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Le vicende turche hanno riempito telegiornali e quotidiani in seguito ad un tentativo di colpo di Stato militare volto a rovesciare il presidente Recep Tayyip Erdoğan e il governo guidato dal premier Spezzare il pane PDF Yıldırım. Il tentativo di golpe e il sanguinoso scontro armato che ne è scaturito va compreso alla luce delle contraddizioni dell’economia e della società turche.


Författare: Enzo Bianchi.

L’azione, messa in atto da una parte delle forze armate, si inserisce in una lotta fra le fazioni della classe dominante turca. Quanto accaduto la sera del 15 luglio sorprende per l’imperizia manifestata dagli ufficiali, alla guida di alcuni reparti dell’esercito, nel tentativo di rovesciare il governo. Invece di arrestare i membri del potere civile, i deputati, i membri del governo, ecc. Votati a una sconfitta certa, i militari golpisti si sono arresi dopo una notte di scontri armati che hanno provocato circa 300 morti, concentrati a Istanbul, centro del potere economico e finanziario, e ad Ankara, capitale politica dello Stato.

La cronaca dei giorni successivi, segnati da un clima di terrore, con i quasi 20. 000 arresti e le purghe in tutti i rami della pubblica amministrazione, che hanno portato al licenziamento di circa 80. 000 funzionari ed insegnanti, hanno visto un rafforzamento ulteriore del potere di Erdoğan, anche attraverso la proclamazione dello stato di emergenza ratificato dal parlamento con un voto a larga maggioranza. A dovere fare i conti con la dura repressione sono stati soprattutto quanti legati al movimento guidato da Gülen, accusato di essere dietro all’organizzazione del complotto. Come scrivemmo in questo giornale nel luglio di tre anni fa questo era un passaggio obbligato, comune a tutte le borghesie che, una volta sconfitte le ultime, estreme resistenze delle classi dominanti precapitalistiche, quando debbono fare i conti con lo sviluppo del proletariato industriale, abbandonano il laicismo e l’ateismo delle origini. Imponenti cambiamenti economici e demografici hanno sconvolto la Turchia, che è passata da circa 40 milioni di abitanti del 1980 ai 79 attuali.

Fra l’ultima decade del secolo scorso e la prima del nuovo millennio un febbrile processo di industrializzazione ha trasformato la sua struttura produttiva facendola entrare nella piena maturità capitalistica. Quando Erdoğan nel 1992 si conquistò la poltrona di sindaco di Istanbul la città conosceva una fase di crescita tumultuosa. Gli abitanti della metropoli sul Bosforo sono cresciuti dai 2,8 milioni del 1980 ai 6,6 milioni del 1990 in seguito ad un massivo inurbamento di masse rurali, che saranno la principale base di consenso di Erdoğan. Tale flusso era destinato ad accelerare negli anni successivi tanto che oggi la popolazione di Istanbul conta 15 milioni di abitanti. La carriera politica del presidente ha potuto quindi beneficiare del vento in poppa di una fase di accumulazione capitalistica che solo negli ultimi tempi ha dato i primi segni di rallentamento.