Rojava una democrazia senza stato PDF

Dal 1990, il PKK ha avuto rappresentanti parlamentari, inseriti in liste legali, presso il Parlamento turco. Governo turco ha risposto bombardando postazioni del PKK in Iraq. Le mine anticarro usate dal PKK nei suoi attacchi terroristici sono in gran parte prodotte in Italia. Il PKK esordì in forma ideologica rojava una democrazia senza stato PDF evoluzione di una organizzazione maoista di Ankara dopo il golpe militare del 1971.


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Nonostante il brutale conflitto in corso, il Rojava curdo-siriano sta consapevolmente sperimentando forme di democrazia diretta in grado di proporre a un Medio Oriente martoriato un modelLo di società antagonista sia ai regimi dittatoriali alla Assad sia ai regimi teocratici alla ISIS. Rifacendosi al confederalismo democratico elaborato dal leader curdo Abdullah Òcalan, detenuto in un carcere turco dal 1999, la popolazione del Rojava ha iniziato ad autogovernarsi attraverso una rete di assemblee e consigli in cui vengono decisi aspetti cruciali della vita sociale come l’autodifesa militare e l’amministrazione della giustizia. Questa visione non-statale dell’organizzazione sociale, fortemente influenzata dal municipalismo libertario di Murray Bookchin, si rivela rivoluzionaria anche per il contributo fondamentale delle donne, che partendo dalla critica della disparità uomo/donna sono arrivate a identificare nello Stato il principio organizzatore da abbattere. Si viene così a delineare una democrazia senza Stato del tutto sperimentale che può diventare un modello sociale esportabile in tutto il mondo.

Nel settembre 1980 l’esercito turco prese il potere con un colpo di Stato, furono sciolti tutti gli organi democratici del paese, vietati i partiti politici e disciolto il Parlamento. Fu vietato l’utilizzo della lingua curda, sia in forma scritta che orale, e fu vietata la diffusione della cultura curda. Ciò contribuì alla frantumazione della sinistra in Turchia: i partiti marxisti turchi condannarono il PKK in nome dell’unità dei popoli. PKK, non riconoscendo passi avanti sostanziali nel riconoscimento dei diritti dei curdi, prese le distanze dagli altri partiti democratici curdi indipendentisti, il PDK e l’UPK, e scelse la via della lotta armata. PKK fu inoltre accusato di violenze contro gli stessi curdi che non ne condividevano le scelte. Nel 1993 il PKK fece credere in una svolta, in intesa con il PDK e l’UPK, accettando di deporre le armi in cambio di un negoziato per la pace nel Kurdistan e sull’autonomia curda.

Furono arrestati dei simpatizzanti e una parlamentare, Leyla Zana, che affermò in un discorso in lingua curda nel parlamento turco la necessità della nascita di uno stato curdo su territorio turco. Secondo un rapporto della Commissione di Indagine del Parlamento turco, il conflitto tra lo stato turco e il PKK avrebbe provocato complessivamente tra le 35. PKK colpevole di diversi crimini, chiedendo però che egli fosse processato in un paese che fosse in grado di offrire le garanzie minime per la difesa. 11 settembre 2001, però, il PKK fu inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche e il processo avviato dall’Europa entrò in una fase di stallo. Nel 2006 il governo turco approvò una legge secondo cui i minori che manifestano sostegno alle formazioni riconducibili al PKK possono essere arrestati secondo procedure normali per il caso.

Inoltre l’avvocato Thair Elci, noto per difendere a livello giuridico i minorenni incarcerati per l’accusa di sostegno al terrorismo curdo, afferma: Secondo la decisione dell’alta corte, gli inquirenti non necessitano di prove per affermare che qualcuno abbia commesso reato in nome del PKK. Questa norma, atta a scoraggiare le manifestazioni a favore dei guerriglieri curdi però sta ottenendo un effetto contrario a quello pensato: infatti un gran numero di coloro che prima simpatizzavano solamente per il PKK, incontrando in prigione guerriglieri e militanti, decide di abbracciare totalmente la causa curda. Però da ambo le parti si iniziano a intravedere segnali di apertura. Infatti il leader curdo Murat Karayilan, ha detto: Innanzitutto le armi devono cominciare a tacere. Non bisognerebbe lanciare nuovi attacchi e a quel punto dovremmo confrontarci. Non con le armi, ma con il dialogo.

Vogliamo che si metta fine allo spargimento di sangue, perché gli anni passano e continuiamo a tornare sempre allo stesso punto. Non si metterà fine al PKK con l’uso delle armi. Inoltre il leader del PKK ha valutato positivamente le dichiarazioni del presidente turco, Abdullah Gul che, in occasione della sua recente visita in Siria, ha espresso la necessità di risolvere il problema curdo e la sua speranza in una vicina e pacifica soluzione. Il 14 luglio del 2011, nell’imboscata più sanguinosa degli ultimi tre anni, guerriglieri indipendentisti curdi del PKK hanno ucciso 13 soldati nel sud-est della Turchia ferendone altri sette. Le forze armate turche hanno reagito uccidendo almeno sette membri del PKK nel più recente capitolo di una questione etnica che, in un quarto di secolo, ha fatto decine di migliaia di morti e stenta a trovare soluzione politica, come testimonia il boicottaggio curdo al parlamento di Ankara. Il 17 agosto del 2011 per la prima volta aerei da guerra turchi hanno sconfinato nello spazio aereo iracheno per bombardare postazioni dei guerriglieri curdi del PKK. Il 24 settembre del 2011 i guerriglieri curdi del PKK hanno lanciato un attacco a una piccola stazione di polizia nel sud-est della Turchia uccidendo cinque poliziotti e ferendone una decina.