Piazze di Toscana PDF

Costoro erano guardati con sospetto dalla Chiesa cattolica che ne condannava il modello di vita e i canti. I giullari, considerati i primi veri professionisti delle lettere perché vivevano della loro arte, ebbero una funzione molto importante nella diffusione di notizie, piazze di Toscana PDF, forme di spettacolo e di intrattenimento vario.


Författare: Alessandro Naldi.

Luoghi per eccellenza dei centri abitati, le piazze rappresentano fin dalla nascita delle comunità umane le aree elettevotate all’aggregazione. Questo libro, con fotografie e schede, descrive le piazze principali della Toscana.

Essi svolgevano la loro attività in diversi modi e utilizzavano le tecniche più disparate, dalla parola alla musica, alla mimica. Manca infatti un rilievo stilistico distintivo, le forme utilizzate sono convenzionali e ripetitive perché l’autore si basava soprattutto sull’invenzione, sulla battuta ad effetto, sulla brillante e improvvisa trovata. Il Lamento della sposa padovana è un frammento del secolo XII proveniente da un poemetto di genere cortigiano, probabilmente imitato dal francese, che canta l’amore di una donna per il marito che combatte lontano, in Terrasanta. Altro importante giullare fu Matazone da Calignano nel suo Detto dei villani contrappose contadini e cavalieri. Il rapporto dei giullari con i trovatori consiste spesso in rapporto di collaborazione nella realizzazione di spettacoli di intrattenimento presso corti e banchetti. A tal proposito bisogna distinguere almeno due categorie di giullari, in base alla loro funzione e alla location della loro performance. I giullari che agiscono presso le corti sono infatti artisti fissi, non più girovaghi come lo sono i loro colleghi che si esibiscono nelle piazze e nelle taverne.

Prima di descrivere nel dettaglio l’abito del giullare è importante tenere in conto quale sia il contesto culturale in cui ci si muove, in particolare verso l’abbigliamento e il modo di presentare se stessi in pubblico. La possibilità di vestirsi come più fosse gradito non era contemplata nel Medioevo, dove spesso si trovano disposizioni ufficiali, non semplicemente emendate al controllo sociale della comunità, su come sia ammesso e accettabile vestirsi in pubblico. In particolare sono interessanti le disposizioni relative alle prostitute, dalle quali tenevano a distinguersi le donne di buona famiglia, in quanto a loro era spesso proibito di indossare veli sul capo e talvolta erano obbligate ad indossare colori specifici, come il giallo. La distinzione sociale avveniva per grande parte proprio attraverso la differenza nell’abbigliamento. In questo contesto di così alta disciplina del vestiario era automatico che nei momenti più importanti della spettacolarità secolare, pagana, popolare, la prima nota di cambiamento fosse proprio nei costumi che rappresentavano in primis il sovvertimento delle usanze accettate e imposte dalle autorità.

Il bestiario, come catalogo dell’immaginario mostruoso, interviene nel suggerire spunti e forme per rappresentare mostri e diavoli. Accanto ai costumi usati dai chierici che spesso consistevano in una dalmatica per i personaggi più importanti, queste lunghe tuniche dalle ampie maniche di lino o seta. Questa licenziosità in particolare rappresenta un’evidente contaminazione dei modi pagani di fare spettacolo con le ritualità della chiesa e evidenziano quanto la funzione del giullare, nonostante spesso vista come l’espressività di un reietto, fosse però comune e diffusa. Il giullare infatti faceva la parte del soggetto controcorrente, la sua parola era quella del pazzo, dell’anormale: un rovesciamento del senso comune. L’abito del giullare doveva perciò essere multiforme e colorato, tale da essere ben riconosciuto dalla folla: diveniva una sorta di veste ghettizzante, al pari di quella indossata dalle prostitute, oppure dai lebbrosi. Il vestito tipico del giullare, con le sue strisce verticali viene interpretato come un simbolo diabolico, manifestazione di disordine, in opposizione alla monocromia degli abiti dei cittadini per bene.

Il costume quindi rappresenta il primo carattere distintivo di questo artista, intrattenitore, folle e divertente. Si spiega in sostanza la condanna della Chiesa di Roma verso il teatro e le forme di rappresentazioni non sacre, con la nascita delle prime forme discriminatorie che colpiscono i giullari, impedendone, di fatto, l’integrazione in un ambiente urbano e relegandoli perciò ai margini della vita sociale. Tito Saffioti, I giullari in Italia, Xenia ed. Sulla figura del giullare e la sua fortuna: A. Hauser, Storia sociale dell’arte, Einaudi, Torino 1973, 2 voll. Per un commento sull’immagine non ufficiale del giullare nel Medioevo e delle “giullarate” rielaborate su testi italiani e francesi da Dario Fo, cfr. Sul rapporto tra il teatro di Dario Fo ed il teatro dei giullari, cfr.

Simone Soriani, Dario Fo e la performance giullaresca, in “Il Laboratorio del Segnalibro”, n. Anna Barsotti, Dario Fo giullarista e istriomane, in AA. Comicità negli anni Settanta, ETS 2005. Sui rapporti tra chierici e giullari, A.

Viscardi, Letterature d’oc e d’oil, Sansoni, Academia, Firenze 1967. Sui modi giullareschi nella predicazione, G. Miccoli, La storia religiosa, in St. Ginzburg, Folklore, magia, religione, in St. Sulle diverse tipologie di intrattenitori: S. Pietrini, I giullari nell’immaginario medievale, Roma, Bulzoni, 2011. Edmond Faral, Les jongleurs en France au Moyen age , H.

Allegri, Teatro e spettacolo nel Medioevo, Laterza, Roma-Bari 1988, pp. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 26 nov 2018 alle 22:06. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Massa è un comune italiano di 69. La Città di Massa ha una storia che si perde nei secoli, anche se probabilmente conosce il periodo di massimo splendore nel Medioevo.

La storia di Massa, nel recente passato, si è indissolubilmente intrecciata con l’adiacente Carrara, cittadina toscana con la quale ha, da decenni, forti legami. In origine il borgo di Bagnara, così chiamato dalle tanti fonti d’acqua presenti nel territorio, era un piccolo paese che si sviluppava attorno alla Pieve di San Pietro, ora non più esistente, nella valle del Frigido, fiume così chiamato già in epoca romana a causa della freddezza delle sue acque. Massa si estende su una pianura alluvionale ma la parte più estesa del territorio è montana. Lo stesso argomento in dettaglio: Clima della Toscana e Stazione meteorologica di Massa. La piovosità è elevata, sia per la presenza della Alpi Apuane, investite dai venti umidi, sia per l’azione di copertura degli Appennini e delle Apuane. Pur non essendo tipiche del clima mediterraneo, le nevicate non sono infrequenti in città, soprattutto negli ultimi anni, e più copiose sulle alture e nelle zone dell’entroterra. Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Massa.