Psicologia dei processi cognitivi PDF

Si può notare in ciò la peculiarità attribuita al pensiero, come qualcosa di straordinariamente semplice, che rende possibile oggetti complessi: nel senso cioè che l’attività del pensiero si esplica nel comporre oggetti, ovvero pensare significa pensare oggetti composti. Da questo punto di vista, l’attività del pensiero è ciò che è a monte degli oggetti psicologia dei processi cognitivi PDF, pur essendo della loro stessa sostanza.


Författare: Cipriano Salvo.

Il libro approfondisce i tempi principali della psicologia cognitiva, con con approfondimenti sui fenomeni della percezione, della memoria, del linguaggio, sulle dinamiche del ragionamento e sul ruolo svolto dalle emozioni. Nell’ambito di questo orizzonte scientifico vengono analizzati gli ambiti e le prospettive che si vanno a consolidare, indagando anche il rapporto tra la psicologia cognitiva, le scienze cognitive e la neuropsicologia cognitiva.

Utilizzo del dialogo e del confronto con altre menti pensanti. Parmenide per primo evidenziò che è impossibile pensare il nulla: ogni pensiero è sempre pensiero di qualcosa. In Parmenide, il pensiero risulta così totalmente sottomesso alla dimensione ontologica, che è una dimensione sostanzialmente apofatica, perché all’essere non si può attribuire alcun predicato. In Socrate tuttavia rimaneva sempre sullo sfondo la dimensione ontologica della verità, poiché appunto solo in riferimento ad essa egli poteva riconoscersi come ignorante.

Il primo tipo ha la capacità di trascendere i fenomeni sensibili risalendo fino all’astrattezza dell’unità, il secondo invece è rivolto a distinguere e analizzare il molteplice. Il pensiero intuitivo è però superiore rispetto a quello dialettico, perché guida il filosofo verso la contemplazione, mentre la dialettica è solo uno strumento. Tutti questi elementi, che erano già presenti in nuce anche in Socrate, Platone li sviluppa approfonditamente, trovando nelle Idee il fondamento e la meta finale del pensiero: esse sono per così dire le “forme” del pensiero, i modi con cui ci è dato pensare il mondo. Anche Aristotele, sotto certi aspetti, concepiva l’Essere e il pensiero in forma gerarchica, ma come perenne passaggio dalla potenza all’atto. Solo nell’autocoscienza infatti il pensiero riesce a cogliere la verità su di sé. Plotino, pur rifacendosi a Platone, accentuò la dimensione apofatica e mistica del pensiero, riportandolo al rigore logico di Parmenide, per cui dell’Essere nulla si può dire.

Di Platone tuttavia, Plotino mantenne la visione gerarchica del pensiero strutturato nelle idee, ma senza per questo rinunciare alla rigida separazione parmenidea tra essere e non-essere. E come l’atto del vedere non è distinguibile dagli oggetti della visione, così l’atto del pensare non è distinguibile dai concetti pensati. Il modo intuitivo di pensarsi e costituirsi dell’Intelletto fa capire a sua volta la necessità dell’Uno assoluto, che da un lato risulta totalmente inconoscibile e ignoto, dall’altro però va ammesso come meta e condizione del pensare stesso. Pensare vuol dire muoversi verso il Bene e desiderarlo. Il desiderio genera il pensiero . Dunque il Bene stesso non deve pensare nulla, poiché non c’è altra cosa che sia il suo bene.

Saranno quindi gli autori cristiani, come Agostino, Tommaso, Bonaventura, Cusano, ecc. Così per Agostino, il pensiero è complementare alla fede, perché non si può credere senza comprendere e viceversa. Agostino si convinse di come il pensiero, anche nella sua forma più radicale del dubbio, sia espressione stessa della verità, perché non potrei dubitare se non ci fosse una verità che appunto al dubbio si sottrae. La dimensione mistica e ontologica che era stata fin qui preponderante nello studiare e l’analizzare il pensiero, cominciò ad essere tralasciata all’inizio dell’età moderna. Cartesio per primo cercò di costruire un sistema di pensiero autonomo, indipendente da criteri teologici e trascendenti.

Analogamente, nell’empirismo anglo-sassone il pensiero non venne più riferito a un’attività superiore, ma concepito come un fatto, un concetto fissato e “plasmato” dall’esperienza sensibile, in maniera meccanica. Hegel invece congiunse l’essere e il pensiero in forma mediata. Respinse l’intuizione come fondamento del pensiero, e pose al suo posto la ragione dialettica. Rudolf Steiner, La filosofia della libertà , Fratelli Bocca Editori, Milano 1946, p. Sorgendo nell’organismo, il pensiero dapprima ne respinge le attività, e in secondo luogo prende il loro posto. Quello che i fisiologi riduzionisti scambiano per il pensiero, in realtà non è che la sua controimmagine, come le orme lasciate da chi cammina su un terreno soffice.

L’organismo umano contribuisce piuttosto, secondo Steiner, proprio in virtù delle orme impressevi dal pensiero, a farci prendere coscienza del nostro pensare, a stimolare cioè la coscienza dell’Io, che nel pensare risiede. In genere esistono varie modalità di interpretazione e studio dei processi legati al pensiero, che vanno dal livello psicologico a quello antropologico, a quello fisico-biologico. Lo stesso argomento in dettaglio: Inconscio. Da qui anche la denuncia che traversa tutta la storia della psicoanalisi in alcuni suoi esponenti contro lo stravolgimento della psicoanalisi in una semplice psicoterapia tesa ad addomesticare il pensiero con meri fini adattativi. Da questa posizione di base deriva anche la critica di Freud a tutte quelle altre psicologie ch’egli definiva in ultima analisi psicologie della coscienza come il comportamentismo e tutte quelle psicologie da esso derivate come sue varianti. Questa critica poggiava sul fatto ch’esse non prendono in debita considerazione proprio il fattore inconscio messo in luce con tutte le sue implicazioni proprio dalla psicoanalisi.

Una simile critica la psicoanalisi estende anche a gran parte della tradizione filosofica precedente che ugualmente non conosceva l’inconscio. Secondo Lev Semyonovič Vygotskij il pensiero è socialmente determinato dalla cultura d’appartenenza. Ogni cultura ha un sistema cognitivo diverso, per questo motivo il sistema di misurazione del Q. Questi due stili non sono antinomici ma si trovano in un continuum e possono dipendere dalle necessità di un individuo. Il comportamento o l’azione sono succedanei al pensiero in quanto “les jeux sont faits” già al livello del pensiero. Il comportamento non è altro che l’estrinsecazione di una visione del mondo al livello del pensiero.

Da questo punto di vista la vera azione si opera già al livello del pensiero ed il comportamento è solo un fenomeno secondario o derivato. Enciclopedia Italiana alla voce “Logica”, vol. Paul Natorp, Dottrina platonica delle Idee, a cura di G. Per Plotino, la coscienza diventa l’oggetto stesso, diciamo così, quale materia, e si lascia formare dall’oggetto contemplato. Poiché, come nell’intera natura c’è qualcosa che costituisce la materia per ciascun genere , e qualcos’altro che è la causa e il principio produttivo perché le produce tutte, necessariamente queste differenze si trovano anche nell’anima. Per Socrate, infatti la dialettica è l’atteggiamento del vero filosofo, rivolto alla ricerca della verità attraverso il dialogo costruttivo. Il metodo di Socrate è quello della maieutica o “ostetricia” spirituale: la metafora in questione riflette felicemente il carattere dei dialoghi socratici, inconcepibili senza una sincera fede nella possibilità di portare alla luce il vero.