tipo schiavistico, ovvero il fallimento della ricomposizione delle antiche usanze comunitarie. Israele, fosse sufficiente rispettare fedelmente la legge e tutte le tradizioni, orali e scritte, che ad essa si erano sovrapposte nel corso dei secoli.

Legge mosaica permetteva all’uomo di avere maggiore “coscienza” di questo peccato. Paolo fa dell’uomo un mostro inspiegabile. Paolo non avrebbe mai ammesso che una tale lacerazione interiore potesse essere il riflesso di rapporti sociali antagonistici. Tutte le idee politiche, teologiche, sociali e culturali della Lettera ai Romani poggiano su un’errata concezione della natura umana e dei rapporti sociali ch’essa dovrebbe naturalmente vivere. Stando le cose in questi termini, l’uomo di Paolo diventa semplicemente un burattino nelle mani di Dio.

Dio, il quale, per riparare a un proprio capriccio, ha accettato di sacrificarsi, risparmiando all’uomo l’ira distruttiva del padre. Cristo, trasformandolo da “liberatore” a “redentore”. Cristo fa da pendant all’idea che il suo messaggio politico di liberazione non poteva essere realizzato nell’ambito della nazione israelitica. Paolo ritenne necessario portare tale considerazione a conseguenze metafisiche, che le masse popolari avrebbe dovuto passivamente accettare.

Da parte dei cristiani avversi al paolinismo era difficile contestare una simile ideologia, in quanto di fatto il potere romano, che si trovava nella fase di dover gestire con la massima durezza un impero vastissimo, la perseguitava non meno delle ideologie rivoluzionarie. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. E’ chiaro che, essendo la pericope del II sec. Stato autoritario, che abusi dei suoi poteri per discriminare e sottomettere i propri cittadini. La pericope non s’interessa dei cristiani in quanto cristiani ma solo in quanto cittadini.

Stato politicamente oppressivo o fiscalmente esoso. Stato, abbia il diritto di dissentire sul piano ideologico, proprio in quanto cristiano. Stato romano anche solo dal punto di vista ideologico. Coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere”, dice il Cristo agli apostoli in Mc 10,42. Dio”, risulta essere in stridente contraddizione con la pericope apocrifa in oggetto. Romani XIII, 1-17, in “Nicolaus”, n. Roma 1973, e Studi di teologia biblica, A.

La lettera di Paolo ai romani. La Lettera ai romani di s. Vedo, ottimo Diogneto, che tu ti accingi ad apprendere la religione dei cristiani e con molta saggezza e cura cerchi di sapere di loro. Gli ebrei hanno ragione quando rigettano l’idolatria, di cui abbiamo parlato, e venerano un solo Dio e lo ritengono padrone di tutte le cose. Ma sbagliano se gli tributano un culto simile a quello dei pagani. Non penso che tu abbia bisogno di sapere da me intorno ai loro scrupoli per certi cibi, alla superstizione per il sabato, al vanto per la circoncisione, e alla osservanza del digiuno e del novilunio: tutte cose ridicole, non meritevoli di discorso alcuno. Dio ad uso degli uomini, come bellamente create e ricusarne altre come inutili e superflue?

Vorrai accettare i discorsi vuoti e sciocchi dei filosofi degni di fede? Figlio, permise che noi fino all’ultimo, trascinati dai piaceri e dalle brame come volevamo, fossimo travolti dai piaceri e dalle passioni. Non si compiaceva affatto dei nostri peccati, ma ci sopportava e non approvava quel tempo di ingiustizia. Se anche tu desideri questa fede, per prima otterrai la conoscenza del Padre. Dio, infatti, ha amato gli uomini.

Chi infatti, rettamente istruito e fattosi amico del Verbo, non cerca di imparare saggiamente le cose che dal Verbo furono chiaramente mostrate ai discepoli? Attendendo e ascoltando con cura, conoscerete quali cose Dio prepara a quelli che lo amano rettamente. Diventano un paradiso di delizie e producono in se stessi, ornati di frutti vari, un albero fruttuoso e rigoglioso. Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra.